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CONVEGNO SANA 2011: L’AGRICOLTURA BIOLOGICA COME STRUMENTO DI SVILUPPO SOSTENIBILE


Convegno Sana Agricoltura Biologica Strumento Sviluppo Sostenibile

Documento pubblicato da SANA Fiera Bologna in occasione del 23.mo Salone Internazionale del Naturale
http://www.sana.it/press/

PREMESSA: L’annunciata proposta di riforma della Politica Agricola Comune (PAC), che verrà presentata dal Commissario Europeo Dacian Ciolos il prossimo 12 ottobre, per entrare poi in vigore nel 2014, punta a indirizzare l’agricoltura europea in funzione della sostenibilità, secondo uno sviluppo basato su tutela dell’ambiente, benessere degli animali negli allevamenti, qualità e sicurezza alimentare. In questo quadro, quali saranno le ricadute per l’agricoltura biologica? La riforma sarà l’occasione per valorizzarla in maniera adeguata ai costi di produzione e all’investimento in termini di lavoro che richiede, o si proseguirà con una politica di sostegno all’agricoltura sostanzialmente indifferenziato? E qual è la visione strategica delle Regioni, che gestiranno i fondi per lo sviluppo rurale? E’ intorno a questi interrogativi che si è dipanato il confronto al convegno “L’agricoltura biologica come strumento di sviluppo sostenibile. Le prospettive nell’ambito della riforma della PAC”, organizzato da BolognaFiere in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna. Un incontro che ha visto la partecipazione di tutti i livelli istituzionali coinvolti, dal ministro alle Politiche Agricole, Francesco Romano, all’assessore regionale all’agricoltura dell’Emilia-Romagna Tiberio Rabboni, al presidente della commissione Agricoltura del Parlamento Europeo Paolo De Castro, oltre a rappresentanti delle più importanti associazioni italiane ed europee di produttori biologici.

RIFERIMENTO TEMPORALE: settembre 2011

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RABBONI
Dopo l’intervento introduttivo del Presidente di BolognaFiere, Duccio Campagnoli, che ha sottolineato che “fare sviluppo è importante, e che per farlo meglio bisogna percorrere la strada dello sviluppo sostenibile”, ha cominciato l’assessore regionale Rabboni a mettere in fila le questioni aperte. A partire dal ruolo che ci potrà essere per l’agricoltura biologica: “Quale spazio le verrà riconosciuto nella proposta di nuova PAC che punta a rendere l’agricoltura più verde, più sostenibile, più produttiva, e in grado di vincere la sfida dei cambiamenti climatici e della desertificazione?”, ha chiesto. Le aspettative dell’Emilia-Romagna e degli agricoltori a questo proposito sono alte, ha subito chiarito, perché c’è la consapevolezza che l’agricoltura biologica sia uno strumento cruciale per raggiungere l’obiettivo della sostenibilità in agricoltura. Il timore che serpeggia in attesa di conoscere la versione ufficiale della proposta di riforma è però che si crei il consueto “divario tra il dire e il fare”. C’è “un rapporto adeguato tra i fondi che verranno messi a bilancio e gli obiettivi fissati?”, ha esemplificato. “La PAC annunciata di obiettivi ne ha molti, ma, da quanto trapela, forse disporrà di minori risorse rispetto a quante ne abbia avuto la PAC fino ad oggi”. E mentre da un lato si sostiene la necessità di realizzare anche delle reti protettive per sostenere la politica agricola, l’innovazione e la ricerca finalizzate all’aumento di produzione, “abbiamo letto di una riduzione del 12 per cento dei fondi”, ha osservato Rabboni. Non sarà che alla fine gli obiettivi indicati dal Parlamento europeo verranno sacrificati sull’altare della riduzione del budget?

C’è poi la questione delle differenze tra le realtà agricole nazionali europee rispetto agli occupati. Bisognerà tenerne conto, ha esortato. Diversamente, nel caso dell’Italia, anziché essere fattore di sviluppo, la nuova PAC potrebbe tradursi in un freno. Rispetto al rilievo specifico di cui potrebbe godere l’agricoltura biologica come motore di sviluppo sostenibile dell’intero comparto agricolo, da indiscrezioni emerse finora, in attesa della presentazione ufficiale, si è sentito parlare della possibilità di pagamenti diretti aggiuntivi per le aziende agricole che prendono impegni in questo settore dedicando al biologico almeno il 5% della superficie coltivata, ha aggiunto l’assessore. Queste indiscrezioni, ha incalzato, fanno riferimento a ipotesi astratte o c’è la possibilità concreta di percorrere queste strade? Inoltre, resta da chiarire quale sia il peso dell’Italia in questa discussione, ha detto. Tre le questioni specifiche che l’assessore ha snocciolato al Ministro alle politiche agricole Francesco Romano (che aveva annunciato di avere in agenda, nel pomeriggio stesso, un incontro a Bruxelles proprio con il commissario Ciolos). Primo punto: dopo anni di difficoltà, il positivo rapporto che si è stabilito tra Ministero e Regioni andrebbe messo in pratica con riferimento specifico alla discussione sulla PAC. Quanto poi al cofinanziamento regionale previsto dalla PAC, Rabboni ha espresso l’auspicio che il governo confermi alle Regioni i fondi attuali, non senza sottolineare che dall’epoca in cui era ministro Paolo De Castro ad oggi si è passati dal 56% al 40% di contributo statale. C’è il rischio che si scenda ancora? Infine, Rabboni ha evidenziato che è necessario rilanciare la produzione biologica in Italia: mentre il mercato bio nel 2010 è cresciuto del 12%, la produzione, al contrario, è rimasta stabile, scendendo addirittura in alcune regioni. Considerando che il consumo di prodotti bio in Italia è appena al 2% (contro percentuali a due cifre in altri paesi europei) le potenzialità per un’ulteriore espansione ci sarebbero. Bisogna quindi orientare la produzione al mercato, al consumo. “Vogliamo, Stato e Regioni, affrontare questo problema insieme?”, ha proposto Rabboni.

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ROMANO
Il Ministro Romano, definita SANA una delle più importanti vetrine, anche a livello internazionale, dell’alimentazione biologica e del vivere sano, ha iniziato l’intervento ricordando il bando ministeriale dotato di 10 milioni di euro di fondi per iniziative a sostegno del biologico. Ha poi ammesso che per il settore agricolo italiano si profila un intervento penalizzante. “Il parterre con cui dividere la torta della PAC è più ampio che nel passato, ci aspettano sacrifici” ha detto. Per limitare i danni, vista la ridotta superficie in gioco in Italia, bisognerebbe evitare che la filosofia, che tende a premiare la quantità di superficie coltivata, sia accettata da tutti i paesi membri. L’appuntamento della Conferenza Nazionale sull’agricoltura convocata per il novembre prossimo, che si inserisce quindi perfettamente nel percorso di valutazione e discussione della PAC, sarà l’occasione per affrontare questi problemi. C’è poi il bisogno, secondo il ministro, di trovare una linea comune, condivisa, per parlare con una sola voce in difesa di un settore che vive la sua difficoltà, pur essendo stato l’unico in Italia a registrare un aumento del PIL. “IL criterio di ripartizione basato sulla superficie, anziché premiare, punisce il nostro paese. Rispetto alla Francia, che è un nostro competitor diretto, si annuncia una riduzione di quattro punti in più per noi”, ha concluso il ministro. Al punto che, se si sarà mal ripagati, l’Italia non esclude un atteggiamento ostile verso la PAC, ha ventilato Romano.

CARNEMOLLA
Paolo Carnemolla, Presidente di Federbio, l’organizzazione che raggruppa in assoluto il maggior numero di aziende agricole biologiche del nostro paese, ha espresso apprezzamenti per il convegno che ha rappresentato, ha detto, la prima occasione di discutere con tutti i livelli istituzionali la proposta di PAC con un riferimento specifico al biologico.
Carnemolla ha accolto con favore l’ipotesi di includere il bio nel cosiddetto primo pilastro (che riguarda i pagamenti diretti), pur lasciando il biologico anche nel secondo pilastro: è importante, ha sottolineato, avere approcci differenziati per l’assegnazione dei fondi, dal momento che non abbiamo una percentuale importante di bio nei terreni marginali. Cruciale anche poter incentivare la conversione al biologico. “Pur essendo l’Italia il primo paese europeo per produzione bio, non abbiamo una politica nazionale coerente con questo primato”, ha lamentato. Bisogna arrivare ad una condivisione delle linee-guida, degli indirizzi, nell’intero paese: ci vuole uno strumento nazionale di norme unico. E occorre lavorare anche per migliorare l’aspetto della comunicazione.

FERRANTE
Andrea Ferrante, presidente di AIAB e rappresentante del coordinamento europeo delle piccole aziende Via Campesina, ha messo in rilievo un’altra criticità da superare: non è possibile continuare a produrre a prezzi non remunerativi. Né possiamo permettere che le risorse vengano spese male: oggi in Italia in 5mila coltivatori prendono 350mila euro esentasse. Il problema è convincere gli agricoltori a passare al bio. Ma come facciamo a portare al bio nuovi operatori, ha chiesto? I contributi, troppo bassi, non rappresentano certo una motivazione sufficiente per passare alla produzione biologica. Inoltre, gli accordi del WTO non possono essere l’unico riferimento per definire la politica dei prezzi comunitaria. Chiudendo l’intervento, Ferrante ha lanciato anche l’allarme contro l’ingresso nel biologico di “pochi furbi intenzionati a fare grandi guadagni, col rischio che distruggano il settore”.

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NEBEL
Per Johannes Nebel, Presidente del COPA COGEC, che rappresenta il maggior numero di coltivatori biologici in Europa, la PAC deve assumere un ruolo nel riempire il gap tra produzione e consumi: anche a livello europeo, come in Italia, infatti, la domanda è superiore all’offerta, nonostante l’Europa sia il secondo produttore mondiale di biologico. Il saldo sui consumi avviene attraverso l’import. Quello che occorre per questa attività economica, che ha risvolti tanto importanti per l’ambiente, sono campagne informative e promozionali, fondi per la ricerca, e strumenti per gestire le forniture e le crisi. Da un punto di vista ambientale, ha ricordato, i benefici prodotti dall’agricoltura biologica sono innumerevoli, dalla protezione dell’ambiente per il mancato uso di prodotti chimici agli effetti positivi che si hanno sui suoli, sulla qualità dell’acqua, sul mantenimento della biodiversità e delle varietà tradizionali, fino alla lotta contro i cambiamenti climatici, rappresentando la riduzione dell’uso dei prodotti di origine fossile la sfida attuale per gli agricoltori. L’agricoltura biologica, quindi, ha tutto il potenziale e i requisiti necessari per soddisfare gli obiettivi della nuova PAC.

SCHLUETER
La capacità di innovazione del settore biologico, anche se i governi non ne hanno sostenuto la potenzialità attraverso la ricerca, preferendo sostenere l’agricoltura convenzionale, è stata sottolineata da Marco Schlueter, direttore della sede IFOAM a Bruxelles. Con la riforma della PAC, nonostante la crisi economica, deve essere messo in campo un budget adeguato affinché la PAC risponda in maniera adeguata alla sfida per la sostenibilità, ha detto. Ma per Paolo De Castro, ex ministro all’agricoltura e presidente della commissione agricoltura dell’Europarlamento, non è solo un problema di budget. Il calo sarà prevedibilmente dell’8-9%. Tuttavia i componenti la commissione parlamentare non hanno avuto il coraggio di chiedere un aumento, vista la situazione complessiva, ha riferito. “Che almeno non si torni indietro”, ha però aggiunto De Castro. Oggi ogni anno vanno alla politica agricola circa 54 miliardi; i governi dell’Unione Europea rappresentati nel Consiglio sono per tagliare. Ma il Parlamento europeo difenderà il budget. L’iter di approvazione, ha ricordato, in base al Trattato di Lisbona prevede che le proposte vengano fatte dalla Commissione Europea, e che tali proposte debbano essere approvate sia dal Consiglio dei ministri che dal Parlamento europeo, attraverso il dispositivo della cosiddetta co-decisione. L’orizzonte temporale su cui si ragiona per arrivare ad un livellamento dei contributi ai vecchi e ai nuovi paesi membri è quello del 2028.

DE CASTRO
I problemi odierni all’ordine del giorno, ha osservato De Castro, sono diversi rispetto al passato. Non c’è più da gestire l’abbondanza (da cui scaturì la politica delle quote e il set aside); il problema semmai è far crescere il potenziale agricolo, perché il prezzo di alcuni prodotti sta schizzando verso l’alto. Prendiamo il caso dello zucchero, ha detto: quando sono stati chiusi gli zuccherifici (14 solo in Italia, nel 2005) lo zucchero stava a 600 dollari la tonnellata, mentre nel mondo era a 300. Oggi sta invece a 1000 dollari, perché la richiesta supera la disponibilità. Altra questione: dobbiamo dare agli agricoltori strumenti che li rendano più forti in periodi di prezzi volatili, dobbiamo farli aggregare perché possano reggere all’andamento ondivago dei mercati. La PAC, comunque, non può ridursi a distribuire sussidi di 650 euro per ettaro a tutti e amen. Per De Castro il problema non sarà se l’Italia perderà il 4,5 o il 5,4 % dei fondi. Il punto è che gli olivicoltori pugliesi prendono oltre 2000 euro per ettaro, mentre alla risicoltura vanno 1100 euro per ettaro, e 1200 agli allevatori in Veneto. Se ci sarà un livellamento dei premi, queste categorie perderanno parte del loro reddito e non saranno contenti (in Italia sono in 250mila che percepiscono oltre 1000 euro a ettaro). Quindi la commissione agricoltura del Parlamento europeo ha chiesto che sia garantita elasticità nell’applicazione dei nuovi parametri per consentire di gestire al meglio queste situazioni interne particolari. L’introduzione anche nel primo pilastro di misure a favore del biologico garantirà ai bioagricoltori l’accesso agli aiuti diretti senza bisogno di alcuna norma di condizionalità aggiuntiva, per i cosiddetti greening (i rinverdimenti). Mentre per le promozioni si annunciano fondi esigui.

Vorrà dire, ha concluso Rabboni, “che per il biologico possiamo ritenerci incoraggiati. Ma siamo preoccupati per le ricadute del provvedimento complessivo”.

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