DELOITTLE 2008: FOOD AND BEVERAGE 2012 - DISTRIBUZIONE E RISTORAZIONE - Documentazione Bevande

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    DELOITTLE 2008: FOOD AND BEVERAGE 2012
    Publicato da Beverfood su 23/8/2008 (2694 Letto)


    cover copertina Deloitte Food & Beverage 2012Rapporto a cura di
    DELOITTLE

    SOMMARIO: come Produttori e Retailer del settore alimentare affrontano il problema dei prezzi in continua ascesa

    Rif. Temporale Giugno 2008



    PER SCARICARE LA COPIA COMPLETA DEL DOCUMENTO IN LINGUA INGLESE -> http://www.deloitte.com/dtt/cda/doc/content/Food%20and%20beverage%202012_web.pdf


    L’impennata dei prezzi dei generi alimentari, in particolare dei beni di prima necessità, potrebbe portare nel breve termine ad una trasformazione del comportamento di acquisto dei consumatori, oltre che determinare un cambiamento delle strategie da parte di retailer e fornitori.È questo l’argomento analizzato dal recente studio“Food and Beverage 2012”, presentato  daDeloitte, con l’obiettivo di fornire un quadro degli effetti di questi rincari a livello mondiale.

    Se da un lato dati recenti mostrano che per la maggior parte dei prodotti di prima necessità i prezzi sono in discesa rispetto ai picchi raggiunti nei primi mesi del 2008, dall’altro fanno prevedere che gli aumenti del costo reale del settore alimentare rappresenteranno un cambiamento permanente. Gli effetti negativi di questo trend sui consumatori pesano in modo ancor più significativo a fronte delle conseguenze derivanti dall’aumento dei costi energetici, dall’incertezza economica e da una riduzione della disponibilità di credito a bassi tassi d’interesse.

    Si tratta di un aumento che fa seguito a un trentennio di prezzi in calo. A partire dal 2005, infatti, e per la prima volta dagli anni settanta, i prezzi nel settore alimentare sono stati soggetti ad un sostanziale trend di rincari. Dal 2000 i prezzi di mais e riso sono raddoppiati, mentre quello del grano è triplicato e nel 2007 è aumentato del 52%. Inoltre, secondo la Food and Agriculture Organisation delle Nazioni Unite l’indice mondiale del settore alimentare è aumentato del 40% , rispetto al 9% del 2006. Tra i motivi che hanno determinato l’aumento a dismisura del prezzo del mais vi è l’impatto della richiesta di etanolo, o alcool etilico, ottenibile dal mais. Negli Stati Uniti l’utilizzo di questo cereale per produrre biocarburanti è aumentato del 500% tra il 2000 e il 2006, favorito anche dalla politica di sussidi per la riconversione al mais, promossa dal Governo americano dopo il 2005.Tale scelta rischia di provocare ripercussioni gravi sulla popolazione dal punto di vista sia dell’approvvigionamento alimentare sia per le tensioni sociali che potrebbe innescare.

    Ad essere maggiormente colpiti sono i Paesi in via di sviluppo importatori di generi alimentari, dove gli aumenti dei prezzi si sono tradotti in maggior povertà, malnutrizione e vulnerabilità, fino ad arrivare a sfociare in violente proteste, come è accaduto in Asia, America Latina e Africa”. Tutte le analisi di previsione indicano che l’impennata dei prezzi dei prodotti alimentari non avrà un carattere temporaneo ma è un fenomeno destinato a rimanere invariato nel breve e medio periodo, in quanto le ragioni che lo determinano sono anch’esse legate a fenomeni di medio periodo:
    − Crescita economica a livello globale
    − Aumento della popolazione in Cina e in India
    − Crescente aumento della classe media in America Latina e Asia
    − Cambiamenti di clima
    − Rincaro del petrolio

    Dario Righetti, Partner di Deloitte e responsabile del Consumer Business, rileva che “il rincaro dei prezzi dei beni alimentari ha determinato profondi effetti sul comportamento del consumatore, sulla strategia del retailer e sulle reazioni di fornitori e produttori. Possiamo riscontrare, in particolare, uno spostamento delle scelte dei consumatori verso prodotti più economici, con una certa preferenza per le private label e verso prodotti distribuiti presso gli hard discount in grado di offrire prezzi più bassi”. “Tra gli effetti degli aumenti”, continua Righetti, “potrebbe esserci anche quello del cambiamento dell’abitudine a consumare i pasti fuori casa, come già avvenuto nel corso dell’ultima crisi economica”.

    I Retailer che operano nei mercati più competitivi, come Stati Uniti e Regno Unito, si stanno adoperando per mettere in pratica una strategia in grado di contrastare questa emergenza, delineando target di consumatori sempre più profilati e agendo contemporaneamente su diversi fronti. Le proposte per ridurre questi effetti prevedono l’impiego di strumenti come la differenziazione di prodotto, lo sviluppo di prodotti o servizi innovativi e maggiormente sensibili alla customer experience. “Per questo motivo”, prosegue Righetti, “il problema dei rincari dei prodotti al dettaglio va affrontato attraverso un’accurata analisi dei fattori strutturali. La risposta di Retailer e distributori a questa sfida dovrebbe dunque prevedere un approccio elastico: la minimizzazione dei costi, la diversificazione delle strategie in ambito di supply chain e una maggior differenziazione dai competitor”.

    Nota metodologica

    “Food and Beverage 2012” è il risultato di oltre 93 interviste con Manager e Dirigenti di aziende produttrici, retailer e società di servizi nel settore alimentare provenienti da tutto il mondo, oltre a questionari ricevuti da oltre 1.000 consumatori. Lo studio affronta i seguenti principali punti chiave strategici e operativi, evidenziati da coloro che hanno risposto alla survey:
    · Salute, nutrizione e responsabilità aziendale
    · Regolamentazione più severa
    · Emissioni di gas serra e impatto ambientale
    · Strategie produttive: outsourcing e private label
    · Il ruolo del Private Equity
    · L’aumento dei prezzi dei beni e i nuovi modelli di supply chain

    INFO/Deloitte
    Deloitte è la più grande realtà nei servizi alle imprese in Italia, dove è presente dal 1923. Vanta radici antiche, coniugando tradizione di qualità con avanguardia nelle metodologie e nelle nuove tecnologie, come testimoniato anche da autorevoli fonti indipendenti. I servizi di audit, tax, consulting e financial advisory sono resi da diverse società specializzate in singole aree professionali e tra loro separate e indipendenti, ma tutte facenti parte del network Deloitte. Le stesse oggi contano circa 2.500 professionisti che assistono i clienti nel raggiungimento di livelli d’eccellenza grazie alla fiducia nell'alta qualità del servizio, all’offerta multidisciplinare e alla presenza capillare sul territorio nazionale. Il nome Deloitte si riferisce a una o più di una delle seguenti entità: Deloitte Touche Tohmatsu (una Verein svizzera), le sue member firm e le relative entità controllate e/o licenziatarie. Ciascuna member firm e ciascuna entità controllata e/o licenziataria è una entità giuridica separata e indipendente che opera sotto i nomi "Deloitte," "Deloitte & Touche," "Deloitte Touche Tohmatsu," o altri nomi derivati. I servizi sono forniti dalle member firm, dalle rispettive entità controllate o da entità licenziatarie e non dalla Verein Deloitte Touche Tohmatsu. Né Deloitte Touche Tohmatsu, in relazione alla sua natura di Verein (associazione) di diritto svizzero, né ciascuna delle member firm e/o delle entità controllate e/o licenziatarie può essere ritenuta in alcun modo responsabile per atti od omissioni posti in essere da altre entità.

    Per maggiori informazioni: Deloitte Image Building
    Barbara Lisei Tel.02-89011300 Uff. Stampa Deloitte deloitte@imagebuilding.it +39 02 83326 268 Irene Longhin blisei@deloitte.it i.longhin@imagebuilding.it Ester Gaiani e.gaiani@imagebuilding.it

    PER SCARICARE LA COPIA COMPLETA DEL DOCUMENTO IN LINGUA INGLESE -> http://www.deloitte.com/dtt/cda/doc/content/Food%20and%20beverage%202012_web.pdf

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