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AB InBev stacca la spina a Birra del Borgo, addio dopo acquisizione e tagli

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AB InBev chiude definitivamente Birra del Borgo. La conferma arriva dal comunicato diffuso il 5 giugno 2026 da Birra del Borgo S.r.l., che annuncia l’avvio della procedura sindacale di informazione preventiva per la futura cessazione dell’attività, al termine di una crisi economica definita irreversibile.

Dietro una nota in cui il nome della multinazionale non compare mai resta la struttura proprietaria: Birra del Borgo S.r.l. è una società unipersonale che fa capo ad Anheuser-Busch InBev S.A./N.V. A staccare la spina, formalmente attraverso la controllata, è quindi il primo gruppo birrario mondiale, che ha scelto di non comparire nella comunicazione ufficiale.

I numeri della crisi nel comunicato del 5 giugno 2026

Il comunicato formalizza la rottura definitiva. La società parla di “difficoltà economiche strutturali e continuative”, collegate anche a un mercato brassicolo con picchi di contrazione fino al 5% anno su anno. Dal 2022 al 2024, in soli tre esercizi, la società ha registrato perdite per circa 19,4 milioni di euro, coperte con una ricapitalizzazione di pari importo. Il bilancio 2025, approvato la mattina del comunicato, registra ulteriori perdite per 2,26 milioni di euro, coperte con una nuova ricapitalizzazione di 2,6 milioni. Nel complesso, circa 22 milioni di euro di perdite. Contestualmente il fatturato è passato da 4,7 milioni di euro nel 2022 a 2,9 milioni nel 2025.

Numeri che, secondo l’azienda, rendono “non più sostenibile” la prosecuzione dell’attività e portano all’avvio della consultazione sindacale preliminare per 21 dipendenti a tempo indeterminato, preludio alla procedura di licenziamento collettivo ai sensi della Legge n. 223/1991. L’azienda dichiara inoltre di volersi impegnare a favorire la ricollocazione professionale delle persone coinvolte, anche tramite outplacement.

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Una storia iniziata nel 2016, il disimpegno cominciato nel 2022

Birra del Borgo, fondata nel 2005 da Leonardo Di Vincenzo a Borgorose (provincia di Rieti), viene acquisita nel 2016 durante il boom della birra artigianale da AB InBev e diventa una società interamente di proprietà del gruppo, con il fondatore inizialmente alla guida come amministratore delegato. L’ingresso nel perimetro del primo gruppo birrario mondiale viene presentato come una nuova fase di investimenti, crescita commerciale e produzione mantenuta sul territorio.

La svolta arriva all’inizio del 2022. AB InBev ridimensiona pesantemente il birrificio: 42 dipendenti su 72 coinvolti tra licenziamenti e mancati rinnovi, chiusura dei ristoranti e dello stabilimento sperimentale di Collerosso, ceduto poi nel febbraio 2022 a Matteo Corazza, primo dipendente e primo birraio dell’azienda. La vicenda non nasce oggi: il comunicato del 5 giugno 2026 è l’atto finale di un disimpegno cominciato quattro anni fa.

Un caso che non è isolato

Quella di Birra del Borgo non è una vicenda isolata. Anche altri colossi hanno fatto marcia indietro sulle scommesse artigianali fatte un decennio fa: Heineken ha disinvestito dal birrificio Hibu di Burago di Molgora, in Brianza, ricedendolo ai soci fondatori, mentre Molson Coors ha smantellato il microbirrificio romano Birradamare di Fiumicino, licenziando l’intera forza lavoro nel 2023 e portando alla scomparsa del marchio. La cessazione di Birra del Borgo si inserisce nello stesso movimento di disimpegno dell’industria dal mondo craft.

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