C’è un comparto del beverage italiano che, sul mercato più difficile del 2025, ha fatto esattamente il contrario di tutti gli altri. Mentre birra, vino e distillati crollavano sotto il peso dei dazi americani, acque minerali e bibite analcoliche hanno chiuso l’anno negli Stati Uniti con un solido +11,1%. L’unico segno più di un settore altrimenti in rosso. È uno dei dati più sorprendenti del Report sull’Economia Agroalimentare dell’Ufficio Studi di BPER Banca, presentato a Modena.
Il contesto rende il risultato ancora più significativo. L’export agroalimentare verso gli USA nel 2025 si è ridotto a 7,4 miliardi di euro, con un peggioramento del saldo bilaterale di circa 500 milioni. E la flessione si è concentrata quasi tutta sul beverage alcolico.
Il crollo degli alcolici, la corsa delle acque
I numeri parlano chiaro. Sul mercato americano la birra italiana segna un impressionante -71%, i distillati arretrano del -14,9%, il vino del -9,2% (responsabile da solo di circa il 60% del calo complessivo dell’export vinicolo). Nello stesso scenario, acque e bibite non solo tengono, ma corrono a doppia cifra. Un ribaltamento delle gerarchie che fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile, con il vino tradizionale locomotiva del Made in Italy liquido oltreoceano.
A spingere la crescita di acque e analcolici è il posizionamento premium, la leva che sta ridisegnando le preferenze del consumatore americano. Il Made in Italy in bottiglia non è stato abbandonato, ma il baricentro si sta spostando verso l’acqua minerale e le referenze analcoliche di fascia alta.
Lo scudo dei prodotti DOP
A completare il quadro, la tenuta delle denominazioni. Nonostante dazi che restano elevati (almeno il 15%), i prodotti DOP si distinguono per bassa elasticità al prezzo e forte differenziazione qualitativa, che li rendono difficilmente sostituibili. La qualità resta il principale scudo competitivo del Made in Italy.
Sullo sfondo, un’industria alimentare in piena salute. Il valore aggiunto del comparto raggiunge 42,3 miliardi di euro, con 513 mila addetti in 57 mila imprese attive e un export agroalimentare complessivo da record a 72,4 miliardi (+5%).
“I dati 2025 confermano che l’industria alimentare italiana è il vero motore della filiera agroalimentare, capace di generare valore in modo solido e resiliente anche in un contesto internazionale tutt’altro che semplice” ha commentato Marco Lazzari, Responsabile Servizio Agri banking di BPER Banca.
“Guardando al 2026, resterà fondamentale monitorare l’evoluzione dei dazi USA e la capacità dei prodotti DOP di continuare a rappresentare uno dei principali punti di forza del Made in Italy” ha dichiarato Eliana Chessa, Responsabile Ufficio Studi, Ricerche e Innovazione di BPER Banca.
INFO: www.bper.it


