Mercati Acqua Minerale

Acque minerali, ecco i numeri 2025, l’Italia tocca quota 16,1 miliardi di litri e 273 litri pro capite

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Con l’estate alle porte e i consumi di bevande in piena espansione stagionale, il mercato italiano delle acque minerali archivia un 2025 da primato. I dati dell’Annuario Acquitalia di Beverfood.com confermano una crescita solida e strutturale, che porta l’Italia a consolidare la sua leadership europea nel consumo di acqua confezionata.

Consumi a 16,1 miliardi di litri

Per il 2025 la stima globale dei consumi di acqua minerale in Italia si attesta intorno ai 16.100 milioni di litri, contro i 15.550 milioni del 2024, con un aumento dei volumi di circa il 4%. Il consumo pro capite sale a 273 litri/anno contro i 263 dell’anno precedente, consolidando il primato storico a livello europeo. Il giro d’affari dei produttori può essere ora stimato intorno ai 3.500 milioni di euro.

L’alimento più consumato in Italia

Con un consumo pro capite di 273 litri/anno, le acque minerali rappresentano l'”alimento” più amato e consumato in assoluto in Italia. Un primato comprensibile, perché l’acqua minerale ha un consumo universale, senza pregiudiziali di alcun tipo. Coinvolge tutte le categorie dei consumatori, dai primi mesi di età fino alle età più avanzate, è valida per tutte le occasioni di consumo, a casa e fuori casa, a pasto e fuori pasto. È analcolica, senza zuccheri, senza grassi, senza glutine e senza conservanti, e rappresenta quindi la bevanda ideale per una salutare idratazione del corpo.

A questo si aggiungono prezzi molto bassi, accessibili a tutte le classi sociali, considerando che i 273 litri di consumo pro capite annuo corrispondono a una spesa media inferiore ai 100 euro per un anno intero. Il consumatore italiano ha sempre avuto una chiara percezione dell’acqua minerale come acqua di qualità, di natura sotterranea, pura all’origine e imbottigliata senza alcun trattamento, con una composizione costante nel tempo, riconosciuta e autorizzata dal Ministero della Salute.

Le tipologie di acque confezionate

Le acque minerali si distinguono per la diversa quantità e qualità di sali minerali contenuti e per il grado e la modalità della frizzantezza. Le acque leggere (oligominerali e minimamente mineralizzate) rappresentano nell’assieme oltre il 70% del totale consumi, svolgendo una specifica funzione di ricambio e diuresi. Le acque a più alto contenuto di sali (medio minerali e ricche in sali minerali) rappresentano meno del 30% del totale, apprezzate da chi ricerca anche una funzione integratrice di sali.

La categoria delle acque piatte (lisce, comunemente dette “naturali”) è la più consumata in ambito domestico, con una quota intorno al 74% del totale, mentre le acque leggermente gassate rappresentano un segmento minore (2-3% del totale). Le frizzanti tendono a essere preferite nella ristorazione per la loro più elevata capacità digestiva, e tra queste le effervescenti naturali hanno ormai superato i volumi delle gassate classiche.

A parte si sta sviluppando il segmento delle acque “arricchite” o “addizionate”, che comprende le acque aromatizzate (flavoured waters), le acque funzionali (functional waters) arricchite con vitamine, minerali, estratti vegetali e ossigeno, e le acque proteiche (protein waters), che combinano le proprietà idratanti con l’aggiunta di proteine. Si tratta di referenze premium, con un posizionamento di prezzo più elevato, che non rientrano formalmente nella categoria “Acque Minerali” ma rappresentano un’attività di diversificazione da parte delle aziende produttrici. Un fenomeno ancora all’inizio, ma che si consolida anno dopo anno.

I canali di vendita

Nel 2025 le vendite di acqua confezionata sono state veicolate per il 78% dei volumi attraverso il dettaglio moderno (Iper, Super, Superette e Discount). Nell’ambito della moderna distribuzione il canale principale resta quello dei supermercati con il 48% dei volumi, mentre il canale discount, cresciuto progressivamente nel tempo, rappresenta ora il 30% della distribuzione moderna, anche se solo il 23% a valore. In terza posizione i negozi a libero servizio piccoli (LSP) con il 14%, seguiti dagli ipermercati con circa l’8%.

I consumi in casa sono alimentati per un altro 8% attraverso il dettaglio tradizionale e il porta a porta, pratica ancora diffusa soprattutto tra le famiglie di anziani. Alcune aziende hanno trasformato la tradizionale consegna a domicilio in un moderno servizio online: l’acqua che un tempo si ordinava al telefono oggi si può ordinare con uno smartphone in pochi minuti, programmando anche la consegna.

La parte residua si realizza attraverso il fuori casa (bar, ristoranti, mense, ristorazione collettiva, vending). Nella ristorazione assumono un peso di rilievo le confezioni in vetro e alcune confezioni speciali in PET, mentre nella distribuzione automatica e nel bar domina la confezione da mezzo litro. La ripresa dei volumi nel canale è frenata dalla pratica di alcuni ristoratori che offrono la propria acqua di rubinetto al posto dell’acqua minerale, facendola pagare allo stesso prezzo. Una pratica che riguarda una minoranza di operatori ma che pesa, secondo alcune valutazioni, per circa il 15% del totale volumi di acqua somministrata nella ristorazione.

I primi tre produttori (Sant’Anna, San Pellegrino e San Benedetto) coprono a valore il 32,8% del mercato, mentre le private label si fermano al 17,6% (Fonte: CIRCANA).

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Il quadro che emerge dall’Annuario Acquitalia conferma l’acqua minerale come uno dei pilastri più solidi del beverage italiano, capace di crescere con continuità anche in fasi di incertezza economica, sostenuto da un valore percepito che gli italiani difficilmente sono disposti a sacrificare.

INFO: www.beverfood.com

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