Il mondo del vino perde una delle sue figure più iconiche e influenti e per certi versi anche discusso. È scomparso a Bordeaux all’età di 78 anni Michel Rolland, enologo di riferimento a livello globale e primo vero “flying winemaker”, capace di ridefinire il ruolo stesso della consulenza enologica su scala internazionale. Con una carriera lunga oltre 60 anni, Rolland ha rappresentato un punto di svolta per il settore, contribuendo in modo decisivo all’evoluzione del gusto e dello stile dei vini contemporanei. Dalla sua Bordeaux, ha esteso la propria attività a livello globale, con consulenze in oltre 150 tenute in 14 Paesi e un network ancora più ampio di aziende che si affidano al laboratorio “Rolland & Associés” di Pomerol.
Una figura chiave nella trasformazione del vino contemporaneo
Considerato da molti osservatori come l’uomo che ha rivoluzionato il vino moderno, Rolland ha avuto un ruolo centrale nel rendere il vino un prodotto simbolo delle élite internazionali, accompagnando e spesso anticipando le grandi trasformazioni del settore. Il suo contributo si è esteso ben oltre la Francia, coinvolgendo alcune delle principali aree vitivinicole mondiali, dalla California all’Argentina, dal Cile all’Italia. Nel nostro Paese ha collaborato con realtà di primo piano come Caprai, riferimento per il Sagrantino di Montefalco, Tenuta di Biserno a Bolgheri della famiglia Antinori, oggi guidata da Niccolò Marzichi Lenzi, fino alla più recente Tenuta del Nicchio di Lodovico Antinori e della figlia Sophia. Tra le esperienze più significative anche quelle con Ornellaia e Masseto, oggi di proprietà della famiglia Frescobaldi.
Tra mito, critica e cultura pop del vino
Molti lo hanno conosciuto anche attraverso il documentario “Mondovino” di Jonathan Nossiter del 2004, dove la sua figura emergeva come quella di un enologo tanto influente quanto discusso. Definito “winemaker volante” per la sua presenza capillare nei vigneti di tutto il mondo, Rolland veniva rappresentato come un protagonista quasi invasivo, contrapposto a una visione più romantica del vignaiolo tradizionale. Una narrazione che ha contribuito a costruire il mito, ma anche il dibattito attorno alla sua figura. Al netto delle contrapposizioni, resta il fatto che il suo impatto sul vino contemporaneo è stato molto impattante e difficilmente replicabile.
Visione, talento e spirito innovativo
Oltre alle competenze tecniche, Rolland è stato riconosciuto come un osservatore attento e spesso anticipatore delle dinamiche del comparto, interlocutore autorevole e apprezzato anche nel confronto con il mondo dell’informazione di settore. Rolland è stato considerato da sempre vicino al famoso critico statunitense Robert Parker di Wine Spectator, contribuendo alla globalizzazione dei vini di Bordeaux e del suo stile a tutte le latitudini delle vigne nel mondo. “Con Michel Rolland se ne va non solo uno dei più grandi interpreti dell’enologia mondiale, ma anche un amico vero”– ha commentato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi.

