A marzo, Matt Cortland, ingegnere AI americano con base a Londra e fondatore della società di consulenza Prime Directive AI, ha pagato 7,80 euro per una pinta di Guinness in un pub di Dublino. Convinto di aver pagato troppo, ha scoperto che il Central Statistics Office irlandese aveva smesso di monitorare i prezzi della birra nel 2011, lasciando un buco informativo lungo 14 anni.
Da una pinta cara a un progetto di intelligenza artificiale
Cortland, 37 anni, non è un estraneo al mondo dei pub: americano con forti legami irlandesi, ex borsista della US-Ireland Alliance (George Mitchell Scholarship), ha studiato al TU Dublin e in passato ha fondato e gestito una catena di pub tra Irlanda, Regno Unito e Stati Uniti. Ha deciso di colmare quel vuoto di dati in totale autonomia, utilizzando l’intelligenza artificiale.
Per raccogliere i prezzi, ha creato Rachel, un agente vocale costruito sulla piattaforma ElevenLabs e dotato di un accento nord-irlandese ispirato a Rachel Duffy, vincitrice del reality show britannico The Traitors. Attraverso l’infrastruttura telefonica di Twilio e una SIM irlandese, Rachel ha chiamato circa 2.300 pub in tutti i 32 contee dell’isola durante il weekend di San Patrizio 2026, ponendo una sola domanda: “Quanto costa una pinta di Guinness?”
Il costo dell’intera operazione? Circa 200 euro.
Il video in cui Matt Cortland racconta la nascita del Guinndex
Quando il barista non si accorge di parlare con una macchina
Un aspetto tanto affascinante quanto inquietante del progetto riguarda la qualità dell’interazione vocale. Rachel ha chiamato 2.299 pub, di cui 2.127 hanno risposto al telefono (il 92.5%) e 1.297 hanno fornito un prezzo. La stragrande maggioranza dei baristi non si è resa conto di star parlando con un software. Le trascrizioni delle conversazioni, visionate da Fortune, mostrano scambi del tutto naturali, con gestori che offrivano sconti e battute spontanee a quella che credevano una cliente reale.
Come ha spiegato lo stesso Cortland: “Stai chiamando un pub, c’è rumore, la gente è impegnata, magari c’è una partita. È solo una domanda veloce. La gente non si ferma a pensarci.”
Un episodio curioso si è verificato quando Rachel ha chiamato un numero collegato al sistema telefonico automatizzato di un Premier Inn: due intelligenze artificiali si sono trovate a conversare tra loro senza riuscire a comunicare.
Il Guinndex, un indice dei prezzi in tempo reale
I dati raccolti da oltre 1.000 pub sono stati elaborati tramite Claude di Anthropic per generare il Guinndex, un indice dei prezzi della Guinness consultabile online su guinndex.ai. I risultati hanno rivelato un prezzo più comune di 5,50 euro a pinta, basato su 1.297 prezzi raccolti su 6.041 pub tracciati. La contea di Down è risultata la più economica (media 4,57 euro), mentre Dublino si è confermata la più cara con una media di 6,85 euro. Il record spetta al The Temple Bar Pub con 11 euro a pinta, un dato che peraltro conferma la natura “vivente” dell’indice: appena dieci giorni prima, nel video di presentazione dello stesso Cortland, il prezzo massimo registrato era di 10 euro. All’estremo opposto, la pinta più economica d’Irlanda costa appena 3,20 euro.
Il Guinndex ha anche evidenziato 12 pub in Irlanda dove è ancora possibile bere una pinta a 5 euro o meno.
Trasparenza dei prezzi e primi effetti sul mercato
L’improvvisa visibilità dei dati ha prodotto effetti concreti. Almeno un gestore ha abbassato il prezzo della propria Guinness di 0,40 euro e ha aggiornato personalmente la voce sul Guinndex. Cortland ha sottolineato come differenze di prezzo fino a 2 euro si registrino tra pub distanti appena cento metri l’uno dall’altro, rendendo evidente il valore della trasparenza per i consumatori.
Pat Hayes, proprietario del The Arch Bar a Thurles, ha accolto l’iniziativa con spirito: “È stata una bella risata. Non avevo idea che non fosse una persona vera. Ma sapere il prezzo di una pinta è importante. La gente vuole sapere cosa paga prima di entrare.”
John Doogan del Doogie’s Bar a Derrygonnelly ha puntato il dito verso i fornitori: i recenti aumenti di Diageo, la multinazionale proprietaria del marchio Guinness, hanno reso i gestori “in una situazione senza via d’uscita”.
Da esperimento a piattaforma partecipativa
Il progetto si sta evolvendo in una piattaforma crowdsourced: chiunque può visitare guinndex.ai, consultare la mappa interattiva e contribuire segnalando il prezzo dell’ultima pinta bevuta o correggendo dati errati. Anche i gestori possono verificare e aggiornare i propri prezzi.
Cortland ha dichiarato a The Irish Independent: “L’obiettivo è che questo diventi un indice vivente, non una fotografia isolata. Rachel ci ha dato il via, ma mantenerlo accurato richiede persone reali nei pub reali.”
Prospettive future
L’esperimento ha dimostrato il potenziale degli agenti vocali AI nel contrastare l’opacità dei prezzi. Cortland ha già espresso l’intenzione di replicare il modello in altri settori e paesi, citando tra le possibili applicazioni il monitoraggio dei prezzi dei farmaci da prescrizione negli Stati Uniti e persino il costo di una fetta di pizza a New York.
Un dato di contesto rilevante: secondo una recente ricerca di Anthropic, baristi, cuochi e lavapiatti rientrano nel 30% delle professioni con esposizione zero all’automazione AI, mentre i programmatori informatici sono i più esposti (74,5%). Come ha osservato Cortland: “L’AI non sostituirà chi sta dietro al bancone. Non può versare una pinta, non può leggere l’atmosfera di un locale. Ma può chiamare i pub nel weekend e dirti dove trovare una pinta decente sotto i cinque euro.”
+info: guinndex.ai/
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