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Al Gatto Rosso: storia e futuro della cucina tarantina raccontata da Chef Agostino Bartoli

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Un’insegna storica, un simbolo della città di Taranto il ristorante Al Gatto Rosso. Un approdo sicuro in città per chi cerca la buona cucina, ancor di più da quando al timone è arrivato lo Chef Agostino Bartoli. Nessun miracolo, ma tanta solidità con ottime basi di materie prime freschissime per dare continuità a un ristorante che ha fatto e continua a fare la storia della ristorazione in città. “La mia cucina si basa sulla materia prima e sulla freschezza del prodotto, grazie a una reperibilità sul territorio di pesce, frutta e verdura di assoluta qualità- spiega lo chef patron Agostino Bartoli- da questo punto di vista devo dire che la Puglia in generale è un paradiso per chi fa il nostro mestiere“. Poco tempo fa un giornalista ha chiesto ad Agostino un ingrediente da portare se dovesse partire per un’isola deserta. “Non avrei dubbi, l’olio extra vergine di oliva, anche perché se la destinazione è un’isola il pesce me lo pesco io- scherza Agostino- sul tavolo del mio ristorante si trova una coratina in purezza che viene da Bitonto, con quella non ci cucino ma mi piace averla a tavola, da spalmare sul pane l’olio extravergine di qualità è lo start migliore di qualsiasi antipasto, un benvenuto della casa”.

 

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GATTO ROSSO STORY – Un ristorante storico il Gatto Rosso, aperto nel ‘52 è in mano alla famiglia di Agostino, la terza generazione in cucina dopo la gestione prima dai nonni e poi dal padre. Non ha mai chiuso, se non per i canonici giorni di ferie, pochi anche quelli, ha sempre lavorato cambiando da trattoria popolare come era nata negli anni ’50 a meta gourmet come lo conosciamo oggi, con l’avvento di Agostino in cucina. “Era il 2000, grazie a un percorso famigliare con le spalle forti della mia famiglia ho potuto iniziare a cambiare marcia, ricercando materie prime di qualità, dando spazio al prodotto. Siamo stati tra i pionieri del pesce crudo a Taranto, dove c’era una tradizione che si limitava ai soli frutti di mare, mentre noi abbiamo iniziato a mettere delle tartare, dei gamberi viola, poi abbiamo iniziato anche a lavorare su una carta dei vini con la valorizzazione degli autoctoni pugliesi, del territorio ma anche di altre etichette importanti per alzare l’asticella della qualità. Senza peccare di presunzione mi piace dire che siamo stati tra i pionieri sul crudo di mare a Taranto, dallo sfilettato ai crostacei crudi come altri prodotti, iniziando anche a comunicare un modo diverso di fare ristorazione”.

 

 

TARANTO MON AMOUR – Un legame viscerale quello di Agostino con la sua città, un amore che non gli hai mai fatto cambiare rotta anche quando avrebbe potuto. “Io amo Taranto, sono innamorato della mia città e non l’ho mai abbandonata, anche in passato quando non ero così preso dalla gestione amministrativa del ristorante e ho avuto molte proposte sia in Italia che all’estero, ma non ho mai accettato perché qui c’è molto da fare”. Si sta aprendo una nuova era per la città dei due mari, si sta scrivendo un capitolo nuovo e per i tarantini sarà importante saper sfruttare l’occasione. “Le notizie importanti per Taranto arrivate nell’estate del 2019 sonno due. La prima è relativa al Porto che è stato dato in concessione per quarantanove anni ai turchi di Ylport. Si tratta di uno dei più importanti operatori portuali mondiali, dicono che vogliono far diventare Taranto una piccola Rotterdam, si tratta di una grande opportunità di riscatto. Io ormai non parlo più di Ilva, di quello che è stato o quello che sarà, dico solo che con la valorizzazione del porto ritorniamo indietro di duemila anni. I greci non l’avevano scelta a caso Taranto, ma perché era indiscutibilmente in una posizione strategica, da qui arrivavano e si muovevano nel resto del sud Italia. La seconda invece riguarda l’assegnazione a Taranto dei Giochi del Mediterraneo del 2026, una vetrina importantissima per la nostra città“.

 

 

TURISMO – Sul tema turismo Agostino ha le sua visione molto chiara, Taranto può sfruttare di riflesso la luce che sta splendendo su alcune zone limitrofe della Puglia. “Il nostro non può che essere un turismo di nicchia e di riflesso, dall’attrazione del museo MarTa, che per quanto ci riguarda ci ha sempre dato un grandissimo lavoro visto che siamo a due passi, ma quello non può che essere un turismo di nicchia per pochi. Oppure sfruttare di riflesso le presenze di ci visita zone che stanno tirando come quella delle Masserie di lusso intorno a Monopoli, oppure Lecce, il Salento o ancora Matera, queste sono persone che vengono in zona e possono passare vista la posizione da Taranto, ma dobbiamo essere bravi a intercettare questi flussi e farci trovare attrezzati. Per un turista straniero fare colazione con una burratina, dei pomodorini e una fetta di capocollo è il massimo, li manda letteralmente fuori di testa”.

 

 

AMICIZIA E FUTURO –  Tante le amicizie sparse in Puglia, Agostino comunica con la sua cucina ma non solo, gli piace prestarsi come testimonial per alcune iniziative diffuse sul territorio, unendo le eccellenze eno-gastronomiche, dal vino, al pane, ai formaggi. “Siamo fortunati ad avere delle eccellenze nel nostro territorio e come rete di network devo dire che in Puglia siamo bravi a fare squadra. Qui possiamo offrire un percorso gastronomico di assoluto livello senza paragoni, abbiamo il vantaggio di essere tutti uniti e di fare gruppo, degli eccellenti produttori che prima che fornitori sono amici”. Il pensiero va ai formaggi di Vito Dicecca, oppure alle farine del forno Petrella o al progetto Grani Futuri. Una fotografia della Puglia del food che guarda al futuro, con una filosofia per rappresentare uno stile di vita e per parlare del grano coltivato nella propria terra in un mondo che sta sempre più incrementando l’utilizzo di grani nazionali, con un aumento della consapevolezza dei consumatori su pane e pasta di qualità.

 

+info: www.ristorantegattorosso.com

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