Il mercato statunitense delle bevande alcoliche chiude l’estate senza il consueto slancio stagionale. Secondo l’ultimo rapporto NielsenIQ relativo alle quattro settimane terminate il 15 agosto 2026, le vendite totali di alcolici nei canali retail sono scese del 3,4% a 8,5 miliardi di dollari, con un volume in casse in calo del 5,3% a 167,1 milioni. Su base settimanale il calo è dello 0,9%, segno che restano poche settimane utili prima della fine della stagione calda per invertire la rotta.
A livello geografico la debolezza è diffusa: quasi tutti i primi dieci stati per volume registrano flessioni sia in valore sia in volume. La California limita i danni (-2,5% valore, -3,5% volume), mentre il Massachusetts mostra un forte scollamento tra volume (+3,0%) e valore (-7,0%), segnale di trading down o di forte pressione promozionale. Washington segna il calo di volume più severo (-9,7%, con il valore a -4,9%). Tra i canali, solo drugstore, dollar store e military store crescono (+1,7%), mentre i club store perdono il 5,3%.
Birra, la categoria più in affanno
La birra resta il comparto più debole: vendite in dollari giù del 4,4%, volumi giù del 5,5%. NielsenIQ attribuisce il 71% del calo alla domanda debole dei consumatori e il 24% alla riduzione dei punti di distribuzione. Domestic premium e craft cedono rispettivamente l’8,0% e il 7,1% in valore, mentre le importazioni limitano le perdite al 3,3%. L’unica vera area di crescita robusta è la birra analcolica, +8,9% sia in valore sia in volume. Tra i produttori, Anheuser-Busch resta leader ma perde il 4,2% e 2,5 milioni di casse; New Belgium è l’unica tra le prime cinque a crescere (+5,8%). Tra i brand, Michelob (+3,6%) e Pacifico (+17,6%) trainano, mentre Budweiser cede quasi il 10%.
Spirits, calo più leggero ma cronico
Gli spirits registrano il calo percentuale più contenuto tra le grandi categorie (-3,2% valore, -3,5% volume), ma il dato nasconde una debolezza strutturale: è la 28esima settimana consecutiva in territorio negativo. Il quadro è coerente con i risultati dell’anno fiscale 2026 di Diageo, che ha comunicato un calo dell’11,5% delle vendite nette spirits negli USA e un piano di ristrutturazione da 1 miliardo di dollari su tre anni, penalizzato soprattutto dalla flessione della tequila (Don Julio -19,2%, Casamigos -27,7%) e dal whisky (Crown Royal -15,9%).
Cocktail pronti da bere, due velocità
La categoria dei cocktail RTD cede lo 0,9% in valore e il 5,2% in volume, ma il dato aggregato nasconde una forte divergenza interna: gli RTD a base di spirits crescono del 14,9% in valore e i cocktail a base di vino salgono del 7,1%, mentre gli hard seltzer e le bevande maltate aromatizzate crollano dell’8,8%. Tra i produttori, Stateside Brands vola (+62,2%), mentre White Claw, pur restando leader, perde l’1,7%. Emergono marchi come Sun Cruiser (+54,4%) e Surfside (+41,3%).
Vino, cali in attenuazione
Il vino mostra un miglioramento rispetto alle letture estive precedenti, pur restando negativo: -3,4% in valore e -4,6% in volume. Il vino fermo resta il freno principale (-4,0%), mentre lo spumante torna positivo (+0,6%) e il vino analcolico continua a correre (+17,6%). Gallo mantiene la leadership nonostante un calo del 2,1%, mentre Deutsch Family (+5,3%) e Constellation (+2,7%) crescono. Tra i brand, LaMarca (+14,0%) e Whitehaven (+20,0%) spiccano.
La lettura trasversale
Il filo conduttore tra le categorie è che, quasi ovunque, le vendite in dollari calano meno dei volumi: un segnale che il mix di prezzo sta sostenendo i ricavi mentre il numero di unità vendute continua a scendere. Le uniche vere aree di espansione restano i prodotti no/low alcohol, alcuni RTD a base di spirits e poche etichette premium o di nicchia. Con l’estate agli sgoccioli, l’industria ha ancora poche settimane per verificare se la stagione autunnale porterà un cambio di passo o se la contrazione dei consumi diventerà strutturale anche oltre il periodo estivo.
Sul fronte delle bevande analcoliche, invece, il mercato USA racconta una storia diversa: acque minerali e soft drink continuano a crescere nonostante i dazi.
+Info: www.nielseniq.com


