Mentre il settore fa i conti con anni di rincari, c’è una torrefazione che ha scelto di abbassare i prezzi. Amigos Caffè, realtà familiare di Muggia alle porte di Trieste, ha adeguato al ribasso i listini nella prima metà del 2026, approfittando dell’allentamento delle quotazioni di arabica e robusta dopo i massimi toccati nel 2025.
Il risultato è un paradosso solo apparente. I volumi commercializzati sono cresciuti del 10% nel primo semestre, mentre i ricavi restano stabili. “I ricavi restano in linea, ma i volumi di caffè venduto sono aumentati”, sintetizza l’ad Arianna Mingardi. L’azienda prevede di chiudere l’anno allineata al 2025, quando aveva registrato 9,4 milioni di euro di fatturato e 740.000 euro di utile, con 1,8 milioni di chili di prodotto tostato. Un percorso di crescita costante, se si pensa che nel 2024 i ricavi si erano fermati a 8,4 milioni.
Il rebus degli acquisti in un mercato che non è più prevedibile
Il calo dei prezzi non cancella l’incertezza. “Per una realtà come la nostra la difficoltà maggiore è capire qual è il momento più opportuno per effettuare gli acquisti della materia prima. Oggi riusciamo a pianificare con un orizzonte di sei mesi, mentre prima del 2021 il mercato era molto più prevedibile. La componente speculativa sulle commodity alimentari ha cambiato profondamente gli equilibri”, osserva Mingardi.
A complicare il quadro c’è la logistica. Le forniture dall’Asia evitano Suez, circumnavigano l’Africa e arrivano dopo tre o quattro mesi anziché i due precedenti alla crisi del Mar Rosso, con trasbordi intermedi e poca materia prima sul mercato spot. Le tensioni attorno allo stretto di Hormuz pesano sui costi energetici e frenano lo sviluppo nel mercato saudita, dove Amigos aveva già raccolto i primi segnali positivi, arrivando a servire 2.000 tazzine in tre giorni durante Host Arabia a Riad.
Il baricentro resta a Est, ma cresce il Nord Europa
Con il 93% della produzione destinata all’estero, Amigos guarda a nuovi mercati. La spinta più incoraggiante arriva dal Nord Europa, con nuovi ordini da Danimarca e Polonia, vendite in aumento nella grande distribuzione svedese e una partnership per i Paesi baltici. Il cuore dell’export resta però l’Europa centro-orientale, eredità di una storia iniziata nel 1980, quando l’azienda intercettava i clienti in arrivo dalla Jugoslavia. Oggi il marchio è presente in 26 paesi, con il radicamento maggiore in Slovenia, Croazia, Bosnia e Serbia, e Ungheria e Svezia a completare i sei mercati di riferimento tra grande distribuzione, Horeca e vending. L’e-commerce in un anno è salito dal 3% al 7% del fatturato.
Dietro i numeri c’è una struttura familiare alla terza generazione, con la quarta appena nata. L’azienda impiega 18 persone, metà sotto i 35 anni e con le donne al 40%. Fondata da Severino Mingardi dopo i primi passi in un garage, occupa oggi 11.000 metri quadrati alle Noghere, dove ogni mese vengono tostate 120 tonnellate di caffè verde. Le miscele a marchio sono dodici e le ricette non sono cambiate nemmeno nella fase più acuta dei rincari, mentre il 10% del lavoro arriva dal conto terzi per tredici aziende.
“Per una pmi ogni cliente conta e la concorrenza è qualificata. Noi puntiamo sulla qualità, sulla trasparenza nel rapporto con i clienti e sulla condivisione delle dinamiche che influenzano il costo della materia prima, così da costruire rapporti di lungo periodo”, spiega Mingardi. L’obiettivo, conclude, è “continuare a sviluppare nuovi mercati, ma con una crescita sostenibile, che ci permetta di mantenere il controllo diretto sulla qualità del prodotto e del servizio”.
In un comparto ancora scosso dalla volatilità delle commodity, la scelta di Amigos di trasferire il calo dei costi sui listini racconta una strada diversa, fatta di volumi e radicamento sui mercati esteri più che di margini gonfiati dai prezzi.
INFO: ilnordest.it



