Curiosità Bevande Analcoliche

Dall’archivio dei frati di San Marco spunta l’antenata della Coca-Cola

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Un foglietto pubblicitario di metà Ottocento ritrovato a Firenze racconta di un tonico a base di foglie di coca boliviana e noce di kola: gli stessi ingredienti che, pochi decenni dopo, avrebbero dato vita alla bevanda più famosa del mondo. Con un precursore illustre, il vino alla coca amato da papi e inventori.

La scoperta nell’antica farmacia del convento

C’è una pagina di storia del beverage, anzi di un possibile antenato della bevanda più iconica al mondo, che riemerge dagli archivi dei frati domenicani di Firenze. Nell’antica farmacia del convento di San Marco, in via Cavour, è stato ritrovato un foglietto pubblicitario di metà Ottocento che promuove un Elixir vinoso ricostituente a base di foglie di coca boliviana e noce di kola.

La scoperta, annunciata da padre Manuel Russo, rettore del convento, al settimanale diocesano Toscana Oggi e rilanciata dai media nazionali il 28 e 29 luglio 2026, è avvenuta durante il riordino del patrimonio storico della farmacia. “Mi sono imbattuto nell’antica pubblicità di questo elisir mentre consultavo il nostro archivio”, ha raccontato Russo. “Ho iniziato ad approfondire la documentazione conservata nel convento e ho scoperto che era uno dei prodotti più richiesti della farmacia dei frati”.

Trenta grammi di kola e dieci di coca in un litro di alcol

La formula descritta nel foglietto è sorprendentemente specifica: 30 grammi di noce di kola e 10 grammi di foglie di coca boliviana infusi in un litro di misto alcolico. L’elisir veniva presentato come un tonico capace di alleviare la stanchezza fisica e mentale, il mal di testa e le debolezze dovute all’età o alle fatiche straordinarie.

La ricetta, spiega padre Russo, risale addirittura al Settecento: “La sua maggiore diffusione si ebbe soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento”. Gli ingredienti esotici arrivavano in convento grazie ai missionari che, al rientro dai viaggi in America Latina e in Africa, portavano ai domenicani le materie prime per le preparazioni medicamentose.

Il tonico degli impiegati di Firenze Capitale

Durante il periodo di Firenze Capitale, tra il 1865 e il 1871, riporta Toscana Oggi, anche funzionari e impiegati del ministero delle Finanze si fermavano a San Marco per sorseggiare il tonico durante le pause di lavoro. Una consuetudine che l’elisir mantenne a lungo: la produzione proseguì fino agli anni Trenta del Novecento, quando il progresso della farmacologia e le nuove conoscenze sui principi attivi ne decretarono la fine.

Attenzione però, il capostipite era il Vin Mariani

Prima di gridare alla Coca-Cola nata a Firenze, tentazione che il ritrovamento inevitabilmente suscita, è bene rimettere i tasselli al loro posto. La stessa fonte della notizia precisa che non esistono documenti che dimostrino un collegamento diretto tra l’elisir dei frati e la ricetta di John Stith Pemberton.

Il vero capostipite riconosciuto dei coca wine ottocenteschi è infatti il Vin Mariani, creato nel 1863 dal chimico corso Angelo Mariani: un vino di Bordeaux infuso con foglie di coca, diventato un fenomeno globale della Belle Époque. Fu proprio dal Vin Mariani che Pemberton trasse ispirazione per il suo French Wine Coca (1885), arricchito con la noce di kola. Quando ad Atlanta arrivò il proibizionismo, la base alcolica fu sostituita con zucchero e soda, e nel 1886 nacque la Coca-Cola.

Il vino alla coca che conquistò papi e geni

Il Vin Mariani fu anche un capolavoro di marketing ante litteram. Mariani collezionava lettere e testimonianze dei suoi consumatori illustri trasformandole in pubblicità: tra gli estimatori figuravano Thomas Edison, Jules Verne, Alexandre Dumas, Émile Zola, Sarah Bernhardt, la regina Vittoria e il presidente Ulysses S. Grant, che lo beveva mentre scriveva le sue memorie.

Il testimonial d’eccezione fu però papa Leone XIII: secondo le ricostruzioni storiche il pontefice non solo apprezzava il Vin Mariani al punto da portarne una fiaschetta sempre con sé, ma apparve addirittura su un manifesto pubblicitario e conferì a Mariani una medaglia d’oro in segno di gratitudine. Anche i suoi successori Pio X e Benedetto XV figurarono tra i consumatori.

Un mercato che fa riflettere

Per l’industria delle bevande la vicenda fiorentina è più di una curiosità. L’Elixir vinoso ricostituente conferma che a metà Ottocento, in Europa, la combinazione coca e kola come tonico medicinale era già nell’aria: un segmento, quello dei ricostituenti, che univa farmacia, vino ed energia in modo molto simile a quello che oggi chiameremmo functional beverage. La differenza tra Firenze, Parigi e Atlanta non la fecero gli ingredienti, ma la capacità di trasformare un preparato da banco farmaceutico in un brand globale. Lezione che, a distanza di un secolo e mezzo, il settore conosce bene.

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