Bartender e vetrerie insieme per ridisegnare il servizio cocktail: da Ambrosi a Lorincz, a Mancino.
Ecco come nascono i bicchieri che trasformano la mixology.
Nel mondo del bartending, la ricetta non è tutto: il bicchiere è infatti la cornice, o meglio lo scenario, che mette in scena il drink.
Negli ultimi anni sempre più case produttrici di vetro stanno aprendo le porte ai mixologist, sempre più nelle vesti di veri e propri co-designer. Grazie alla loro sensibilità verso aroma e volume, temperatura e impatto visivo, i bartender sono i più adatti a studiare le linee giuste per ogni cocktail. Ecco perché parlare di ‘vetreria’ non basta più: il concetto chiave ora è quello di mixology design.
Quando il barman firma il bicchiere in vetro: tre esempi celebri
- Samuele Ambrosi + Zafferano
La Sam Collection è la prima collezione di bicchieri da cocktail ideata da un barman italiano per un brand italiano. Nasce dalla collaborazione tra Zafferano e Samuele Ambrosi, leader nel panorama della mixology.
Si tratta di cinque modelli – Coppa champagne, Nick&Nora, Fizz cocktail, Hi-ball, Old Fashioned Tumbler – pensati per valorizzare drink classici e contemporanei, unendo eleganza e funzionalità.
Questa collaborazione dimostra come l’esperienza del bartender possa trasformarsi in un disegno perfetto, in cui tutto è calibrato per servire il drink nel miglior modo possibile.
- Eric Lorincz + Rona

Anche la vetreria slovacca Rona si presta alla collaborazione con nomi di spicco del bartending. Il più noto è Eric Lorincz, che grazie alla sua sensibilità per i cocktail classici e contemporanei ha contribuito alla creazione della linea Tribute.
Non si tratta solo di estetica, ma anche di funzionalità: resistenza, compatibilità con lavaggi professionali, equilibrio tra leggerezza e robustezza, tutte caratteristiche fondamentali per un assortimento di alto livello.
I bicchieri, da contenitori, diventano così strumenti perfettamente calibrati, elementi attivi nella riuscita del cocktail.
- Giancarlo Mancino + Italesse

La stessa Italesse, storica azienda triestina specializzata in prodotti per il mondo horeca, collabora con opinion leader come Giancarlo Mancino per la creazione di vetri ideati per professionisti del settore.
Grazie alla sua decennale esperienza nel settore, Mancino ha considerato fattori come colore e trasparenza del drink, ma anche volume, tipo di servizio e praticità d’uso, in pratica un mix di estetica e pragmatismo, nell’ideare una linea come la Wormwood.
I progetti di ‘mixology glassware design’
Oltre a questi tre casi, stanno emergendo sempre più progetti di ‘mixology glassware design’, ovvero brand che coinvolgono bartender o mixology consultants per co-progettare bicchieri da cocktail dedicati a nuovi drink, tendenze stagionali o esigenze di bar moderni.
Il potenziale è enorme, dato che l’hospitality è ormai pensata per un’esperienza a tutto tondo, che coinvolga gusto, estetica e convivialità.
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Dietro il vetro: perché la forma conta davvero
La ricerca sui bicchieri da cocktail non è un vezzo estetico. Ogni scelta influenza l’esperienza del cliente e nessuno meglio del barman può sapere cosa serva davvero.
Collaborare con loro significa portare la miscelazione al livello successivo: non più un drink solo servito, ma ‘vestito’ su misura. I bicchieri per cocktail non nascono per caso, ma da mani esperte. Quando un bartender entra in scena come progettista, la differenza si vede. Le collaborazioni tra mixologist e vetrerie come Zafferano, Rona, Italesse dimostrano che il vetro è parte integrante del cocktail.
Perché, in fondo, il drink perfetto non esiste, ma l’esperienza perfetta sì: e quella si costruisce bicchiere dopo bicchiere.






