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“Il 21 maggio l’opinione pubblica ha scoperto la biodinamica. Per un pelo non posso aggiungere nel centenario dalla fondazione”. Prendiamo in prestito la battuta di un grande personaggio come il sommelier Armando Castagno, per cercare di spiegare ai non addetti ai lavori quello che sta succedendo nel nostro paese dopo l’approvazione del Senato, quasi all’unanimità, del disegno di legge sull’agricoltura biologica, con 195 voti a favore, uno contrario ed un astenuto.  Il ddl tra le altre misure, istituisce il marchio “Biologico italiano” di cui potranno fregiarsi i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana. L’unico punto che ha diviso l’Aula del Senato è stata l’equiparazione, prevista dal testo, dell’agricoltura biodinamica a quella biologica. La senatrice a vita Elena Cattaneo ha presentato due emendamenti, poi bocciati, per espungere tale equiparazione, criticando la scelta e definendo l’agricoltura biodinamica “una pratica esoterica e stregonesca” priva di basi scientifiche.

 

PRATICHE MAGICHE E’ arrivato un appello dal mondo scientifico, che ha definito la biodinamica un pratica esoterica opposta e inconciliabile con qualunque dato scientifico, in una lettera aperta inviata ai Senatori da oltre 20 importanti scienziati italiani, alla vigilia della decisione se finanziare con fondi pubblici l’agricoltura biodinamica. Nella lettera, viene defiita la biodinamica una sorta di pratica magica, che usa parti di animali quali teschi, pelli di topo, corna di vacca o vesciche urinarie di cervo, nelle quali infilare cortecce, fiori o letame, da sotterrare ed eventualmente dissotterrare dopo qualche tempo. Gli scienziati si chiedono. “Può il Paese di Galileo Galilei, sostenere economicamente pratiche magiche, peraltro facenti capo a un marchio registrato estero?”

AGRICOLTURA BIODINAMICA Il metodo biodinamico è nato con Rudolf Steiner (1861-1925), che cercò di descrivere tutti gli aspetti della vita e della scienza nei termini della filosofia olistica da lui ideata e denominata Antroposofiagricoltura Biodinamica. Due parole che implicano un modo di lavorare, osservare, di vivere la terra. Una filosofia di vita per apprezzare tutta l’armonia di un campo coltivato, il succedersi delle stagioni e del tempo. Con la biodinamica, l’agricoltura è in sintonia con la natura, con la terra e con gli uomini. Concimazione, coltivazione e allevamento sono attuati con modalità che rispettano e promuovono la fertilità e la vitalità del terreno e allo stesso tempo le qualità tipiche delle specie vegetali e animali. Un legame profondo con la natura, senza l’utilizzo di fertilizzanti minerali sintetici e di pesticidi chimici, e a gestire il terreno seguendo i cicli cosmici e lunari. La base ideale per creare un’unità biodinamica è l’azienda agricola con un allevamento di bestiame, gli animali costituiscono infatti un elemento importante, fornendo prezioso fertilizzante da usare per incrementare la vitalità del terreno. Secondo il metodo biodinamico, la fertilità e la vitalità del terreno devono essere ottenute con mezzi naturali, concime solido da cortile, materiale vegetale come fertilizzante, rotazioni colturali, lotta antiparassitaria meccanica e pesticidi a base di sostanze minerali e vegetali.

DEMETER L’unica associazione ecologica ad aver creato una rete di singoli enti di certificazione presenti su scala mondiale è Demeter, fondata nel 1997 e presente in Europa, America, Africa e Australia allo scopo di garantire una stretta cooperazione nei settori legali, economici ed etici. Demeter-International rappresenta circa 3000 produttori Demeter in ben 35 stati. I requisiti Demeter olistici superano di le norme fissate dal governo. Le norme fissano i metodi per la produzione vegetale (uso di Compost e dei preparati, divieto di materiale geneticamente modificato, ecc.), ma fissano anche direttive di lavorazione per la carne (ad es. assenza di additivi), prodotti caseari, prodotti di panificazione, frutta, verdure, spezie ed erbe aromatiche. Non sono consentiti prodotti irradiati, fumigazione nè ingredienti geneticamente modificati. Onestamente questa levata di scudi contro la biodinamica fatichiamo a capirla, per spiegarci meglio facciamo una carrellata di sei vini da assaggiare prodotti con il metodo biodinamico.

 

Franciacorta Ravarini

Gianluigi Ravarini è una delle poche testimonianze che dimostra come l’agricoltura e la viticoltura in Franciacorta era un’arte vissuta sia in prima persona che dalla collettività, come passione e sostegno alla famiglia. Chardonnay in purezza, frutto di una sola annata, fermentato spontaneamente in vasche di cemento ed affinato in acciaio; presa di spuma con lieviti e zuccheri, permanenza di almeno 30 mesi sui lieviti, aggiunte minime di solforosa. Un Franciacorta vinoso ed onesto, diretto e senza orpelli, rimane pur sempre di un’eleganza molto fine, a seconda dell’annata e della permanenza sui lieviti può variare per intensità e calore, ossidazioni e sentori tipici di lievito e di pane.

Semplicemente Vino Cascina degli Ulivi

Stefani Bellotti sulle colline di Novi Ligure, non lontano da Alessandria ha abbracciato da subito il metodo biologico, è nel 1984 che la biodinamica fa ufficialmente il suo ingresso a Cascina degli Ulivi, un’azienda agricola a tutto tondo, un luogo dove lo stesso termine natural assume un senso particolarmente compiuto. 22 ettari di vigneto, 10 ettari di seminativi con rotazione tra frumento tenero e foraggi, un ettaro di orto, un migliaio di piante da frutto e un allevamento di bovini, nonché un piccolo allevamento di animali da cortile, la Cascina è sicuramente un progetto di ampio respiro. Il Vino Bianco “Semplicemente Vino Bellotti Bianco” della Cascina degli Ulivi, spicca per mineralità e acidità, caratteristiche che lo rendono particolarmente fresco, sempre di gran beva. Frutto di agricoltura biodinamica e nessuna aggiunta di solfiti alla messa in bottiglia, un vino di rara originalità espressiva, una volta aperto continua a mutare nel bicchiere.

Primordio Cantina La Giara

Il Primordio nasce da uve selezionate di Primitivo di Gioia del Colle, una zona dove l’azione del sole, della terra e della passione dell’uomo, si fondono nel rispetto dell’ambiente. Vecchie vigne di oltre sessant’anni situate su terreni calcareo argillosi, un vino non filtrato, nessuna chiarifica, viene travasato due volte, prima di essere imbottigliato. La vendemmia è effettuata a mano in piccole casse e in cantina fermenta spontaneamente con i propri lieviti indigeni. Vino ben strutturato con tannini morbidi, colore rosso rubino intenso tendente al violaceo, profumi varietali abbastanza pronunciati: tutti elementi che rendono il Primordio un vino pieno, caldo, dal retrogusto fruttato con un delicato sentore di spezie.

Pietrisco Valtellina Superiore Boffalora

Il nome “Boffalora” richiama il soffiare dei venti valtellinesi Breva e Tivano: di giorno, dal lago di Como, soffia la Breva, mentre di notte, in senso opposto spira il Tivano. Alcune vigne coltivate da Giuseppe Guglielmo sono centenarie, impiantate a piede franco e allevate a ritocchino con filari perpendicolari alla valle, mentre un’altra parte dei vigneti ha i filari a girappoggio, paralleli alla valle. Il “Pietrisco” è frutto della prima vinificazione aziendale nel 2009, un vino che fermenta spontaneamente con lieviti autoctoni e matura in legno. Faceva il carrozziere e guadagnava bene, ogni mese aveva lo stipendio sicuro, poi la scomparsa del padre della moglie si apre un dilemma: cosa ne facciamo delle vigne? Si sono guardati negli occhi e hanno scelto. Il “Pietrisco” viene fatto affinare per 12-15 mesi in botti di legno di rovere grande, cui segue un invecchiamento in acciaio e un affinamento in bottiglia per almeno 6 mesi, questo Valtellina Superiore DOCG ben si adatta alla conservazione e all’invecchiamento.

Lageder ZIE – XVIII Tenuta Lageder

La Tenuta Lageder punta a un’agricoltura biologico-dinamica. Secondo Joseph Beuys, grazie al movimento dal caos nasce infine la forma. 25 anni fa Rainer Zierock un amico di famiglia, ha piantato a Magrè oltre 200 vitigni provenienti da tutto il mondo. Il caos raggiunge il suo apice al momento della vendemmia, poiché le varietà hanno diversi gradi di maturazione, di acidità e di contenuto zuccherino. Nel momento in cui le uve arrivano in cantina, dal caos nasce la forma, grazie appunto al movimento. La fermentazione combina queste diverse varietà e caratteristiche e crea un’unità a più strati petti l’uomo, gli animali e i cicli della natura, e coinvolga tutti questi fattori nella loro attività.

Toscana Rosso Amore e Follia Podere Le Ripi

Il Toscana Rosso Amore e Follia di Podere Le Ripi è un vino sincero, grintoso e di elegante rusticità. Caldo, ma fresco, avvolgente, ma agile, un vino ricco di frutta e spezie, che spazierà al palato unendo morbidezza e vigore con qualche slancio selvatico. Quando d’estate vi invitano in una villa spersa in campagna per una grande festa dove non conoscete quasi nessuno, portate con voi tre bottiglie di Toscana Rosso Amore e Follia. La prima regalatela al padrone di casa, la seconda usatela per farvi dei nuovi amici, la terza quando incontrerete un’anima affine, per la scintilla di un nuovo amore o per una folle idea.

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