Birra belga in calo nel 2025: per la prima volta da anni arretrano insieme consumi interni ed export. Secondo il rapporto annuale della federazione Belgian Brewers, lo scorso anno il consumo nel Paese è sceso del 3,2% a 6,19 milioni di ettolitri, mentre l’export è calato del 4,8% a 14,42 milioni di ettolitri. Tradizionalmente le vendite all’estero compensavano la flessione interna, ma nel 2025 entrambi i fronti hanno ceduto.
Il consumo domestico cala per il terzo anno consecutivo. Nell’arco di dieci anni la contrazione interna sfiora il 20%, e dal 2006 supera il 33%. La frenata ha colpito soprattutto il canale horeca (bar, ristoranti e locali), giù del 4,1% a 2,48 milioni di ettolitri, mentre la grande distribuzione ha limitato il calo al 2,6%.
Sul fronte estero, dove finisce circa il 70% della produzione belga, la flessione è stata trainata dai mercati extra UE, crollati del 13,7%, mentre le spedizioni dentro l’Unione europea hanno tenuto meglio (3,4%). Il dato extra UE racconta un arretramento profondo: rispetto al 2016 questi volumi si sono ridotti di oltre il 60%, complici il calo verso gli Stati Uniti (scesi a 183.000 ettolitri, erano 2,2 milioni dieci anni fa) e la quasi scomparsa del mercato russo.
Tra i mercati di destinazione spicca il dato italiano. L’Italia resta uno dei principali sbocchi della birra belga, ma nel 2025 le importazioni sono scese a 732.571 ettolitri, contro i 916.354 dell’anno precedente, un calo di circa il 20%. La contrazione prosegue da due anni, dopo il picco di 994.000 ettolitri toccato nel 2023. A trainare l’export restano la Francia, primo mercato con quasi 5 milioni di ettolitri, l’Olanda e la Spagna, in controtendenza con un aumento di oltre il 10%, mentre la Germania risale a 907.000 ettolitri.
A pesare sul comparto sono la pressione sul potere d’acquisto, i costi di produzione elevati, il contesto geopolitico incerto e una regolamentazione sempre più complessa. Il numero di birrifici attivi è sceso da 411 a 395 in un anno: 28 chiusure a fronte di 12 nuove aperture, con queste ultime in netto rallentamento (erano 27 nel 2024). Il Belgio conta comunque oltre 1.600 birre diverse e un birrificio in quasi ogni città o paese.
Non mancano i segnali di tenuta. Il settore ha investito 213 milioni di euro nel 2025, in crescita del 19,5% sull’anno precedente, e le birre analcoliche e a bassa gradazione continuano a crescere, con oltre 120 referenze ormai disponibili sul mercato belga. Nel complesso il comparto vale circa 4 miliardi di euro, pari all’1% del PIL nazionale, e occupa 6.605 addetti diretti e 50.000 indiretti.
Sullo sfondo resta il valore identitario della tradizione brassicola belga, riconosciuta nel 2016 dall’UNESCO con l’iscrizione della cultura della birra in Belgio nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un richiamo che nel 2026 assume un significato particolare, in coincidenza con il decennale del riconoscimento.
Sul tema, Beverfood.com ha già dedicato un approfondimento alle celebrazioni in programma nel 2026: “Birra belga patrimonio UNESCO, dieci anni di storia in un bicchiere”.
INFO: belgianbrewers.be
© Riproduzione riservata







