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Assobirra presenta i dati di consuntivo 2007 del mercato italiano della birra. Sono cresciuti i consumi interni che si sono portati a 31,3 litri pro capite (+ 3,7), ben al di sotto della media europea. E’ record delle esportazioni, per la prima volta oltre la soglia del milione di ettolitri. Eppure, sulla competitività del settore continua a pesare una forte pressione fiscale che favorisce le importazioni (+5,2%), insieme al forte aumento dei costi delle materie prime e degli imballaggi


PRODUZIONE E CONSUMI

Il 2007 è stato un anno favorevole per il settore birrario italiano. Crescono, infatti, tanto la produzione quanto i consumi, e con essi aumenta in modo significativo l’export. Nei 15 impianti produttivi dislocati sul territorio nazionale, di cui 6 nel Centro-Sud Italia sono stati prodotti complessivamente 13.462.000 ettolitri di birra (di cui 1.068.000 esportati), mentre il consumo interno ha toccato i 18.513.000 ettolitri, pari a 31,1 litri pro capite, record assoluto per il nostro Nuovo Sito Assobirra Bere Responsabile.it in collaborazione con radio 105Paese. Numeri non solo in aumento rispetto all’anno precedente – che già aveva registrato un trend positivo confrontato con il 2005 – ma, per molti versi, mai raggiunti prima. Ciò vale, oltre che per la produzione (+5% rispetto al 2006) ed i consumi complessivi (+3,7%), anche per il numero di persone impiegate nel settore: quasi 20.500 fra occupati diretti e indiretti, che salgono a 133 mila considerando l’indotto “allargato”. A questi dati vanno aggiunti quelli relativi al comparto italiano del malto con 2 unità produttive (entrambe nel Centro-Sud) ed una produzione di 685.397 quintali di prodotto (+7,1% rispetto al 2006), pari a circa il 40% del totale fabbisogno interno.

Tra le cause dell’aumento dei consumi si segnala il progressivo modificarsi della composizione della popolazione residente in Italia, con la crescita del numero di abitanti provenienti da Paesi stranieri con una forte tradizione di consumo birrario. E la conferma del preminente ruolo dei consumi domestici (54,6%) rispetto al fuori casa, per i quali gli acquisti sono sempre più effettuati nella GDO, canale nel quale la birra è fortemente presente e può far valere la propria convenienza nei confronti di altre bevande. Infine, è indubitabile l’effetto della politica del settore in favore di un migliore posizionamento della birra nei moderni stili alimentari e di vita degli italiani.

IL BOOM DELL’EXPORT

In una crescita che conferma il trend positivo registrato negli ultimi anni, spicca il forte aumento delle esportazioni, +36,7% rispetto al 2006. Nel dettaglio, l’industria nazionale ha mostrato un’elevata capacità di penetrazione in alcuni dei mercati stranieri più evoluti in termini di consumi di birra. Se si analizza infatti la destinazione del milione e oltre di ettolitri esportati nel 2007, si vede che più della metà (il 54%) è andata in Gran Bretagna, Sud Africa e Stati Uniti, al quale si aggiunge un altro 15% diviso fra Malta, Repubblica Ceca e Paesi Bassi. Sono risultati di grande rilievo, frutto di un’intelligente politica di marketing condotta dagli operatori italiani, ma anche dell’essere alcune aziende italiane parte ormai integrante di primari player internazionali dotati di estese ed efficienti reti distributive

IMPORT E COMPETIZIONE CON GLI ALTRI PAESI

Al confronto, le importazioni sono cresciute percentualmente del 5,2% attestandosi però su volumi assoluti nettamente superiori, con 6.119.000 ettolitri. Resta quindi comunque negativo il saldo commerciale italiano fra import ed export di birra (pari a poco più di 5 milioni di ettolitri). In particolare, l’aumento più forte viene dalla Germania (+300 mila ettolitri circa), che rappresenta da sola quasi il 60% dell’import di birra in Italia e che da anni riversa sul vicino mercato dell’Italia gran parte del proprio eccesso strutturale dell’offerta di birra. Il fenomeno è in parte agevolato anche da un differenziale fiscale elevatissimo fra i due Paesi, che inevitabilmente genera, a volte, comportamenti elusivi dell’accisa.. Più in generale, l’industria italiana continua a risentire in misura rilevante della competizione fiscale sleale di alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, fondata su norme nazionali meno rigorose delle nostre in merito alla denominazione del prodotto e su un forte differenziale fiscale rispetto all’Italia, che perciò esportano birra a prezzi che rischiano di mettere fuori mercato gli operatori nazionali.

piero perron presidente assobirraIL COMMENTO DI PIERO PERRON

“La situazione della birra in Italia nel 2007 – sottolinea Piero Perron, Presidente di AssoBirra – è complessivamente incoraggiante. Il nostro Paese si è confermato nel 2007 nono produttore europeo, in una posizione quindi di molto superiore a quella occupata nella graduatoria dei consumi pro capite. Inoltre, l’incremento delle esportazioni conferma il gradimento e la qualità dei marchi storici del ‘made in Italy’ birrario. Elemento di forte preoccupazione è dato dal rilevante aumento del costo sia delle materie prime che degli imballaggi, con un trend di crescita che prosegue anche nel 2008 e che incide inevitabilmente sulla redditività delle nostre Aziende”. “Tuttavia, -continua Perron-, l’aumento dei consumi di birra, accompagnato dall’accrescersi della sua reputazione, pone ai produttori nazionali una duplice sfida: rispondere alla domanda in modo produttivamente ed economicamente concorrenziale e, al tempo stesso, socialmente responsabile”.

ITALIA E RESTO D’EUROPA: CONSUMI E PRODUZIONE A CONFRONTO

Nonostante la crescita del 2007, i consumi di birra nel nostro Paese rimangono i più deboli dell’Unione Europea: i 31,1 litri annui pro capite – massimo storico mai toccato in Italia – costituiscono tuttora meno della metà dei consumi medi dell’UE (77,7 litri); appena un quinto di quelli della Repubblica Ceca (158,8 litri), leader della classifica; un quarto dei valori registrati in Irlanda e Germania (rispettivamente 114 e 111,2 litri); un terzo scarso dei risultati di Austria, Lussemburgo, Belgio e Gran Bretagna (108,2, 106, 89 e 87,4 litri a testa); e meno anche della Francia, penultima nella graduatoria con 31,6 litri annui di birra consumati a testa. Mentre un Paese con cultura e tradizioni alimentari a noi vicine, quale la Spagna, veleggia oltre gli 80 litri, ben al di sopra della stessa media europea.

Si rimarca, tuttavia, il fatto che i produttori nazionali di birra continuano a mostrare, tanto in numeri assoluti quanto negli andamenti dell’export, una forza ed una vitalità degne di nota. L’Italia si conferma infatti anche nel 2007 al nono posto fra i produttori di birra dell’Unione Europea, al di sopra di Paesi con una forte tradizione birraria quali Austria, Danimarca e Irlanda. L’industria birraria italiana, pur avendo una storia relativamente recente (poco più di due secoli) rispetto a quella di certi Paesi del Centro e del Nord Europa, ha mostrato e intende continuare a dimostrare la propria capacità di stare sul mercato globale, con oltre 200 marchi prodotti, soddisfacendo gran parte della domanda interna (72,7% ).

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