Sorpasso dal sapore storico in quel di Francia in ambito consumi beverage. Per la prima volta nella storia moderna, in Francia il consumo di birra ha superato quello del vino. Il dato, riportato da Brasseurs de France e dall’OIV – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, assume un valore particolarmente significativo in un Paese la cui identità culturale ed economica è da sempre legata alla produzione vitivinicola. Secondo l’associazione francese dei produttori di birra, nell’ultimo anno i consumatori francesi hanno bevuto 22,1 milioni di ettolitri di birra, superando di poco il vino, attestato a 22,0 milioni di ettolitri secondo le stime dell’OIV. Un dato poco significativo nei numeri, ma rilevante sul piano simbolico, perché conferma l’evoluzione progressiva delle abitudini di consumo anche in uno dei mercati storicamente più legati al vino.
La birra cresce anche fuori dalle aree tradizionali
La birra, tradizionalmente più radicata nel nord della Francia, ha ampliato negli ultimi anni la propria presenza anche in altre aree del Paese. A favorirne la diffusione sono stati diversi fattori: la crescita dei birrifici craft, un posizionamento di prezzo mediamente più accessibile rispetto al vino e un’immagine più informale, particolarmente vicina ai consumatori più giovani. Il sorpasso non indica necessariamente un crollo improvviso del vino, ma segnala un cambiamento strutturale nei comportamenti di acquisto e consumo. Il vino resta infatti centrale nell’economia e nella cultura francese, ma si confronta con una domanda meno stabile rispetto al passato e con un contesto internazionale più complesso.
Il vino francese resta il secondo mercato mondiale
La Francia rimane il secondo mercato mondiale del vino dopo gli Stati Uniti, ma il consumo interno continua a diminuire. Secondo il rapporto OIV “Stato del settore vinicolo mondiale nel 2025”, il consumo francese è sceso del 3,2% su base annua e si colloca ora al 7,2% sotto la media degli ultimi 5 anni. Il rallentamento si inserisce in una tendenza globale più ampia. Nel 2025 il consumo mondiale di vino è sceso a 208 milioni di ettolitri, con una flessione del 2,7% rispetto all’anno precedente. Dal 2018, i volumi globali sono diminuiti complessivamente del 14%. Secondo l’OIV, il calo riflette “cambiamenti strutturali di lungo periodo nei mercati maturi, l’evoluzione dei comportamenti dei consumatori e le recenti pressioni economiche sul potere d’acquisto”.
Una tendenza globale: calano 9 dei 10 principali mercati del vino
Il 2025 ha confermato le difficoltà del comparto vinicolo internazionale, penalizzato da diversi fattori: pressioni economiche sui consumatori, instabilità climatica, dazi e tensioni commerciali, oltre a una domanda più debole nei mercati maturi. Nove dei 10 maggiori mercati mondiali del vino hanno registrato una contrazione dei volumi. Gli Stati Uniti, primo mercato globale, hanno visto il consumo scendere del 4,3% a 31,9 milioni di ettolitri. L’Italia ha registrato un calo più marcato, pari al 9,4%, fermandosi a 20,2 milioni di ettolitri. In flessione anche il Regno Unito, con volumi in calo del 2,4% a 12,3 milioni di ettolitri. Il sorpasso della birra sul vino in Francia va quindi letto come parte di una trasformazione più ampia: il vino conserva un ruolo identitario e produttivo di primo piano, ma deve confrontarsi con consumatori più selettivi, nuove occasioni di consumo e categorie percepite come più accessibili e informali.

