Le birre a basso e nullo contenuto alcolico entrano con forza nel dibattito del comparto artigianale, ma restano aperte questioni tecniche, economiche e soprattutto normative. È questo il messaggio portato da Unionbirrai al Beer Craft Forum 2026 – From Yeast to Glass, l’appuntamento scientifico internazionale svoltosi a Bolzano nell’ambito del Beer Craft Festival.
L’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti è intervenuta con il segretario generale Simone Monetti, nella sessione dedicata alle birre analcoliche e ai processi produttivi, portando il punto di vista del comparto artigianale italiano in un contesto di confronto tra ricerca scientifica e produzione brassicola.
Un cambiamento culturale in atto
Nel corso dell’intervento, Unionbirrai ha evidenziato come il segmento low e no alcol sia oggi al centro di un cambiamento culturale trainato da nuove abitudini di consumo, maggiore attenzione alla salute e crescente sensibilità verso un consumo consapevole. Un trend che, seppur ancora limitato nel mondo artigianale, sta guadagnando interesse anche tra i piccoli produttori.
“È in atto un cambiamento che non possiamo ignorare. Le birre a basso o nullo contenuto alcolico rappresentano una nuova frontiera, ma anche una sfida complessa per il comparto artigianale, sia dal punto di vista produttivo che normativo”, ha dichiarato Monetti.
Tecnologie e investimenti: le criticità per i microbirrifici
Dal confronto emerso al Forum, è chiaro come la produzione di birre analcoliche richieda tecnologie avanzate e investimenti significativi, spesso difficilmente sostenibili per i microbirrifici. A questo si aggiungono criticità legate alla stabilità del prodotto e alla necessità di trattamenti specifici, come la pastorizzazione, tema su cui Unionbirrai ha già avviato una riflessione interna negli ultimi anni.
“Abbiamo già compiuto un passo importante, riconoscendo che la produzione di birre analcoliche può richiedere processi come la pastorizzazione, senza che questo comprometta l’appartenenza del produttore al mondo artigianale. È un segnale di apertura, ma anche di realismo rispetto alle esigenze tecniche”, ha proseguito Monetti.
Il nodo normativo: definizioni disomogenee e legislazione da aggiornare
Al centro dell’intervento anche il tema normativo, considerato uno dei principali ostacoli allo sviluppo del segmento. Le definizioni di birra analcolica e low-alcohol risultano ancora disomogenee a livello europeo e, nel caso italiano, ancorate a un impianto normativo risalente agli anni Sessanta, non più in linea con l’evoluzione del mercato.
Un ritardo che il comparto sta cercando di colmare anche attraverso il percorso di revisione legislativa avviato in Parlamento, a partire dalla norma a prima firma del senatore Luca De Carlo, sostenuta da Unionbirrai, con l’obiettivo di modernizzare l’intero impianto normativo della birra. Un percorso che ora attende di entrare nella fase operativa presso il Ministero dell’Agricoltura, dove è prevista l’attivazione di un tavolo dedicato per proseguire il confronto con gli operatori della filiera e tradurre gli indirizzi normativi in interventi concreti.
“Serve un aggiornamento della normativa che tenga conto delle trasformazioni del settore e che permetta anche ai piccoli produttori di competere ad armi pari. Il lavoro avviato in Parlamento va nella direzione giusta, ma è fondamentale arrivare rapidamente a definizioni chiare e coerenti, superando ambiguità che oggi rischiano di frenare l’innovazione e di generare confusione nel consumatore”, ha sottolineato Monetti.
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Birre analcoliche e birre a bassa gradazione: una distinzione necessaria
Unionbirrai ha inoltre ribadito la necessità di distinguere con maggiore chiarezza tra birre analcoliche e birre a bassa gradazione, queste ultime in forte crescita nel comparto artigianale e considerate più accessibili dal punto di vista produttivo.
Il Beer Craft Forum 2026 ha rappresentato un importante momento di confronto tra birrai, ricercatori e operatori del settore, mettendo al centro il ruolo della conoscenza scientifica nello sviluppo di nuovi prodotti e nel rafforzamento dell’identità territoriale della birra.
+Info: www.unionbirrai.it/it/







