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Brown-Forman, la famiglia preferisce Pernod Ricard a Sazerac

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Il dossier sul futuro di Brown-Forman, storica azienda produttrice di Jack Daniel’s, arriva a uno snodo cruciale. Dopo la conferma ufficiale a fine marzo delle trattative per una fusione tra pari con la francese Pernod Ricard, e l’inserimento ad aprile della statunitense Sazerac con un’offerta tutta in contanti, emergono ora indiscrezioni decisive sulle preferenze degli azionisti di controllo.

Secondo quanto riportato da Bloomberg e confermato da Reuters, la famiglia Brown, che controlla la distilleria di Louisville dal 1870 e detiene oltre il 70% delle azioni con diritto di voto, preferisce l’offerta di Pernod Ricard rispetto alla proposta di acquisizione totale avanzata dai connazionali di Sazerac.

Le cifre e la struttura sul tavolo

L’offerta di Sazerac, gruppo privato controllato dalla famiglia Goldring, ammonta a circa 15 miliardi di dollari, pari a 32 dollari per azione. Una proposta che incorpora un premio rispetto ai 28,94 dollari della quotazione di Brown-Forman alla chiusura del 20 aprile, ma che si scontra con una visione strategica divergente da quella della famiglia fondatrice.

L’ipotesi in discussione con Pernod Ricard è invece strutturata come una merger of equals. Secondo le indiscrezioni di Seeking Alpha rilanciate dalla stampa internazionale, l’operazione prevederebbe un concambio azionario all’80%, con il restante 20% liquidato in contanti. Una formula che permetterebbe agli azionisti di Brown-Forman di incassare un premio immediato, mantenendo al contempo una quota azionaria rilevante nel nuovo gruppo combinato e quindi un peso decisionale sulle scelte future.

Secondo i media americani, l’accordo con i francesi manterrebbe inoltre parte del business a Louisville, elemento non secondario per una famiglia che ha legato il proprio nome alla città del Kentucky per cinque generazioni.

Le ragioni strategiche del “no” a Sazerac

La preferenza dei Brown per il gruppo francese non è dettata solo da motivazioni finanziarie. I vertici dell’azienda americana ritengono che Pernod Ricard sia un better cultural and strategic fit in virtù di tre elementi:

Un portafoglio di marchi globali nettamente più forte rispetto a Sazerac, valutata circa 9,6 miliardi di dollari e che genera quasi il 75% dei ricavi in Nord America.

Una rete di distribuzione mondiale superiore, in grado di generare maggiori sinergie e risparmi sui costi nel lungo periodo.

Un assetto societario affine: anche Pernod Ricard è un’azienda quotata ma con una forte impronta familiare, controllata dalla famiglia Ricard con circa il 14% del capitale e oltre il 20% dei diritti di voto, e guidata dal chairman e CEO Alexandre Ricard, terza generazione della dinastia.

Resta inoltre sul tavolo il nodo antitrust che pesa sull’ipotesi Sazerac: come avevamo già analizzato su Beverfood.com, una combinazione tra le due aziende del Kentucky arriverebbe a controllare quasi il 40% del mercato dell’American whiskey, con tutte le criticità regolatorie del caso.

La mossa di Pernod Ricard, l’IPO indiana per finanziare l’operazione

Per sostenere la componente in contanti dell’operazione senza deteriorare il proprio rapporto debito/capitale, Pernod Ricard sta valutando una mossa strategica di grande portata: la quotazione in borsa della propria filiale in India.

L’India rappresenta attualmente il secondo mercato più grande per il gruppo francese, con tassi di crescita formidabili. Secondo le indiscrezioni riportate da Outlook Business, Pernod avrebbe già avviato i contatti preliminari con Goldman Sachs e lo studio legale Cyril Amarchand Mangaldas per esplorare questa opzione. L’azienda francese ha riconosciuto le indiscrezioni di stampa, pur precisando che al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva.

La strategia replicherebbe il modello già adottato dal leader globale Diageo, che presidia il mercato indiano attraverso una partecipazione di controllo nella sussidiaria quotata United Spirits.

Al momento Pernod Ricard, Brown-Forman e Sazerac hanno tutte rifiutato di commentare le indiscrezioni. La partita resta aperta, ma l’asse franco-americano sembra ora avere una marcia in più.

© Riproduzione riservata

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