Brown-Forman, il gruppo di Louisville proprietario di Jack Daniel’s, ha chiuso l’anno fiscale (al 30 aprile 2026) con vendite quasi invariate ma profitti in diminuzione.
I numeri principali
Le vendite si sono mantenute stabili a 3,9 miliardi di dollari (-1%). I profitti però sono scesi: l’utile per azione è calato del 17% (a 1,53 dollari) e il reddito operativo, cioè il guadagno generato dalla normale attività, del 10%, fermandosi a 1 miliardo di dollari.
Bene invece il ritorno per gli azionisti, con 827 milioni di dollari distribuiti tra dividendi e riacquisto di azioni e un dividendo in crescita ininterrotta da 42 anni.
Le parole del CEO
“Abbiamo chiuso l’anno fiscale sopra le nostre aspettative, grazie alla solida esecuzione del nostro portafoglio di innovazione, ai primi benefici della trasformazione del go-to-market negli Stati Uniti e alle iniziative strategiche di riduzione dei costi”, ha dichiarato il presidente e CEO Lawson Whiting.
“La nostra capacità di far crescere i flussi di cassa operativi e il free cash flow di oltre 400 milioni di dollari in un mercato in calo dimostra la solidità del nostro business e il nostro impegno verso una solida strategia di allocazione del capitale. Pur aspettandoci una continua volatilità del mercato e un ciclo dei costi impegnativo nell’anno a venire, la performance di quest’anno dimostra che abbiamo le persone, i brand e la strategia giusti per affrontare queste sfide in modo efficace”.
L’Italia e i mercati internazionali
Nei mercati sviluppati internazionali le vendite sono rimaste stabili (-3% organico). Tra i fattori positivi, il beneficio della transizione alla distribuzione diretta in Italia, che ha contribuito a compensare l’assenza dei prodotti alcolici americani dagli scaffali in gran parte delle province canadesi e i cali in Germania e Regno Unito.
Si tratta della filiale italiana avviata a maggio 2025 con sede a Milano, che ha preso in carico la gestione diretta di brand come Jack Daniel’s, Woodford Reserve, Gin Mare e Diplomático. Una scommessa che, anche stando ai conti di fine anno, continua a dare frutti.
Sul fronte dei singoli prodotti, il whiskey ha tenuto (+3%, +1% organico) grazie al lancio di Jack Daniel’s Tennessee Blackberry e alla crescita di Woodford Reserve negli Stati Uniti. Bene anche i ready-to-drink (+11%), trainati da New Mix in Messico (+41%). Soffre invece la tequila (-4%), con Herradura in calo del 9%.
Il titolo in borsa, dopo il risiko niente fusione
I risultati arrivano dopo mesi movimentati per il titolo Brown-Forman in borsa. Tra fine marzo e aprile le azioni erano balzate fino a oltre 30 dollari, spinte prima dall’annuncio delle trattative di fusione con la francese Pernod Ricard e poi dall’inattesa controproposta di acquisizione della statunitense Sazerac, in quello che si era delineato come uno dei più importanti risiko nella storia degli spirits. Alla fine, però, nessuna delle due operazioni è andata in porto.
Sgonfiatosi l’entusiasmo speculativo, il titolo è arretrato pur senza tornare ai minimi: oggi scambia intorno ai 26,66 dollari, sopra i circa 23,50 dollari precedenti agli annunci ma lontano dai picchi toccati durante la corsa.
+info: www.brown-forman.com/
© Riproduzione riservata




