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Esiste una notte, sul finire dell’estate, profondamente speciale. Attaccato alla storia delle Langhe, il lungo periodo che la segue è di attrattiva mondiale. Prende il nome di Tuber Primae Noctis. È l’inizio alla cerca del tartufo bianco d’Alba. Un concentrato di cultura ed esperienza, di attimi di raccolta che ti proiettano tutti direttamente a tavola, davanti a un piatto di tajarin. Momenti di felicità per la gola, tipici dell’autunno.

 

 

Con il tutto ad iniziare, come da calendario, ogni anno, nella mezzanotte del 20 settembre. Accompagnati dal bagliore della luna, negli umidi sentieri dei boschi dell’Alta Langa, uomini volenterosi e ostinati – sono 4000 in Piemonte raggruppati in dieci diverse associazioni – partono minuti di torcia, insieme ai loro cani, alla ricerca del pregiato tartufo bianco d’Alba. Noto già ai tempi dei Sumeri e del patriarca Giacobbe, è nel Rinascimento che inizia ad assumere un posto di prestigio nelle tavole grazie ai signori francesi, e nelle corti europee del ‘700. Un’attività tra le preferite, insieme alle battute di caccia, dei reali Vittorio Amedeo II e Carlo Emanue III. Un fungo amico delle querce e dei tigli usato dal Conte Camillo Benso di Cavour nelle trattative politiche. Sarà anche per questo che venne definito come il “Mozart dei tartufi” dal compositore Gioacchino Rossini?

E sarà certamente anche per cotanta storia e tipicità di Langa che in occasione della sua 89° edizione, l’Ente Fiera Internazionale del Tartufo bianco d’Alba, presieduto da Liliana Allena, ha voluto omaggiare, in sinergia con l’Ente Turismo Alba Bra Langhe e Roero, diretto da Mauro Carbone e il Consorzio dell’Alta Langa guidato da Giulio Bava, questa preziosa attività storica di ricerca. E non in un posto qualsiasi ma a Castino, nella Cascina del Pavaglione, oggi un centro di cultura dell’Alta Langa tutta, casa di ispirazione di Beppe Fenoglio per il suo celebre romanzo “La malora”. Circondata da quei sentieri che dividono le colline destinate alla produzione di vini da quelle delle nocciole e tartufi. E a passeggiarci tutto intorno ci si immedesima nel partigiano Johnny, e parlando con qualche persona del posto, i racconti orali di famiglie sedute in vecchie panchine di legno accendono il desiderio di vivere la realtà. Questa è la magia dell’esperienza del luogo, come quella di assaporare all’origine i vini e i tartufi “nonostante i moderni sitemi di spedizione consentano in brevissimo tempo di farli pervenire in tutto il pianeta” – dice Mauro Carbone. Ed ecco il senso e la trasparenza di questo evento. Che profuma tanto di difesa e di ringraziamento, per gli sforzi dei lavoratori della terra che dipingono con il loro operato le colline delle Langhe.

 

 

E i risultati di questa cerca sono tutelati dal Centro Nazionale Studi Tartufo presieduto da Antonio Degiacomi che insieme a Fulvio Romano, Socio Onorario della Società Metereologica Italiana e collaboratore de La Stampa tengono a precisare alcuni aspetti circa l’attenzione degli Enti, addetti al settore e consumatori alla qualità dell’annata e soprattutto alla quantità dei tartufi nel breve termine ma anche lungo, considerato l’evidente aumento medio delle temperature. E se fare previsioni è sempre difficile, ci sono molte certezze: mentre si studia l’attuale e il passato, si allargano gli orizzonti con approfondimenti sulle caratteristiche genetiche e le interazioni dei tartufi con le piante, il suolo e i batteri. Ecco dieci azioni da fare per la loro salvaguardia indicate daFulvio Romano:

  1. Periodo di fermo biologico per tutti: cercatori, commercianti e ristoratori. Il tartufo bianco non va raccolto prima del 21 settembre, non va commercializzato, inserito nei menu, non solo perché è proibito dalla legge, ma per favorirne la riproduzione;
  2. Calendario unico nazionale;
  3. Maggiore sorveglianza contro le pratiche di zappatura;
  4. Maggiore  rigore negli esami per ottenere il patentino;
  5. Buon funzionamento degli incentivi regionali per conservare le piante tartufigene;
  6. Maggiori misure di regolamentazione a livello comunale per salvaguardare piante e aree tartufigene;
  7. Sviluppo del dialogo tra cercatori, singoli e proprietari dei terreni per mantenere nel miglior stato possibile le tartufaie;
  8. Inserire piante potenzialmente tartufigene nei bandi forestazioni, nel recupero di aree demaniali, nelle associazioni fondiarie;
  9. Inserire piante potenzialmente tartufigene nelle misure di compensazione delle emissioni di CO2;
  10. Piantare 60 milioni di piante tra cui anche alberi di specie tartufigene, in modo efficace, duraturo, utilizzando le competenze necessarie.

 

 

Azioni e punti stimolanti che coinvolgono le attività della Regione Piemonte e quindi lo sblocco delle risorse per il loro sviluppo. Come confermato dall’assessore all’Agricoltura Marco Protopapa in questo suo appuntamento per la difesa delle eccellenze e del “turismo di esperienza da prendere ad esempio per replicare in altri territori”.

Perché il tartufo “ha bisogno di rispetto” come disse il maestro Gualtiero Marchesi qualche anno fa in occasione di un’inaugurazione della Fiera del Tartufo (fieradeltartufo.org/  iniziata il 5 ottobre. E questo stesso rispetto lo dobbiamo anche a chi lo cerca e a chi mantiene belle e integre le colline dove nasce un vino che in pochi anni è riuscito ad inserirsi – sempre meglio – nel mercato: l’Alta Langa. Un esempio di gusto dell’attesa, della capacità del tempo di creare e trasformare la materia in stile, targato Piemonte. Una regione la cui fama, nel mondo, nasce proprio con gli spumanti.

 

 

 

+info: www.fieradeltartufo.org

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