Il mercato internazionale del caffè continua a muoversi come un ottovolante, imponendo agli operatori della filiera uno scenario di incertezza che rende complessa qualsiasi programmazione degli acquisti. Nel giro di poche sedute i futures dell’Arabica, la varietà di riferimento negoziata sull’Intercontinental Exchange (ICE) di New York, hanno prima messo a segno un’impennata parabolica e poi una brusca correzione, in un movimento che gli analisti hanno definito da “meme stock”. Solo poche settimane fa Beverfood raccontava i prezzi del caffè scivolati ai minimi grazie alla ripresa produttiva del Brasile: oggi lo scenario si è ribaltato di nuovo.
Il rally record del 6 luglio
Lunedì 6 luglio i contratti con scadenza settembre (KCU26) hanno chiuso in rialzo del 16,19% (+48,75 centesimi), spingendo l’Arabica su un massimo di cinque mesi e mezzo. Nella stessa seduta anche la Robusta ha registrato un balzo dell’8,83% (+328 punti), toccando il picco più alto degli ultimi cinque mesi. A innescare la corsa è stato il ritardo nella raccolta brasiliana, ferma al 52% al primo luglio secondo Safras & Mercado, contro il 60% dello stesso periodo del 2025 e una media quinquennale del 55%. Ad amplificare il rialzo, le previsioni del meteorologo Rural Clima su piogge attese a metà luglio, potenzialmente dannose per le colture.
La stretta dell’ICE e il crollo del 9%
La corsa si è interrotta di colpo il giorno successivo. Martedì 7 luglio il KCU26 ha chiuso in ribasso del 9,24% (-32,35 centesimi), riportando i prezzi in area 317 centesimi per libbra. Anche la Robusta ha ceduto il 4,25%. A sgonfiare la bolla è intervenuto un fattore tecnico e regolatorio: l’ICE ha innalzato i requisiti di margine per la negoziazione dei futures sul caffè, rendendo più oneroso il mantenimento delle posizioni aperte. La mossa ha innescato una rapida liquidazione delle posizioni lunghe (long liquidation) che, unita alle prese di profitto dopo i livelli di ipercomprato raggiunti, ha amplificato la caduta.
Il fattore Brasile ed El Niño
Sotto la volatilità di breve termine resta un quadro fondamentale ancora teso. Le scorte certificate di Arabica presso l’ICE viaggiano su minimi di oltre due anni, mentre i timori legati al fenomeno El Niño continuano ad alimentare l’incertezza. Secondo il trader Commercial, il pattern meteorologico potrebbe ritardare le piogge in Brasile tra settembre e ottobre, periodo critico per la fioritura degli alberi e quindi per il raccolto 2026/27. La NOAA statunitense stima al 67% la probabilità di un “Super El Niño” quest’anno, potenzialmente il più forte mai registrato.
Cosa significa per torrefattori e Horeca
Mercoledì 8 luglio la discesa è proseguita in modo più contenuto, con il contratto continuo (KC1!) scambiato in mattinata attorno a 312,85 centesimi per libbra, in calo dell’1,50%. Il quadro complessivo resta contraddittorio: nell’ultimo mese le quotazioni segnano un +27%, ma da inizio anno restano in territorio negativo (circa -10%). Per torrefattori e operatori dell’Horeca questa oscillazione estrema complica la gestione delle scorte e la definizione dei listini. Se da un lato la correzione allontana temporaneamente lo spettro di rincari ancora più insostenibili, dall’altro i prezzi restano su livelli storicamente elevati. La filiera dovrà continuare a monitorare l’evoluzione meteo in Sud America e le dinamiche speculative, in un mercato che resta altamente esposto a shock improvvisi.





