Bere caffè regolarmente modifica in modo misurabile il microbiota intestinale, con effetti che si estendono a umore, stress e funzioni cognitive. È quanto emerge da una ricerca dell’APC Microbiome Ireland, centro di ricerca dell’University College Cork, pubblicata su Nature Communications il 21 aprile 2026 e sponsorizzata dall’Institute for Scientific Information on Coffee (ISIC).
Lo studio, coordinato dal Professor John Cryan, uno dei massimi esperti mondiali dell’asse intestino-cervello, è il primo a esplorare in modo sistematico i meccanismi con cui il caffè agisce sul microbiota-gut-brain axis, la comunicazione bidirezionale tra flora intestinale e cervello.
Il protocollo in tre fasi
La ricerca ha coinvolto 62 volontari suddivisi in due gruppi: 31 consumatori abituali di caffè (moderati, entro i limiti di sicurezza indicati dall’EFSA) e 31 non consumatori. Il disegno sperimentale si è articolato in tre fasi. Dopo una prima fase di confronto tra i due gruppi, i bevitori abituali hanno sospeso completamente il caffè per 14 giorni. Al termine del periodo di astinenza, il gruppo è stato randomizzato in doppio cieco: 16 partecipanti hanno reintrodotto caffè normale, 15 caffè decaffeinato, per 21 giorni.
Durante tutto il percorso sono stati raccolti campioni di feci, urine e saliva, analizzati con metagenomica shotgun e metabolomica mirata e non mirata, e somministrati test psicologici e cognitivi standardizzati.
Cosa cambia quando si sospende il caffè
Dopo due settimane di astinenza, il profilo metabolico del microbiota dei bevitori si è alterato in modo significativo. In altre parole, togliere il caffè dalla dieta non è un evento neutro per l’ecosistema batterico intestinale. La pressione sistolica e diastolica è diminuita, mentre i livelli dei marker infiammatori CRP e TNFα sono aumentati, suggerendo un possibile ruolo protettivo del caffè contro l’infiammazione.
Sul piano comportamentale, impulsività e reattività emotiva sono diminuite rispetto al baseline.
I risultati: meno stress, umore migliore, effetti distinti tra caffeinato e decaffeinato
Alla reintroduzione del caffè, entrambi i gruppi (caffeinato e decaffeinato) hanno registrato minore stress percepito, sintomi depressivi ridotti (scala BDI) e minore impulsività.
Il caffè con caffeina è risultato specificamente associato a riduzione di ansia (STAI-Trait) e disagio psicologico (HSCL), oltre a un miglioramento di attenzione e vigilanza.
Il caffè decaffeinato, invece, ha mostrato effetti più marcati su memoria, qualità del sonno e attività fisica. I test di memoria episodica (ModRey) e di apprendimento (PAL) hanno evidenziato miglioramenti significativi solo nel gruppo decaffeinato.
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Il caffè modella il microbiota in modo specifico
A livello batterico, i consumatori abituali presentavano concentrazioni più elevate di Cryptobacterium curtum, di ceppi del genere Eggerthella e di Firmicutes CAG:94, quest’ultimo associato in letteratura a emozioni positive nelle donne. I non consumatori mostravano invece livelli più alti di Veillonella parvula, Veillonella sp. ACP1 e Haemophilus parainfluenzae.
Il caffè non ha modificato la diversità complessiva del microbiota (alfa e beta-diversità), ma ha agito in modo selettivo su specie specifiche, suggerendo un meccanismo di azione mirato piuttosto che generalizzato.
Non solo caffeina: il ruolo dei polifenoli
Un risultato particolarmente rilevante per il settore beverage è che gli effetti sul microbiota non dipendono esclusivamente dalla caffeina. Il caffè contiene centinaia di composti bioattivi — acidi clorogenici, polifenoli, melanoidine formate durante la tostatura — che agiscono in modo autonomo sulla flora batterica intestinale. I profili di metaboliti fenolici nelle urine dei partecipanti sono risultati elevati dopo reintroduzione sia di caffè normale sia di decaffeinato.
Questo dato sposta il focus dall’effetto stimolante della caffeina all’intera matrice funzionale della bevanda, aprendo prospettive interessanti per il segmento decaffeinato e per i posizionamenti functional beverage.
Le parole di Cryan
Come ha dichiarato il Professor Cryan: «Il caffè è molto più della caffeina: è un fattore alimentare complesso che interagisce con i nostri microbi intestinali, il nostro metabolismo e persino il nostro benessere emotivo. I nostri risultati suggeriscono che il caffè, con o senza caffeina, può influenzare la salute in modi distinti ma complementari».
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