Il prezzo del caffè non è mai stato così alto. Eppure, chi lo coltiva resta l’anello più fragile della catena. È il paradosso che attraversa il settore, e su cui interviene Fairtrade International con i nuovi prezzi minimi annunciati per il caffè, in vigore dal 1 dicembre 2026.
Dalla stessa data, il prezzo minimo Fairtrade per i chicchi di Arabica lavato salirà a 2,00 dollari la libbra, con un aumento di 20 centesimi, pari all’11%, rispetto al precedente 1,80 dollari. Oltre l’80% di tutto il caffè Fairtrade venduto è Arabica lavato. Per i chicchi naturali di Robusta, che rappresentano meno del 10% del venduto, il prezzo cresce di 10 centesimi fino a 1,30 dollari la libbra (circa +8%). Aumenti paralleli, di 20 e 10 centesimi, riguardano anche Arabica naturale e Robusta lavato.
I nuovi valori sono il risultato di un processo di ricerca e consultazione durato un anno, con raccolta dati, analisi di mercato e decisione democratica affidata allo Standards Committee di Fairtrade, organismo che riunisce rappresentanti di agricoltori e partner commerciali. I dati sui costi di produzione provengono da 57 cooperative in 13 paesi per il raccolto 2023-2024, aggiornati all’inflazione e ai tassi di cambio di settembre 2025. La proposta finale ha raccolto il contributo di oltre 600 intervistati.
Una rete di sicurezza che scatta solo quando serve
Il prezzo minimo Fairtrade è un prezzo di riferimento globale che funge da rete di salvataggio, proteggendo gli agricoltori da cali improvvisi e dalla volatilità del mercato. Entra in vigore solo quando i prezzi di mercato scendono sotto quella soglia, garantendo protezione nei periodi bassi e flessibilità per guadagnare di più quando il mercato sale. Per riferimento, il prezzo del caffè non è sceso sotto i 2,00 dollari da marzo 2024.
Restano invariati il differenziale biologico (0,40 dollari la libbra) e il Fairtrade Premium (0,20 dollari la libbra), l’importo aggiuntivo che le cooperative scelgono come investire nelle proprie attività e comunità. Nel 2024 le cooperative di caffè Fairtrade hanno guadagnato oltre 57 milioni di euro in Premium.
Perché il rialzo dei prezzi non basta
Guardando il mercato oggi, si potrebbe pensare che tutelare i prezzi per chi coltiva sia superfluo. Non è così. Come dimostra il Coffee Barometer 2026, il recente rialzo verso i massimi storici non è stato una correzione attesa, bensì la conseguenza di investimenti mancati, sfruttamento eccessivo delle risorse e vulnerabilità scaricata sull’anello più debole della catena.
Chi coltiva il caffè non solo è meno resiliente dei propri partner commerciali quando le filiere entrano in sofferenza, ma ha anche meno probabilità di adottare pratiche che favoriscano la resilienza a lungo termine, a causa dei rischi immediati che dovrebbe assumersi. Per quasi trent’anni, ricorda Colleen Anunu, Senior Advisor per il caffè di Fairtrade International, il settore dello specialty coffee si è basato sul falso presupposto che i premi di qualità garantissero condizioni di vita sostenibili, mentre coprivano soprattutto costi aggiuntivi di manodopera e competenze.
“I coltivatori di caffè vogliono guadagnarsi da vivere dignitosamente. La struttura dei prezzi Fairtrade è una rete di sicurezza fondamentale per le cooperative che sostiene la resilienza degli agricoltori di fronte ai cambiamenti climatici e alle pressioni normative emergenti, e sostiene anche la sicurezza delle catene di approvvigionamento globali. È l’unico intervento sui prezzi di mercato che comporta tale rigore e trasparenza”, afferma Colleen Anunu.
Una protezione dei prezzi credibile, conclude Fairtrade, non è un ostacolo all’efficienza del mercato ma il fondamento stesso di un mercato resiliente. La vera domanda che le imprese dovrebbero porsi va oltre il rispetto delle norme, oggi le persone che producono le loro materie prime possono permettersi di continuare a farlo?
+Info: www.fairtrade.net







