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Dai QR code alla caffeina, gli USA inseguono l’Europa sulla trasparenza delle bevande

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Negli Stati Uniti la partita sulla trasparenza delle bevande si gioca su due tavoli contemporaneamente. Da un lato il regolatore, con la FDA che mette l’etichettatura della caffeina nell’agenda 2026. Dall’altro l’industria, con i grandi nomi del beverage, da Coca-Cola a PepsiCo, che collegano i QR code delle confezioni a un database condiviso sugli ingredienti. Due mosse parallele, una obbligata e una volontaria, che raccontano dove sta andando il mercato e anticipano un tema destinato a toccare presto anche l’Europa.

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Il fronte FDA, la caffeina entra nell’agenda 2026

Il 29 giugno 2026 la Food and Drug Administration ha pubblicato l’agenda aggiornata del proprio Human Foods Program, inserendo tra le priorità dell’anno una guidance sull’etichettatura della caffeina in alimenti e bevande, insieme alla revisione del claim “healthy”. L’obiettivo dichiarato è definire linee guida sulle migliori pratiche per indicare la caffeina aggiunta, sia sul packaging sia nei canali retail e ristorazione.

La mossa nasce dalla crescente pressione legale e politica sui produttori di energy drink, accusati di minimizzare i rischi da consumo elevato soprattutto tra i minori, e allarga ora il focus dalle categorie di nicchia alle bevande mainstream. La FDA punta a pubblicare guidance in bozza o definitive entro fine 2026, precisando però di non essere vincolata all’elenco, che può cambiare in base alle priorità dell’amministrazione o a nuove emergenze sanitarie. Va ricordato che una guidance non ha valore di legge, ma segnala l’orientamento dell’agenzia e diventa riferimento pratico per le aziende.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle politiche del Segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. e del movimento Make America Healthy Again, che sull’etichettatura alimentare e sulla riduzione dell’autoregolamentazione del settore ha costruito buona parte della propria agenda.

Il fronte industriale, i QR code diventano infrastruttura condivisa

In parallelo, i principali attori del beverage statunitense hanno annunciato a giugno l’espansione nazionale di un’infrastruttura digitale condivisa di trasparenza. Coca-Cola, PepsiCo, Keurig Dr Pepper, insieme a marchi del comparto energetico come Red Bull, Monster Energy, Celsius e Polar Beverages, collegano i QR code già stampati sulle confezioni al portale GoodToKnowFacts.org, promosso da American Beverage.

La piattaforma, lanciata a luglio 2025, raccoglie informazioni su oltre 140 ingredienti, spiegandone uso e funzione e rimandando alle valutazioni di sicurezza delle autorità pubbliche. Come sottolinea l’associazione, il database attinge solo a fonti indipendenti, senza ricerca o posizioni dell’industria, con le valutazioni di FDA, EFSA, Health Canada e del comitato congiunto FAO/OMS.

“I consumatori vogliono maggiore trasparenza e meritano di avere fiducia nella sicurezza di ciò che mangiano e bevono. Trasparenza significa più che elencare gli ingredienti, significa fornire il contesto che aiuta a capire dove un ingrediente è usato, a cosa serve e come lo valutano i regolatori nei diversi Paesi”, ha dichiarato Kevin Keane, presidente e CEO di American Beverage.

L’integrazione è partita nel primo trimestre 2026: PepsiCo ha già collegato i propri codici, mentre gli altri completeranno il percorso con l’obiettivo di una copertura pressoché totale dei portafogli entro fine 2027. L’iniziativa fa da complemento a SmartLabel, la piattaforma della Consumer Brands Association che copre oltre 106.000 prodotti di più di mille brand.

Cosa insegna il caso europeo

Guardando all’Europa, il tema non è affatto nuovo. Il Regolamento (UE) 1169/2011 impone già oggi un’etichettatura chiara per le bevande con oltre 150 mg di caffeina per litro, con l’avvertenza “Alto contenuto di caffeina. Non raccomandato per bambini o donne in gravidanza o in allattamento” seguita dall’indicazione quantitativa in mg per 100 ml. Un obbligo armonizzato e direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, che segna una differenza sostanziale rispetto al quadro statunitense, storicamente più permissivo.

Sul fronte dei limiti di consumo, l’EFSA fissa da tempo i propri riferimenti: fino a 400 mg al giorno per un adulto sano e circa 3 mg per kg di peso corporeo per bambini e adolescenti. Su queste basi diversi Paesi hanno introdotto vincoli alla vendita ai minori, da Lettonia e Lituania alla Polonia, fino alla recente stretta della Repubblica Ceca. In Italia non esiste un divieto nazionale, ma vige l’obbligo di etichettatura previsto dal regolamento comunitario.

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Quando la regolamentazione arriverà anche da noi

La direzione è segnata. La revisione della direttiva AVMSD attesa nel 2026 potrebbe introdurre restrizioni vincolanti sul marketing degli energy drink rivolto ai minori, mentre organizzazioni come Foodwatch chiedono all’UE misure più nette, dal divieto di vendita agli under 18 allo stop alla pubblicità verso i giovani. Il pressing regolatorio, in altre parole, non è un’esclusiva americana.

Per le aziende che operano sul mercato italiano ed europeo il messaggio è chiaro. L’etichettatura digitale, i QR code informativi e la trasparenza sugli ingredienti stanno passando da leva di marketing a requisito atteso, se non presto obbligatorio. Chi si attrezza per tempo, costruendo schede ingredienti verificabili e comunicazione chiara sui contenuti come la caffeina, si troverà avvantaggiato quando il tema, già oggi al centro del dibattito europeo, si tradurrà in norme più stringenti. La partita statunitense, insomma, è una prova generale di ciò che attende il beverage anche da questa parte dell’Atlantico.

+Info: americanbeverage.org

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