Campari Group ha approvato i risultati annuali al 31 dicembre 2025. Le vendite nette si attestano a €3.051 milioni, con una crescita organica del +2,4% nonostante un contesto operativo che il Gruppo definisce sfidante. L’EBIT rettificato sale a €637 milioni (+5,4% organico), con un margine al 20,9% in miglioramento di 60 punti base. L’EBITDA rettificato raggiunge €785 milioni (+7,6% organico).
Il dato più rilevante sul fronte finanziario è la riduzione della leva, scesa a 2,5 volte il rapporto debito netto/EBITDA rispetto ai massimi di 3,6 volte registrato a settembre 2024 dopo l’acquisizione di Courvoisier. L’obiettivo è stato raggiunto con un anno di anticipo rispetto al piano previsto, con un free cash flow ricorrente è pari a €571 milioni. Il dividendo proposto sale a €0,100 per azione, in aumento del +54% rispetto ai €0,065 dell’anno precedente, con un payout ratio del 35%.
La Borsa ha accolto positivamente i risultati: all’apertura del 5 marzo il titolo Campari segnava un rialzo del +6%, salito oltre il +9% nel corso della mattinata.
Crescita diffusa in 24 mercati, Aperol e Sarti Rosa trainano
La crescita organica si è distribuita su 24 mercati in tutte le aree geografiche. In termini di sell-out, il Gruppo segnala un aumento delle quote di mercato in quasi tutti i segmenti, in particolare aperitivi e tequila.
La House of Aperitifs (44% delle vendite) cresce del +2%, guidata dalla franchise Aperol (+1%), da Sarti Rosa (in crescita a tripla cifra) e da Crodino (+7%). La House of Cognac and Champagne registra la performance più forte (+14%), con Courvoisier che contribuisce con vendite nette pari a €157 milioni dal suo ingresso nel perimetro organico a maggio.
Negli Stati Uniti le vendite restano invariate, con tutte le brand house in crescita del +2%, compensate dal calo dei marchi locali, in particolare SKYY. In Italia la variazione è del -1%, ma con un quarto trimestre positivo (+5%).
Hunt, “Restiamo fiduciosi nella crescita di lungo periodo”
Simon Hunt, Chief Executive Officer, ha commentato: “Nel 2025 abbiamo affrontato le complessità con resilienza e conseguito una robusta crescita organica sia delle vendite sia della redditività, rafforzando al contempo la nostra direzione strategica. Il nostro team di Camparisti ha fatto sì che i nostri brand sovraperformassero e guadagnassero quote di mercato in quasi tutti i mercati a livello globale”.

Il CEO ha sottolineato che “la forte dinamica del business e la riduzione della leva finanziaria con un anno di anticipo rispetto ai piani ci hanno consentito di aumentare il payout del dividendo, rafforzando ulteriormente il rendimento per gli azionisti”.
Guardando al 2026, Hunt ha aggiunto: “Restiamo pienamente fiduciosi nella nostra capacità di generare crescita di lungo periodo, accrescitiva per i margini e generatrice di cassa, focalizzata su nuovi formati per nuove occasioni di consumo, su un maggior focus sui brand strategici e su un’accelerazione dell’espansione geografica”.
Nuova struttura organizzativa in quattro business unit
Dal 2026 Campari Group adotta una nuova organizzazione articolata in quattro business unit geografiche, ciascuna con leadership dedicata: Europa, Nord America, Asia-Pacifico e Mercati in via di sviluppo. La nuova struttura sostituisce la precedente ripartizione Americhe/EMEA/Asia-Pacifico e diventerà la base per il reporting per segmenti del Gruppo. Nel 2025, le vendite nette per le nuove business unit si sarebbero distribuite così: Europa €1.420 milioni, Nord America €1.132 milioni, Mercati in via di sviluppo €300 milioni e Asia-Pacifico €200 milioni.
Cessioni, nuova governance e dazi USA nel 2026
Sul fronte della razionalizzazione del portafoglio, nel 2025 il Gruppo ha ceduto uno stabilimento australiano, oltre ai marchi Cinzano, Averna e Zedda Piras. I proventi complessivi delle dismissioni, inclusa la vendita di Tannico tramite Dioniso Group, superano i €210 milioni.
Cambio anche sul fronte della governance, dal 4 marzo 2026 si sono dimessi Alessandra Garavoglia, Robert Kunze-Concewitz e Paolo Marchesini. Il CdA ha proposto la nomina di Francesco Mele (CFO) come amministratore esecutivo, insieme ad Alessandro Garavoglia (Vice Presidente), Jacopo Forloni e Chiara Lazzarini. Con l’ingresso di Alessandro Garavoglia e Forloni — figlio di Alessandra Garavoglia — prende avvio il passaggio generazionale nell’ambito dell’azionista di controllo Lagfin S.CA. Jean-Marie Laborde è stato proposto come amministratore esecutivo e Vice Presidente.
Per il 2026, il Gruppo prevede crescita organica sostenuta delle vendite e un aumento contenuto del margine EBIT rettificato, pur scontando l’impatto dei dazi USA stimato in circa €30 milioni su base annua. Il programma di contenimento costi dovrebbe generare un risparmio di circa 70 punti base sul margine nel 2026 e 200 punti base complessivi entro fine 2027.
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