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Dal Judo al Gin, dallo sport agli spirits. Così il pluricampione italiano Alberto Borin – per gli amici “Bert” – ha cambiato vita insieme alla sua dolce metà Claudia Lafferty e realizzato il suo sogno nel cassetto. O meglio la rivincita dell’outsider, proprio come indica il nome del suo “Upperhand Gin”.

Ma cos’ha spinto una leggenda italiana del Judo a trasferirsi in Scozia e iniziare a produrre Gin? Beverfood.com lo ha chiesto al diretto interessato, che si è raccontato in una lunga intervista alle prese con un nuovo progetto che promette già tante altre belle novità. “Com’è iniziata la mia seconda vita? Semplice, dall’unione con mia moglie. Claudia ha un’agenzia di consulenza per aziende nel mondo del vino e dei liquori e una passione sfrenata per il suo lavoro. Palato sopraffino e commerciale d’eccellenza, ha risvegliato in me un mondo che da sempre mi affascina e mi appassiona”, esordisce Bert ringraziando in primis la sua spalla nel lavoro e nella vita, nonché discendente della celebre famiglia irlandese dei Lafferty.

“Sono cresciuto tra vigneti e tatami. Per la precisione a Santa Teresina, una frazione del comune di Noventa di Piave (VE). Con mio padre e l’aiuto di tutta la famiglia, portavamo avanti una piccola produzione di vino Pinot grigio e Cabernet. Avevamo anche un alambicco, attraverso il quale sempre mio papà mi mostrava i processi di distillazione delle vinacce con cui ovviamente si produce la grappa”, prosegue ai nostri microfoni.

Abbiamo detto come e con chi, restano quando e perché.
“A ottobre 2017 io e mia moglie abbiamo deciso di creare qualcosa di nostro in tutti i sensi, qualcosa che rispecchiasse il nostro carattere deciso. Perché? Semplice, perché siamo persone concrete e che lavorano sodo. Non ci sono vie semplici nella vita, ma solo obiettivi e determinazione per raggiungerli. A volte però, mentre stai lavorando duro per arrivare a quei traguardi, altre persone ti denigrano, ti mettono i bastoni tra le ruote o, ancora peggio, si prendono il merito del tuo operato. Abbiamo voluto creare un prodotto che rappresentasse tutti coloro che, come noi, credono fortemente in un obiettivo e lottano strenuamente per raggiungerlo. Nonostante i ‘non ce la farai’ e i ‘lascia perdere’ della gente…”.

Ecco spiegato il nome “Upperhand”.
“Esatto. ‘Get the upper hand’ significa letteralmente prendere il sopravvento e rispecchia pienamente la voglia di rivincita, lavorando duro e credendoci fortemente. In ambito sportivo, quando la squadra sfavorita – detta ‘underdog’ – vince contro ogni pronostico dinanzi alla squadra data per favorita, si dice infatti: ‘The underdog got the upper hand’. Capito meglio il nome del nostro Gin ora? Il mio percorso sportivo iniziò tanti anni fa in una piccola società di Judo e l’ambizione di diventare un professionista destava solo sorrisi retorici e sguardi dubbiosi tra la gente. Io però non mi sono arreso e non ho mai smesso di crederci. Mai. Io sono un Upperhand”.

Passiamo alle note tecniche: come descriveresti il tuo prodotto?
“Al naso Upperhand risulta balsamico, con una spiccata nota di aneto e basilico. In bocca, si percepiscono invece note importanti di ginepro e limone con aneto e basilico a chiudere e dare rotondità e persistenza, pulendo il palato e lasciando una sensazione di freschezza. In cucina si sposa bene per esempio con piatti crudi, siano essi di carne o di pesce. Mi permetto anche di consigliarlo nella preparazione di dolci. Nei drink, avendo quattro botaniche di base, ti permette invece di spaziare molto. A parte il classico Gin & Tonic, il Basil Smash è sicuramente un cocktail che lo esalta. A me personalmente piace molto nel Negroni, ma anche in un twist sul Bloody Mary dice la sua”.

Il tuo “Upperhand Gin” è nato nel 2019. Che riscontri hai avuto in questo anno e mezzo di produzione?
“Da un recente sondaggio, dove abbiamo chiesto ai nostri consumatori britannici di descrivere le loro prime impressioni su Upperhand, gli aggettivi più usati sono stati: ‘diverso’, ‘unico’, ‘fresco’. Ero quasi commosso. Questo era proprio quello che volevamo: creare un prodotto unico, che si differenziasse, originale e riconoscibile. Anche dal punto di vista dei numeri possiamo ritenerci soddisfatti. Nonostante la pandemia abbia rallentato, se non azzerato, le vendite per molti mesi, abbiamo visto poi una timida apertura. Vi faccio dei numeri concreti… Siamo partiti con una produzione di 3.000 bottiglie e adesso stiamo producendo il quarto lotto. Per un totale di 36.000 bottiglie prodotte, distribuite in 10 diversi mercati tra Europa, Medio Oriente e Canada. Oltretutto, Upperhand ha già ricevuto due premi internazionali: la medaglia d’argento con 94 punti ai IWSC di Londra e la medaglia d’oro ai China Awards. Non siamo tipi da medaglie, ma averle ricevute rappresenta senza dubbio quella pacca sulla spalla che ti fa capire di essere sulla giusta strada”.

Dacci infine un’anticipazione… “Upperhand Gin” sarà unico o solo il primo di una lunga serie?
“Upperhand è il primo ed è sicuramente quello che sento particolarmente, in quanto racconta la mia storia… Ma non sarà l’unico. Sarà infatti disponibile a breve il Lafferty’s Gin, un London Dry Gin classico. In etichetta troverete Archy, un alpaca che rappresenta Archibald Lafferty, il capostipite della famiglia da cui Claudia è discendente e che dà il nome alla società, trasferitosi dall’Irlanda in Scozia a fine ‘800. Gli alpaca sono animali straordinariamente intelligenti e versatili, con grande adattabilità, e danno idea di spensieratezza e allegria. Esattamente lo stato d’animo che questo Gin vorrebbe regalare a chiunque decida di assaggiarlo. E vi anticipo anche che Archy sarà solo il primo della serie Lafferty!“.

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