Normative - Legislazione Tecnologia & Packaging Caffè - Tè - Bevande Calde e Coloniali

Capsule caffè imballaggi dal 12 agosto, e per il vending salta la regola sulla raccolta

Pinterest LinkedIn

Tre miliardi di capsule ogni anno, e un pezzo enorme consumato lontano da casa. Uffici, aree di servizio, sale break. È qui, nel fuori casa presidiato da vending e OCS, che il nuovo Regolamento UE Imballaggi (PPWR) apre la domanda più scomoda. Dal 12 agosto 2026 capsule e cialde cambiano natura giuridica: diventano imballaggi a tutti gli effetti, anche quando finiscono nel cestino ancora piene di caffè esausto. Ma chi le raccoglie, materialmente, dove non arriva il servizio comunale?

La risposta, fino a poche settimane fa, sembrava essersi appena sbloccata. Poi il quadro è cambiato di nuovo.

Il paradosso della raccolta fuori casa

Nell’aprile 2025 l’Albo nazionale gestori ambientali aveva aperto una porta importante. Con la Delibera n. 3 del 14 aprile 2025 consentiva alle imprese, incluse quelle del vending, di iscriversi alla categoria 1 per raccogliere e trasportare i rifiuti costituiti da capsule di caffè esauste, classificati con il codice EER 20.01.99. Un tassello concreto: chi gestisce i distributori negli uffici avrebbe potuto occuparsi anche del ritiro delle capsule usate, un servizio dedicato là dove il cassonetto stradale non entra.

Quella porta, però, si chiude proprio il 12 agosto. La riclassificazione imposta dal PPWR travolge l’impianto precedente: se la capsula è imballaggio, il codice EER 20.01.99 non è più valido. Con la Delibera n. 3 del 1° luglio 2026 lo stesso Albo ha quindi disposto l’abrogazione della delibera del 2025, adeguando i requisiti della categoria 1 al nuovo elenco dei rifiuti conferibili. Con la cancellazione di quel codice, la competenza sul fine vita si sposta interamente sui sistemi EPR e sui consorzi di filiera, Corepla per la plastica e Cial per l’alluminio, chiamati a integrare le capsule nei rispettivi flussi. Saranno loro, insieme ai Comuni o a nuovi accordi dedicati, a dover ideare un sistema di raccolta capace di arrivare fin dentro le sale break aziendali. In pratica, la cornice normativa che stava per abilitare il ritiro dedicato nel fuori casa viene sostituita nel momento stesso in cui il problema della raccolta diventa più urgente.

Cosa parte davvero il 12 agosto, e cosa no

Tutte le capsule rigide (alluminio/plastica) entrano nel perimetro degli imballaggi e scatta la responsabilità estesa del produttore. L’etichettatura ambientale armonizzata UE non è però obbligatoria da questa data: la sua applicazione decorre dal 12 agosto 2028, o da due anni dopo l’adozione delle disposizioni tecniche della Commissione, se successiva.

Motivo: nel testo di gennaio l’obbligo di etichetta armonizzata è anticipato al 12 agosto 2026, ma è al 2028. È l’unico punto fattualmente da correggere.

Il resto (Belgio, RECAP, no-pack, strategie) resta valido: sono strategie industriali, non date di legge.

Restano invece più avanti nel tempo gli obblighi che incidono sul prodotto. La riciclabilità su vasta scala scatta dal 1° gennaio 2030, mentre dal 1° gennaio 2035 le capsule dovranno risultare effettivamente riciclate attraverso filiere e impianti operativi, non solo teoricamente compatibili. Anche l’etichetta europea armonizzata, con pittogrammi uguali nei diversi Paesi, non è un obbligo immediato: la sua applicazione decorre dal 12 agosto 2028, o da due anni dopo l’adozione delle disposizioni tecniche della Commissione, se successiva.

Il nodo resta il fuori casa

Il tema, per il vending e l’OCS, non è teorico. Secondo uno studio Biorepack ripreso in questi giorni, in Italia si utilizzano quasi 3 miliardi di capsule l’anno, di cui il 72% in plastica, il 22% in alluminio e appena il 6% compostabile. Una parte consistente di questi consumi avviene negli ambienti di lavoro, dove spesso manca persino un contenitore dedicato alle capsule esauste. La norma spinge verso la raccolta differenziata, ma la filiera che dovrebbe intercettare fisicamente le capsule fuori dal circuito domestico è ancora da costruire, e nel frattempo lo strumento che stava per abilitarne i gestori è stato azzerato.

La partita, per gli operatori del fuori casa, si gioca quindi su un doppio binario: adeguarsi da subito ai nuovi obblighi documentali e di contribuzione ambientale come soggetti della filiera imballaggi, e presidiare le prossime mosse dell’Albo e dei consorzi per capire chi, e con quali strumenti, potrà tornare a raccogliere legalmente le capsule negli uffici italiani.

© Riproduzione riservata

Tu cosa ne pensi? Scrivi un commento (0)

Per continuare disattiva l'AD Block

La pubblicità è fondamentale per il nostro sostentamento e ci permette di mantenere gratuiti i contenuti del nostro sito.
Se hai disattivato l'AD Block e vedi ancora questo messaggio ricarica la pagina