Non è la birra a fare notizia, ma le bevande che le stanno intorno. Nel primo semestre 2026 il Gruppo Carlsberg cresce trainato da soft drink, analcolici e da due mosse strategiche che ne ridisegnano il perimetro internazionale, mentre restringe la forbice delle attese sull’intero anno spingendola verso l’alto.
Il gruppo birrario danese ha chiuso i sei mesi al 30 giugno 2026 con ricavi in crescita del 2,6% a 47.053 milioni di corone danesi e una crescita organica del 2,7%. L’utile operativo sale del 4,5% a 7.448 milioni di corone, con una crescita organica del 5,9% e un margine operativo migliorato di 30 punti base al 15,8%. L’utile netto avanza del 6,0% a 4.288 milioni di corone, con un utile per azione anch’esso a +6,0% (32,4 corone). I volumi totali crescono del 2,8%, mentre la componente puramente organica si ferma a +1,7%.
A tirare la crescita sono le categorie oltre la birra tradizionale. Le bevande analcoliche (soft drink) segnano +9% organico, le birre senza alcol +11%, mentre la birra premium e il segmento Beyond Beer si fermano a +1%. Tra i marchi internazionali spicca Pepsi, in crescita del 17% e diventato ora il secondo brand del gruppo per volumi, davanti a Tuborg (+3%) e insieme a Carlsberg (+6%). Il marchio 1664 Blanc cede l’1%.
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Sapporo e PepsiCo, il semestre delle alleanze
Sul fronte strategico, il semestre è segnato da due operazioni. Carlsberg ha siglato una partnership con Sapporo Breweries per una joint venture nel Sud-est asiatico e a Hong Kong, di cui deterrà il 75%, incassando dalla giapponese una contropartita in denaro di 643 milioni di dollari per il 25% e mantenendo il controllo operativo dei mercati coinvolti. L’operazione, che avevamo raccontato al momento dell’annuncio (leggi Carlsberg e Sapporo, joint venture in Asia e patto nel Regno Unito), va ad ampliare il portafoglio premium del gruppo.
Parallelamente Carlsberg ha annunciato l’espansione dell’accordo di imbottigliamento con PepsiCo, che dal 2029 la porterà a operare come bottler in Danimarca, Finlandia e nei tre Stati baltici, oltre all’ingresso in Azerbaijan dal 2027. Con questi accordi Carlsberg avrà accordi di imbottigliamento PepsiCo in 15 mercati nel 2029.
Prosegue intanto l’integrazione di Britvic, con sinergie che procedono più velocemente del previsto: l’azienda stima di realizzare circa il 50% dei 110 milioni di sterline di sinergie totali già nel 2026, contro il precedente 30-40%, arrivando a circa l’80% entro fine anno.
Proprio la maggiore velocità sulle sinergie Britvic, unita alla disciplina sui costi e alla buona visibilità sui mesi estivi, ha spinto il gruppo a rivedere la guidance. La crescita organica dell’utile operativo attesa per il 2026 sale ora al 4-6% (dal precedente 2-6%) sulla base dell’utile operativo 2025 (CPM) di 13.686 milioni di corone. Sul piano finanziario, il rapporto tra debito netto ed EBITDA scende in modo netto a 3,0 volte (da 3,9x del primo semestre 2025), avvicinando l’obiettivo di leva a 2,5x.
La parola al CEO
A commentare i risultati è il Group CEO Jacob Aarup-Andersen: “Carlsberg ha realizzato una solida crescita del fatturato e degli utili nel primo semestre nonostante il persistente contesto macroeconomico incerto, e abbiamo visto continui buoni progressi sulle nostre priorità strategiche chiave, con una crescita particolarmente forte per soft drink e birre analcoliche. Abbiamo firmato una partnership strategica con Sapporo, rafforzando ulteriormente il nostro portafoglio di birre premium, e annunciato l’espansione della partnership con PepsiCo nei paesi nordici, nei Baltici e in Azerbaijan”.
Il manager aggiunge: “Siamo impegnati a raggiungere il nostro obiettivo finanziario di leva a 2,5 volte e faremo forti progressi in questa direzione nel 2026 grazie alla generazione di free cash flow, all’emissione di obbligazioni ibride e ai proventi attesi dall’investimento di Sapporo nella nostra nuova joint venture”.

Non mancano le note deboli, concentrate in Asia. In Cina il mercato della birra è rimasto fiacco, con i volumi del secondo trimestre in calo del 6% e quelli semestrali in flessione del 3%, aggravati da condizioni meteo avverse nelle aree centrali e meridionali del Paese, anche se il portafoglio premium ha continuato a crescere.
L’aggancio italiano arriva dal Regno Unito, dove tra i driver della crescita a volume della birra il gruppo cita il Birrificio Angelo Poretti, insieme a 1664 Bière e Mythos. Un semestre che conferma la traiettoria già delineata nel primo trimestre (leggi Carlsberg cresce nel Q1 2026, ricavi organici +3,6% e volumi a +2,8%), con il gruppo danese sempre più orientato verso premium, analcolico e soft drink.
+Info: www.carlsberggroup.com



