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La birra, come ogni prodotto alimentare, è frutto del lavoro e del sapere dell’uomo, ma in primis della ricchezza della terra e della natura. Anche se oggi la quasi totalità delle birre artigianali italiane vengono prodotte con malti industriali tedeschi o americani e luppoli che arrivano da ogni parte del globo, alcune si distinguono per essere brassate con materie prime coltivate direttamente dal birrificio.

 

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Proprio grazie a tali realtà produttive emerge chiaramente il legame stretto ed indissolubile tra la bevanda e l’orzo ed i luppoli da cui deriva, così come dal territorio in cui le materie prime vengono coltivate. Il Birrificio contadino Cascina Motta, in Piemonte, si distingue sulla scena nazionale proprio per questa unicità: è l’unico birrificio inglobato all’interno di un’azienda agricola che produce direttamente tutti i cereali ed il luppolo per le proprie birre, gestendo direttamente nel proprio laboratorio anche la maltazione e la brassatura. Una realtà a filiera 100% aziendale, in cui sono i ritmi della natura, dalla semina dei cereali, alla raccolta del luppolo, a dettare il lavoro in campo prima che in malteria e birrificio, nonché definire la stagionalità delle birre prodotte.

 

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La scelta grafica e dei nomi delle birre contadine di Cascina Motta colpisce decisamente l’attenzione, focalizzando immediatamente il peculiare ed unico legame con la terra. Le etichette al tatto trasmettono una sensazione particolarmente coinvolgente e calda: sono stampate su una ricercata carta certificata ecologica, realizzata con il 20% di scarti di orzo da birra e con fonti energetiche da energie rinnovalibi. Una scelta eco-friendly, che apre ancora di più la mente a cogliere il sottile messaggio portato dalla scelta dei nomi delle birre e dalle grafiche che arricchiscono le etichette. Alessandro Beltrame, il mastro birraio del Birrificio contadino e ideatore dell’impostazione grafica, spiega: “la scelta dei nomi delle birre è stato un aspetto a lungo ragionato con i soci Marco e Massimo, ma abbiamo condiviso di voler trasmettere attraverso le nostre produzioni il profondo legame della nostra birra contadina con la terra e con la tradizione rurale del territorio piemontese. Abbiamo così pensato di designare ogni birra con il nome dialettale di uno degli attrezzi impiegati per la coltivazione dei cereali dell’epoca dei nostri nonni, quando il lavoro nei campi era la dura realtà quotidiana di tutti“.

 

La prima birra brassata dal Birrificio Cascina Motta è una classica pils denominata “Sloira”. Il termine in dialetto locale significa aratro, ovvero lo strumento principe per la lavorazione del terreno, quello impiegato per scarificare i campi ad ogni inizio di una nuova annata agraria. L’etichetta riporta, quindi, in primo piano la sagoma dell’aratro, ma anche quella del bue di razza piemontese: senza la possente forza e la mansueta obbedienza dell’animale, il lavoro dell’uomo nulla potrebbe rispetto alla tenacia del terreno nudo.  Alla degustazione, questa birra presenta dei chiari sentori di cereale fresco sia al naso che in bocca, frutto dei sentori attribuiti dall’orzo distico di varietà Tazio e Bastille coltivati e maltati in azienda. Di facile bevibilità, presenta un piacevole amaro finale che pulisce la bocca e la prepara ad una seconda sorsata. I luppoli che donano questi sentori sono Hallertau hersbrucker, Magnum e Chinook in cono.

 

Decisamente più intensa a livello aromatico è “Sanpa”, la ale tipo saison, brassata impiegando il 10% di frumento tenero e il 10% di segale non maltati. Anche se la base di malti e di luppoli è la medesima, la connotazione aromatica dei cereali minori è evidente ed inconfondibile: Presenta dei chiari sentori di cereale fresco, con note tipiche del frumento e della segale, sia al naso che in bocca. Al profumo si percepiscono, inoltre, sentori tropicali e speziati, tipici dello stile saison che rendono la percezione olfattiva molto complessa ed elegante. L’amaro finale, piuttosto spiccato, ma elegante invita a continuare la degustazione. Carbonatazione naturale, delicata, fine ed evanescente. Ma cosa significa Sanpa? Semplicemente “zappa”, lo strumento più comune del lavoro contadino, con cui si affina la terra e si eradicano le infestanti. Ad accompagnare il lavoro dell’uomo, il volo dei piccioni: sempre appostati nei pressi delle cascine, colgono l’occasione del terreno appena smosso dall’uomo per scovare piccoli insetti e lombrichi con cui nutrirsi.

 

La birra più complessa a livello organolettico, nel trittico delle attuali referenze del Birrificio contadino Cascina Motta, è indubbiamente “Cavagna”. Il nome designa la cesta di vimini utilizzata un tempo per la semina a spaglio manuale dell’orzo e del frumento. Una immagine evocativa che, forse più delle altre, focalizza il rapporto tra l’uomo, la terra, le piante e la forza vitale che pervade ogni cosa. La stessa virtù che, grazie alla conduzione in regime di agricoltura biologica, il Birrificio contadino si impegna a rispettare, rinvigorire e valorizzare. Nell’immagine sull’etichetta spiccano, inoltre, due elementi grafici: il ratto, nascosto tra le ceste e nei campi appena seminati, sempre in agguato alla ricerca delle preziose sementi di cui nutrirsi, e l’imponente villa napoleonica, cuore nobile ed antico dei poderi di Cascina Motta. La birra nel boccale sprigiona tutta la sua ricchezza di lager ambrata, tipo Vienna. In bocca e al naso presenta dei chiari sentori di malto caramellato e torrefatto, derivati dal malto ricavato da Orzo distico varietà Tazio e Bastille e sottoposti a lunga tostatura. Sensazioni di biscotto e cereale cotto accompagnano la bevuta, che si chiude con un amaro finale piacevole, che la rende facile da bere, nonostante la gradazione leggermente superiore. In questa birra contadina è il luppolo Hallertau hersbrucker in cono a prevalere, mentre Magnum e Chinook ne completano l’eleganza e l’articolazione gusto-olfattiva.

 

 

Un elemento unico per il settore birrario italiano – e non solo – è la presenza in etichetta dell’annata di raccolta delle materie prime. La scelta di Alessandro e dei soci Marco Malaspina e Massimo Prandi, è, infatti, di valorizzare anche la straordinaria diversità che contraddistingue le produzioni anno dopo anno. Una variabilità che non si può cogliere nelle comuni birre artigianali, così legate ad ingredienti standardizzati e stabili, che tendono a svilire il legame con la natura e con il territorio.

Grazie alla birra contadina si può così scoprire, o meglio riscoprire, come ogni campo di cereale, ogni annata agraria, ogni ciclo di maltazione e ciascuna cotta presentino delle peculiarità che portano ad una costante variabilità del prodotto, così come avveniva per le autentiche birre frutto diretto della Natura e del sapere antico dell’Uomo.

 

+Info: www.cascinamotta.it

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