Oltre 5.000 analisi delle uve nelle sole due settimane prima della raccolta. È questo il numero che racconta meglio la vendemmia 2026 di Cavit, partita in Trentino con circa una settimana di anticipo sul 2025 a causa delle temperature primaverili sopra la media. In un’annata in cui il ciclo della vite accelera, il consorzio trentino punta tutto sulla capacità di leggere il territorio micro-area per micro-area, traducendo i dati in scelte agronomiche precise.
Al centro di questa regia c’è il cosiddetto laboratorio naturale diffuso, il modello con cui Cavit mette a sistema dati, competenze agronomiche e conoscenza delle migliaia di parcelle vitate del Trentino. Lo strumento chiave è PICA, la Piattaforma Integrata Cartografica Agriviticola, usata dal team di agronomi dal 2010 per raccogliere dati e restare in contatto diretto con i soci viticoltori. Oggi consente di seguire oltre 6.350 ettari di vigneto, più del 60% della superficie vitata della provincia di Trento.
Un’annata anticipata sotto stretta osservazione
La stagione 2026 si è aperta con temperature primaverili superiori alla media. In aprile, nelle zone di fondovalle, il Trentino ha registrato un aumento di circa 2 gradi rispetto alla media degli ultimi 25 anni. Il germogliamento anticipato ha impresso un ritmo accelerato al ciclo della vite, confermando l’avvio della raccolta con circa una settimana di anticipo sul 2025. Lo stato sanitario di vegetazione e grappoli è ottimo su tutte le aree vitate, con una pressione delle malattie fungine quasi inesistente, a differenza dell’annata precedente.
Un monitoraggio capillare, tra sensori e raccolta manuale
Attraverso PICA, il team agronomico segue la maturazione su un campione fisso di 1.000 vigneti rappresentativi, mappati costantemente per confrontare ogni annata con le precedenti. Nelle due settimane prima della raccolta questo presidio si traduce in oltre 5.000 analisi delle uve, una media di 5 rilievi per vigneto, su parametri come zuccheri, acidità e precursori aromatici. Il monitoraggio climatico è affidato a una rete di stazioni meteo posizionate ogni 70 ettari di vigneto. Dall’inizio dell’anno Cavit ha inviato circa 50 informative tecniche e oltre 30.000 sms di alert agli oltre 5.250 viticoltori della filiera.
Il paradosso è tutto qui. A fronte di questa mole di dati, il modello resta fondato sulla dimensione artigianale, con soci che coltivano in media 1,2 ettari a testa (quasi due campi da calcio) e una vendemmia rigorosamente manuale, per selezionare le uve direttamente in vigna.
Precisione geologica, dal Traminer al Pinot Nero
I dati pedoclimatici raccolti da PICA hanno permesso di affinare il posizionamento dei nuovi impianti. Il Traminer aromatico è oggi concentrato su suoli di natura glaciale, nella fascia altimetrica fra i 350 e i 550 metri sul livello del mare, dove temperature medie leggermente più elevate favoriscono note aromatiche più intense. In aree con caratteristiche analoghe, la coltivazione del Pinot Nero dà vini di maggior carattere e longevità.
«Per ora la situazione nei vigneti trentini è molto positiva in tutte le aree del territorio, lo stato sanitario di vegetazione e grappoli è eccellente. Le zone viticole caratterizzate da suoli profondi, di origine glaciale, che si trovano nella fascia altimetrica di media collina, si confermano più resilienti ai cambiamenti climatici, per il fatto di garantire una maggior riserva idrica nel terreno», spiega Andrea Faustini, enologo, coordinatore e responsabile scientifico del team agronomico Cavit.
È su questa base che si innesta il lavoro degli enologi, chiamati a realizzare in cantina la sintesi finale fra le diverse performance delle micro-aree, mantenendo coerente lo stile di ogni etichetta annata dopo annata. «Conoscere in anticipo il potenziale di ogni singola parcella ci permette, in cantina, di costruire un vino che rispetta l’identità di ogni micro-area. È qui che il rigore scientifico incontra il mestiere dell’enologo», conclude Faustini.
La capacità di coniugare rigore scientifico e cura artigianale, dalla vigna alla cantina, conferma il ruolo di Cavit come capofila di un sistema diffuso, capace di raccogliere migliaia di segnali dal territorio e restituirli come un’unica voce coerente, dal vigneto al mercato globale.
+Info: www.cavit.it


