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Nel mondo del beverage da giorni non si parla d’altro: il lancio dello Chandon Garden Spritz. Una bevanda facile e pronta, bollicine con tonalità arancione. Sembrerebbe un film già visto, ma la trama è più complessa. C’è chi l’ha chiamata la “guerra dello spritz”, dimenticandosi forse che la guerra, quella vera, sta andando in scena a poche migliaia di chilometri da qui. Chiamiamola con il suo nome: concorrenza, anzi sana concorrenza, a meno che qualcuno non tiri fuori dal cilindro tutele del marchio o cose del genere. Questo è un bel testa a testa alla Zidane-Materazzi, con tanto di bandiere nazionali tra Italia e Francia. Un derby del beverage che abbraccia il vino, le bollicine e i cocktail, con un obiettivo comune. Far tornare la gente ad uscire e consumare.

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“Chandon Garden Spritz diventerà il simbolo del ritorno degli aperitivi. Dove i locali da aperitivo hanno aperto, la domanda è già alle stelle, vogliamo far tornare la gente sulle terrazze. Ci aspettiamo una ripresa molto forte della domanda, poiché i risparmi accumulati durante i blocchi saranno in parte spesi in ristoranti e bar”. L’ha toccata piano Philippe Schaus, Ceo di Moët Hennessy, parte del colosso LVMH. Proprio su questa eterna rivalità tra Italia e Francia si gioca una partita di mercato, in cui i cugini vorrebbero cercare di riprendersi la fetta di mercato che lo spritz nostrano (e aggiungerei il Prosecco) gli avrebbe tolto. E allora cosa di meglio che ispirarsi (o copiare) dalla ricetta originale, con una leggera modifica? Invece del prosecco c’è un bianco frizzante, la tonalità è sì arancione ma più scuro, mentre la bottiglia è simile a quella dello champagne Moët & Chandon. Un prodotto pronto e rifrescante che invita alla socialità. Garden Spritz è la miscela di uno spumante e una ricetta unica con arance fresche macerate con bucce d’arancia secche, erbe e spezie accuratamente selezionate. Nessun aroma artificiale e nessun colorante artificiale vengono utilizzati in nessuna fase della sua produzione.

C’è chi parla di affronto da parte di Moet Chandon, a quella che sarebbe una bevanda diventata icona dello stile di vita italiano. A maggio in Francia, Usa, Regno Unito, Germania e altri Paesi del Nord e dell’Est Europa sbarcherà “Chandon Garden Spritz”. Non dimentichiamo anche noi che il celebre drink con base Aperol o Campari, Seltz e Prosecco, l’abbiamo importato dalla tradizione austriaca e “ufficialmente” inventato in Veneto un secolo fa, riconosciuto come cocktail dal 2011, poi sdoganato in tutto il mondo. LVMH tra i suoi marchi ha dagli anni ’50 Chandon, un vino frizzante simile al Prosecco, che non è lo champagne Moet & Chandon, che viene venduto principalmente in Usa, Brasile, Argentina, Australia e Cina. Ora si tenta lo sbarco nel mondo dei cocktail, un segmento in piena espansione, con tassi di crescita cinque volte a quelli del vino. Un prodotto pre-confezionato, o un ready to drink per usare il lessico attuale. La bottiglia costa 19 euro, viene venduta anche attraverso l’e-commerce Chandongarden.com. In bar e ristoranti il prezzo dovrebbe salire a 35 euro, oppure 8-10 euro a bicchiere.

Ora non lo abbiamo ancora assaggiato, ma mi viene in mente quella volta che durante una visita in una rinomata Maison di Champagne, lo Chef de Cave faceva battute (e domande) sul Prosecco, un fenomeno inarrestabile. Avevano giustamente e hanno paura delle potenzialità delle bollicine italiane, che sottovoce nel frattempo vedono la Francia come quarto mercato. Hanno capito che lo Spritz tira di brutto, quindi li hanno miscelati insieme. Secondo la Tribuna di Treviso i consorzi trevigiani del Doc e Docg hanno lanciato l’allarme. “Va contro la tradizione. Ma c’è spazio per tutti. La discesa in campo di LVMH è motivo di orgoglio”. E anche i bartender veneziani la pensano allo stesso modo. L’entrata in campo di un player di questo livello non potrà fare altro che far crescere l’interesse per lo Spritz quello originale, portando benefici. Vuoi mettere uno Spritz fatto bene grazie al savoir faire (parola francese) di un barista italiano? Fa sorridere che tutto questo avvenga nell’anno del bicentenario della morte di Napoleone, a maggio. Non il 5 maggio, quello lasciamolo ad altri derby calcistici, il giorno dopo un Juve-Inter che servirà a poco per la classifica, ma con tre rigori dubbi da discutere magari davanti a uno Spritz, al bancone di un bar riaperto. Ma per favore, non chiamiamola guerra.

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