Il mercato cinese del vino attraversa una nuova fase di trasformazione. Dopo anni in cui l’attenzione era concentrata soprattutto sull’aumento dei volumi, oggi il quadro appare più selettivo: le quantità importate diminuiscono, ma cresce il valore medio degli acquisti e si rafforza l’interesse verso le fasce premium. Secondo l’analisi curata dall’Ufficio ICE di Pechino e pubblicata su Il Corriere Vinicolo, il 2025 si conferma un anno complesso per le importazioni di vino in Cina, con un calo del 10,9% in valore. Il dato si accompagna però a un aumento significativo dei prezzi medi, segnale di un mercato meno orientato alla quantità e più attento a prodotti di maggiore posizionamento.
Italia quarto fornitore del mercato cinese
In questo scenario, l’Italia mantiene il ruolo di quarto fornitore di vino in Cina, pur registrando una flessione rispetto all’anno precedente. Il dato conferma la necessità di interpretare il mercato cinese non più come un blocco unico, ma come un insieme di aree con dinamiche molto differenti. Tra le realtà più interessanti emerge Pechino, una delle poche aree in crescita, dove la domanda premium mostra una maggiore tenuta. Le grandi aree urbane, caratterizzate da consumatori con maggiore capacità di spesa e abitudini più mature, sembrano quindi assumere un ruolo sempre più centrale per il futuro del vino importato.
Promozione e posizionamento decisivi
Il calo delle importazioni non elimina le opportunità, ma impone un approccio più mirato. In un mercato competitivo e più complesso, la presenza del vino italiano deve passare sempre più da attività di promozione, networking, formazione, presidio della Gdo, piattaforme digitali e strategie di posizionamento. Il prodotto resta centrale, ma non basta da solo. Per rafforzare la propria presenza in Cina, le imprese italiane devono lavorare sulla riconoscibilità, sulla costruzione di relazioni commerciali stabili e sulla capacità di intercettare una domanda sempre più selettiva, soprattutto nel segmento premium.



