Tempo di rinnovi per Confcooperative Agroalimentare e Pesca, che in occasione dell’Assemblea nazionale della federazione, che si è svolta a Roma e ha per il quadriennio 2026-2030, ha confermato Raffaele Drei alla presidenza nazionale, mentre Luca Rigotti, presidente del Gruppo Mezzacorona, è stato confermato alla presidenza del Settore Vitivinicolo. La cooperazione agroalimentare, secondo i dati presentati da Confcooperative, produce infatti oltre il 60% del vino italiano, oltre al 50% dell’ortofrutta e al 70% del lattiero caseario.
I numeri della cooperazione agroalimentare
Confcooperative Agroalimentare e Pesca rappresenta oltre 2.500 cooperative agricole e alimentari, con 407.000 soci, 75.000 addetti e un fatturato vicino ai 38 miliardi di euro. Il sistema vale oltre il 20% del made in Italy agroalimentare e genera un export di settore attorno agli 8 miliardi di euro. Negli ultimi anni l’aggregato è cresciuto del 25%, nonostante la riduzione del numero di cooperative. Il comparto resta composto in prevalenza da microimprese, pari al 56,9% del totale, seguite dalle piccole imprese con il 27,3%. A trainare la creazione di valore sono però le realtà medio-grandi, che generano oltre l’88% del fatturato e occupano più dell’80% degli addetti.
Drei confermato presidente nazionale, Rigotti alla guida del vino
L’Assemblea nazionale ha ratificato la conferma di Raffaele Drei, già vicepresidente di Conserve Italia e dirigente cooperativo di lungo corso, alla guida della federazione. Drei era stato nominato presidente dal Consiglio nazionale nel dicembre 2024. Nel corso dell’Assemblea è stata inoltre approvata la nuova denominazione della federazione, che diventa ufficialmente Confcooperative Agroalimentare e Pesca. La conferma di Rigotti assume particolare rilievo per il comparto del vino cooperativo, che rappresenta una parte centrale dell’agroalimentare italiano. Alla relazione del presidente hanno preso parte, tra gli altri, il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Raffaele Fitto, la vicepresidente del Parlamento europeo Antonella Sberna e gli europarlamentari Cristina Guarda e Dario Nardella.

Aggregazioni e competitività al centro della strategia
Secondo Confcooperative, i risultati raggiunti sono frutto di una strategia di consolidamento industriale. Negli ultimi 20 anni, circa 250 cooperative sono uscite dalla mappa per effetto di fusioni e incorporazioni, senza però compromettere la tenuta occupazionale e il numero delle aziende associate. Secondo un’analisi del Centro Studi Confcooperative, il 49,8% delle cooperative indica il miglioramento della competitività come primo motivo di aggregazione. Seguono la riduzione dei costi, indicata dal 41,9%, e il rafforzamento del potere contrattuale sul mercato, segnalato dal 36,2%. “Le aggregazioni sono una leva essenziale per accrescere massa critica e capacità progettuale”, ha dichiarato Raffaele Drei, chiedendo politiche pubbliche in grado di premiare chi sceglie di unirsi e di rafforzare l’organizzazione economica delle filiere.
Le richieste alla politica agricola europea
Tra i temi affrontati anche il futuro della Pac e delle politiche europee per agricoltura e pesca. Drei ha ribadito la necessità di garantire risorse adeguate e stabili alla politica agricola, anche nell’eventuale quadro di un Fondo Unico europeo. La federazione chiede inoltre il rafforzamento degli interventi settoriali, un sistema più efficace di gestione del rischio e maggiori investimenti in ricerca e innovazione. Per la pesca, Confcooperative Agroalimentare e Pesca ha rilanciato la necessità di proseguire la riforma della Pcp, superando un sistema giudicato non più in grado di coniugare sostenibilità ambientale, economica e sociale. Tra le priorità anche evitare un taglio drastico delle risorse nel Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 e rifinanziare il Fondo di Solidarietà Nazionale della Pesca e dell’Acquacoltura.
Giovani e ricambio generazionale
Resta centrale anche il tema del ricambio generazionale. Il 63% delle cooperative agricole e della pesca ha registrato negli ultimi 5 anni l’ingresso di soci under 40, ma in oltre la metà dei casi si tratta di subentri ereditari nell’azienda di famiglia. Il coinvolgimento dei giovani nei processi decisionali resta ancora limitato: viene considerato elevato solo nel 18% delle cooperative intervistate. Diverso il quadro sul fronte dell’innovazione, dove il contributo delle nuove generazioni è valutato rilevante o molto rilevante dal 69% delle imprese. “La cooperazione può diventare un laboratorio di politiche attive per i giovani”, ha concluso Drei, indicando la burocrazia della Pac come uno dei principali ostacoli all’accesso agli strumenti di sostegno.

