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In questa metanalisi firmata da ricercatori dell’Università di Napoli, condotta sui dati di 4 studi per un totale di circa 200 mila uomini e donne (26-79 anni), seguiti per periodi di tempo compresi tra un minimo di 3 e un massimo di 33 anni, emerge infatti un’associazione positiva tra assunzione quotidiana e ripetuta della bevanda e riduzione dell’incidenza (cioè del numero di nuovi casi) di ipertensione.

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Più in dettaglio, l’effetto protettivo assume significatività statistica a partire da tre tazze di caffè al giorno, mentre non è significativo per consumi inferiori. Gli Autori sottolineano che il tipo di caffè assunto dai partecipanti alle ricerche era ottenuto per filtrazione (il cosiddetto “caffè americano”) e non da moka o macchina espresso, più tipici delle abitudini italiane, ma precisano anche che ricerche precedenti, focalizzate sulle diverse preparazioni di caffè popolari nel mondo, hanno dimostrato la sostanziale sovrapponibilità dei risultati ottenuti con le diverse tipologie della bevanda.

I risultati permettono anche di ipotizzare i possibili meccanismi alla base di queste osservazioni, non sempre intuitivi.  La caffeina, ad esempio, determina un incremento soltanto a breve termine della pressione nei soggetti ipertesi, ma non in quelli che sono consumatori abituali di caffè: ma esercita anche un effetto blandamente diuretico e natriuretico (facilita cioè l’eliminazione di sodio con l’urina). Inoltre, potassio, magnesio, polifenoli (acido clorogenico e suoi metaboliti, come l’acido ferulico) e fibre solubili contenuti nel caffè (con e senza caffeina) possono contribuire all’equilibrio pressorio, attraverso vari meccanismi (antinfiammatorio, vasodilatante, di miglioramento della sensibilità insulinica e di controllo del metabolismo glucidico).

A quest’ultimo effetto potrebbero concorrere sia la presenza della trigonellina, un fitoestrogeno che modula in positivo il metabolismo degli zuccheri e riduce l’enzima di conversione dell’angiotensina (ACE) e sia la riduzione del numero di cellule adipose associata al consumo di caffè. In conclusione anche se non è possibile stabilire una correlazione di tipo causa-effetto, sulla base dei dati disponibili è invece del tutto ragionevole sostenere che il consumo abituale di caffè, da parte della popolazione generale adulta, abbia un effetto favorevole sulla salute cardiovascolare e, nello specifico, sul profilo pressorio.

Fonte: www.nutrition-foundation.it/notizie/Il-consumo-quotidiano-di-caffe-non-correla-con-laumento-del-rischio-di-ipertensione-ed-esercita-un-effetto-protettivo-da-3-tazze-in-su.aspx

D’Elia L, La Fata E, Galletti F, Scalfi L, Strazzullo P. Eur J Nutr. 2017 Dec 8. doi: 10.1007/s00394-017-1591-z.

La Filiera del caffè espresso - La degustazione del Caffè di Franco e Mauro Bazzara - Planet Coffee
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Coffee consumption and risk of hypertension: a dose-response meta-analysis of prospective studies.

PURPOSE: Recently, a large prospective study provided additional information concerning the debated possible association between habitual coffee consumption and risk of hypertension (HPT). Therefore, we updated the state of knowledge on this issue by carrying out a comprehensive new systematic review of the literature and a meta-analysis of the available relevant studies.

METHODS: We performed a systematic search for prospective studies on general population, published without language restrictions (1966-August 2017). A random-effects dose-response meta-analysis was conducted to combine study specific relative risks (RRs) and 95% confidence intervals. Potential non-linear relation was investigated using restricted cubic splines.

RESULTS: Four studies (196,256 participants, 41,184 diagnosis of HPT) met the inclusion criteria. Coffee intake was assessed by dietary questionnaire. Dose-response meta-analysis showed a non-linear relationship between coffee consumption and risk of HPT (p for non-linearity < 0.001). Whereas the habitual drinking of one or two cups of coffee per day, compared with non-drinking, was not associated with risk of HPT, a significantly protective effect of coffee consumption was found starting from the consumption of three cups of coffee per day (RR = 0.97, 95% CI = 0.94 to 0.99), and was confirmed for greater consumption.

CONCLUSIONS: The results of this analysis indicate that habitual moderate coffee intake is not associated with higher risk of HPT in the general population and that in fact a non-linear inverse dose-response relationship occurs between coffee consumption and risk of HPT.

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