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Crisi Cognac: al via il piano da 6.000 €/ha per estirpare i vigneti

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L’industria del cognac passa alla difesa estrema. L’Union Générale des Viticulteurs pour l’AOC Cognac (UGVC) ha ufficializzato un piano di incentivi per l’espianto dei vigneti, offrendo 6.000 euro per ettaro ai viticoltori che decideranno di sradicare le vigne. La misura, sommata ai 4.000 euro statali (totale 10.000 €/ha), segna un punto di non ritorno per la denominazione francese.

“Dobbiamo riallineare i volumi di produzione con la domanda reale”, ha dichiarato il presidente dell’UGVC Anthony Brun. Le vendite globali sono crollate di oltre un terzo in tre anni, toccando il minimo di 140 milioni di bottiglie nel 2025.

La tempesta perfetta: dazi, inflazione e Gen Z

Il Cognac, con un calo a doppia cifra in valore, è stretto in una morsa globale. Negli Stati Uniti, storico polmone della denominazione, da agosto 2025 è in vigore un dazio del 15% sui prodotti UE che ha già fatto lievitare i prezzi al dettaglio. In Cina la situazione è ancora più grave: i dazi anti-dumping su brandy e grappe europee, in vigore da luglio 2025 con aliquote fino al 34,9%, hanno fatto crollare l’export del 70% in diciotto mesi di indagine. I grandi produttori come Hennessy, Rémy Martin e Martell ne sono esentati grazie ad accordi sui prezzi minimi, ma i piccoli esportatori restano penalizzati. Lo stop politico all’accordo UE-Mercosur, ha chiuso momentaneamente anche lo sbocco sudamericano. L’unica luce arriva dall’accordo UE-India appena siglato, che abbasserà i dazi sugli spirits dal 150% al 40%, ma dovrà ancora essere ratificato prima di entrare in vigore. A pesare non sono solo le guerre commerciali: l’inflazione e il calo del potere d’acquisto hanno spinto i consumatori a tagliare le spese superflue, facendo uscire il Cognac dal carrello della classe media. E la Generazione Z beve meno e diversamente: la tendenza “No-Low Alcohol” e la preferenza per drink più leggeri stanno rendendo il Cognac “fuori moda” per i ventenni.

Un prestito decennale per finanziare i tagli

Per sopravvivere a questo “inverno commerciale”, l’UGVC contrarrà un prestito decennale per finanziare l’espianto di 10.000 ettari. “Siamo vittime di guerre commerciali e di un mercato che cambia troppo in fretta”, è la sintesi amara che emerge dalla Charente. L’espianto non è più una scelta, ma l’unica strategia per non far crollare i prezzi.

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