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CSC, 30 anni di caffè specialty: il consorzio che riscrive la qualità in tazza

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Nel mercato del caffè attraversa una fase difficile, segnata dai rincari della materia prima e da un diffuso calo qualitativo, c’è chi continua a puntare con decisione sull’eccellenza. CSC Caffè Speciali Certificati taglia nel 2026 il traguardo dei 30 anni, confermando la rotta tracciata nel 1996: tracciabilità totale, rapporto diretto con i produttori e una qualità provata e costante nel tempo. Un anniversario che il Consorzio trasforma in un invito aperto a torrefattori, baristi e ristoratori a diventare “speciali”.

Trent’anni di specialty, tra qualità e certificazione

Nato nel 1996, CSC prosegue da tre decenni il suo cammino nei caffè specialty con l’obiettivo di promuovere la qualità e la cultura del caffè di pregio. I suoi caffè si definiscono “Speciali” perché sottoposti a controlli accurati lungo tutta la filiera, e “Certificati” grazie alla norma ISO 22005 per la tracciabilità, garanzia che arriva fino al consumatore attraverso il bollino CSC apposto su ogni confezione.

“Ringrazio chi ha fondato questo Consorzio (al quale Goppion ha aderito nel 1997) perché ha aperto una strada nuova e diversa per parlare di qualità”, afferma Paola Goppion, presidente CSC e responsabile marketing di Goppion Caffè. “I nostri caffè si definiscono Speciali perché sottoposti a controlli accurati lungo tutta la filiera, che ne fanno dei veri specialty. Non vogliamo fermarci qui, ma dare ulteriore valore aggiunto ai nostri caffè attraverso nuove garanzie all’origine che stiamo elaborando. Speriamo che nuovi torrefattori si vogliano unire al nostro gruppo”.

L’intuizione visionaria delle origini

Alla base di CSC c’è stata una scelta pionieristica: risalire alle origini del caffè e costruire rapporti diretti con chi lo coltiva. “A 30 anni di distanza dalla nascita di CSC, ho l’orgoglio di avere intuito in modo pionieristico e trasferito ai soci l’importanza di risalire alle origini del caffè e di stabilire rapporti di stima e di collaborazione con i produttori”, racconta Enrico Meschini, presidente CSC fino al 2021 e fondatore de Le Piantagioni del Caffè. “Da ciò è disceso un beneficio notevolissimo sia per quanto riguarda la qualità sia per la costanza del prodotto negli anni. Molti operatori hanno seguito la nostra strada, ma pochi hanno saputo instaurare un rapporto duraturo e costruttivo con chi coltiva”.

Il salto di qualità lo sottolinea Franco Mondi, titolare di Mondicaffè: “Fino agli anni ’90 i torrefattori che volevano fare qualità si dovevano affidare agli esportatori, alle grandi compagnie. Ma non bastava: con altri operatori che cercavano l’eccellenza abbiamo fatta nostra la visione della necessità di risalire alle origini e di realizzare una tracciabilità totale. Un passo che ci ha permesso di raggiungere risultati di eccellenza”.

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La forza della consapevolezza e del gruppo

Conoscere davvero la storia dietro l’espresso servito al bar è un privilegio di pochi. “Molti torrefattori propongono caffè di piantagione, che acquistano da trader, ma in realtà di quei caffè conoscono solo i dati trasmessi da chi li rivende”, osserva Enrico Romano, titolare di C.B.C. “I soci CSC fanno sopralluoghi periodici e incontrano chi coltiva ed effettua la prima lavorazione. Grazie a ciò il nostro livello di conoscenza del prodotto è veramente completo. Invito chi vuole puntare sulla vera eccellenza ad unirsi a noi”.

La coesione del gruppo è un valore aggiunto, come spiega Vittorio Barbera, sesta generazione in Barbera 1870: “Ci incontriamo periodicamente e il confronto che nasce tra noi ha aiutato a migliorare la qualità dei caffè e delle miscele di ogni torrefattore. Abbiamo acquisito, nel corso di questi decenni, gli strumenti e definito i criteri comuni per valutare in modo oggettivo i caffè ed il risultato in tazza”.

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Il riscatto delle donne del caffè

Da sempre CSC destina parte del suo bilancio agli aiuti alle comunità agricole. L’ultima iniziativa è il progetto doña Lucero, avviato insieme ad Amka nel 2020 nella provincia di Petatán, regione di Huehuetenango, nel Nord Ovest del Guatemala. “L’obiettivo è stato quello di promuovere lo sviluppo delle capacità produttive e commerciali di un gruppo di piccole produttrici in situazione di difficoltà”, racconta Graziano Carrara, presidente della Commissione Tecnica CSC e titolare di Carrara Coffee Agencies. “Da quattro anni le torrefazioni CSC propongono il caffè doña Lucero, che ha raggiunto le caratteristiche di eccellenza e la costanza qualitativa che chiediamo ad ogni produttore. È un orgoglio avere condotto questo progetto, soprattutto per il valore umano che lo accompagna”.

Il mercato e la sfida dell’eccellenza

In un momento difficile per l’economia e per il mondo del caffè, si assiste a un calo qualitativo diffuso, con tostature scure e spinte che nascondono gusti e aromi dietro un’amarezza confusa con il corpo. Ma c’è chi non si rassegna. “Incontrare baristi che hanno capito la qualità dei caffè con il bollino CSC e si impegnano per farlo comprendere al cliente rincuora e spinge ad affrontare con decisione un mercato sempre più agguerrito”, dice Serena Nobili, responsabile comunicazione Dini Caffè. “Il prezzo tenta tanti operatori, ma c’è chi comprende l’errore di questo passo indietro e propone con convinzione la qualità certificata dei nostri caffè”.

Rilancia Giovanni Corsini, AD di Caffè Agust: “Fattori come la tracciabilità, il contatto con il produttore e un profilo in tazza che esprime le caratteristiche delle diverse origini sono valori che il barista apprezza e propone con orgoglio. La nostra esperienza dice che il consumatore riconosce la qualità. Un trend in tal senso si trova nelle bakery con caffetteria, che cercano prodotti di qualità anche per il caffè. Globalmente vedo un futuro positivo”.

Sguardo anche all’export, con Paola Goppion: “Il mercato oltre frontiera è molto attento e sensibile a prodotti ai quali si accompagnano tracciabilità e storia che parla di sostenibilità, come da sempre fa CSC. Realtà come il sostegno alle donne del Guatemala sono ancora più interessanti per il barista e lo invogliano a raccontarle al cliente, rendendo la propria offerta speciale”.

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Radici solide e sguardo al futuro

Il Consorzio guarda avanti senza tradire le proprie fondamenta. “CSC mantiene da anni procedure, valori e controlli lungo tutta la filiera e questa è un’impostazione che vogliamo mantenere nel tempo”, osserva Sergio Prete, member of the board of directors di Blaser Trading. “Non vogliamo tuttavia fermarci qui, ma trovare nuovi elementi che diano più valore aggiunto. Abbiamo molte idee e ci stiamo confrontando per definirle e dare il via a una nuova strategia, più attenta all’ambiente: pensiamo che questa debba essere la strada del futuro per i caffè di piantagione”.

Il meccanismo resta quello di sempre: CSC non acquista il caffè, ma organizza ed effettua i controlli necessari per garantirne la qualità, mettendola a disposizione degli associati. Ogni torrefattore acquista per sé i caffè dalle piantagioni scelte e compone le miscele secondo il proprio gusto. Prima di essere disponibili per i soci, i caffè vengono assaggiati da professionisti che ne accertano la corrispondenza alle caratteristiche di eccellenza definite per ogni origine. Un percorso virtuoso testimoniato dal bollino, con cui il Consorzio invita altri torrefattori a unirsi. Dopo i colpi del Covid e dei forti rialzi dei costi, il caffè può riconquistare attenzione solo attraverso novità progettuali legate a valori da raccontare al consumatore con trasparenza e verità.

INFO: www.caffespeciali.it

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