Esiste un’immagine precisa che racconta l’inizio della storia di Dalla Corte: lo stupore sul volto dei tecnici e dei primi addetti ai lavori, quando, venticinque anni fa, assaggiavano lo stesso caffè estratto a temperature diverse, scoprendo che la tecnologia poteva liberare il gusto e il lavoro dell’uomo. Quella che era un’intuizione di Bruno e Paolo Dalla Corte è diventata oggi uno standard di mercato, ma l’anima dell’azienda è rimasta la medesima.
Nel celebrare questo venticinquesimo anniversario, l’intervista a Valentina Dalla Corte, Head of Product, ed Ettore Forzenigo, CEO, non si limita a tracciare il bilancio di un successo commerciale, ma tocca le corde profonde di un’evoluzione familiare e culturale.
Nelle loro parole emerge la responsabilità di far crescere una “multinazionale tascabile” senza perderne l’identità sartoriale, il valore del dialogo quotidiano con la community dei baristi e la certezza che, anche in un futuro fatto di dati e automazione, al centro di tutto resterà sempre la senibilità e la mano dell’uomo.

- Dalla Corte è nata rivoluzionando l’estrazione dell’espresso con il sistema multi-boiler, un’intuizione di suo nonno Bruno e di suo padre Paolo che ha ridefinito gli standard dell’industria. Oggi che il multi-boiler è diventato quasi un benchmark di mercato, qual è la “prossima frontiera” tecnologica o concettuale su cui Dalla Corte sta scommettendo per mantenere questo vantaggio competitivo?
Valentina Dalla Corte: «Il multi-boiler, come anche il collegamento macchina-macina caffè (Grinder Control System) e la regolazione digitale del flusso d’acqua d’estrazione (Digital Flow Regulation), sono stati intuizioni fondamentali per la nascita e sviluppo di Dalla Corte. Il tutto è partito dalla profonda convinzione che la macchina da caffè debba essere uno strumento di libera espressione per il barista al fine di ottenere la miglior estrazione e valorizzare tutti gli sforzi fatti lungo la filiera, dalla piantagione alla tazza. Questa convinzione è ancora oggi alla base della ricerca e sviluppo. La nostra ambizione continua ad essere quella di offrire al barista una macchina sempre più sofisticata nell’assecondare la sua “vena artistica ed esigenze”, ma al tempo stesso sempre più accessibile, intuitiva, intelligente e integrata.
In particolare, per Dalla Corte la prossima frontiera è lavorare su tre livelli:
- Accessibilità e Automazione, per ridurre la distanza tra tecnologia e operatività del barista;
- Integrazione dei dati, per migliorare la ripetibilità e la qualità di estrazione (DC System);
- Sostenibilità e Qualità, per garantire macchine durevoli e ad elevata performance.
Proprio parlando di accessibilità delle nostre tecnologie ad un pubblico più ampio, al prossimo World Of Coffee Bruxelles, presenteremo due nuove versioni di macchine a 1 gruppo: Mina Classic (che affianca l’attuale Mina Barista) e Studio One (un’evoluzione dei modelli Studio e Studio Aqua). Un ampliamento di gamma per rendere accessibile il meglio della tecnologia Dalla Corte anche per piccole attività commerciali, uffici e coffee lovers (sia per uso professionale sia domestico)».

- L’innovazione nel mondo del caffè oggi si gioca molto sulla digitalizzazione e sulla stabilità termica estrema (penso al sistema Zero o alla Mina). Come si bilancia l’artigianalità del lavoro del barista con la spinta verso un’automazione sempre più sofisticata e integrata?
Valentina Dalla Corte ed Ettore Forzenigo: «Negli ultimi anni abbiamo osservato una dinamica molto interessante nel mercato: da un lato è cresciuta in modo significativo la domanda di automazione, spinta dall’esigenza di maggiore efficienza, replicabilità e semplicità operativa; dall’altro, quasi in parallelo, e per certi versi in contrapposizione, è aumentata anche la ricerca di artigianalità, di autenticità, di esperienze più genuine e personalizzate. È come se il settore stesse vivendo una sorta di polarizzazione dei bisogni.
In questo scenario, è stato naturale evolvere il nostro approccio: vediamo tecnologia e artigianalità come due dimensioni che convivono e si rafforzano a vicenda. L’obiettivo è mettere il barista nelle condizioni di esprimere al meglio la sua creatività, con maggiore costanza e consistenza in tazza.
Macchine come Zero Plus o Mina vanno esattamente in questa direzione, ovvero consentire al barista di focalizzarsi sulla sua capacità di interpretare il caffè, di leggere la materia prima, di adattarsi al contesto e al gusto del cliente. Il tutto in modo sempre più accessibile e intuitivo.
Allo stesso tempo, è importante sottolineare che le macchine tradizionali continuano a svolgere un ruolo fondamentale: offrono una grande flessibilità nell’assecondare richieste specifiche dei clienti e garantiscono anche un’elevata efficienza dal punto di vista della manutenzione, aspetti che rimangono centrali per molti operatori.
La tecnologia, quindi, diventa un abilitatore. Permette di rendere accessibile un livello qualitativo alto e costante, senza rinunciare alla creatività e alla sensibilità artigianale. In definitiva, crediamo che il futuro sia fatto di macchine sempre più “intelligenti” che amplificano il talento dei baristi, coffee lovers e ne rendono il lavoro più sostenibile e gratificante».

- Strutturare un’azienda con un DNA familiare così forte senza perderne l’anima è una delle sfide più complesse nel business. Quali sono i pilastri manageriali e organizzativi su cui state poggiando questa transizione verso una scalabilità globale?
Ettore Forzenigo: «Strutturare un’azienda con un DNA familiare così forte senza perderne l’anima è effettivamente una delle sfide più complesse, ma anche più affascinanti. Il modo in cui stiamo affrontando questa transizione è racchiuso in un concetto che per noi è molto chiaro: quello di una “multinazionale tascabile”.
Significa mantenere l’anima, la passione e la flessibilità tipiche di una realtà imprenditoriale familiare, ma al tempo stesso dotarsi della solidità, dei metodi e della visione di una multinazionale. È un equilibrio delicato, ma è anche ciò che può davvero fare la differenza.
Dalla Corte ha un’identità molto forte, costruita negli anni su due elementi chiave: una profonda competenza tecnica e una vera cultura del prodotto. Il nostro lavoro oggi non è cambiare questa identità, ma trasformarla in un sistema scalabile, capace di sostenere una crescita globale senza snaturarla.
Lo stiamo facendo lavorando su tre pilastri principali:
- Processi solidi, per garantire una qualità costante in ogni mercato e in ogni contesto;
- Un’organizzazione sempre più internazionale, in grado di essere vicina ai mercati, comprenderne le specificità e supportare la crescita in modo strutturato;
- Coerenza nelle decisioni, che è forse l’aspetto più importante: ogni scelta deve essere coerente con i valori e la visione dell’azienda, per non perdere quell’anima che ci ha resi riconoscibili.
In definitiva, l’obiettivo non è trasformare Dalla Corte in qualcosa di diverso, ma far crescere, in modo strutturato e sostenibile, tutto ciò che già oggi la rende unica».

- La vostra community (i “DC People”) e il legame con i baristi sono storicamente il vostro punto di forza. In questa fase di forte espansione commerciale, come si riesce a scalare il business mantenendo quell’approccio sartoriale, quasi “one-to-one”, con la community globale?
Valentina Dalla Corte: «La community è sempre stata il nostro cuore pulsante. I DC People non sono semplicemente clienti o utilizzatori delle nostre macchine: sono il nostro laboratorio diffuso, il luogo dove le idee prendono forma, si mettono alla prova e crescono.
In una fase di espansione commerciale, la sfida è rafforzare questo legame in modo nuovo. Per me, il caffè è prima di tutto passione. Ed è proprio dalla condivisione di questa passione che nasce la nostra community: una rete di persone che, pur provenendo da Paesi, culture ed esperienze diverse, parlano la stessa lingua fatta di qualità, ricerca e desiderio di migliorarsi ogni giorno.
Innanzitutto, creiamo opportunità di formazione e condivisione, come con Officina Dalla Corte, che non offre solo un programma formativo, ma uno spazio di contaminazione tra professionisti, culture e approcci diversi al caffè.
Poi ci sono gli eventi e le competizioni, dove siamo presenti in modo attivo e autentico, dalle sponsorizzazioni dei Campionati Baristi in US, UK, Grecia e altre realtà nazionali e internazionali, perché crediamo che quei momenti siano fondamentali per alimentare la cultura del caffè e sostenere i talenti.
Ma soprattutto, ciò che fa davvero la differenza è il dialogo continuo con baristi e torrefattori che ne deriva: ascoltiamo, osserviamo, raccogliamo feedback reali. È un confronto concreto, che ci permette di rimanere connessi alla realtà del bancone. Vogliamo continuare ad ascoltare, capire e tradurre esigenze reali in soluzioni concrete.
Perché, in fondo, è proprio questa relazione “one-to-one”, che rende Dalla Corte qualcosa più di un’azienda, ovvero una vera community di appassionati del caffè, che cresce insieme».
- Nel settore delle macchine per caffè espresso professionali, la sostenibilità si scontra spesso con l’alto consumo energetico necessario per mantenere le temperature costanti. Voi avete anticipato i tempi introducendo materiali “lead-free”. Oggi, guardando all’efficientamento energetico e all’economia circolare, qual è l’approccio concreto e misurabile di Dalla Corte nella progettazione dei nuovi modelli?
Valentina Dalla Corte ed Ettore Forzenigo: «Per noi, la sostenibilità è prima di tutto una responsabilità industriale: parte dal modo in cui progettiamo i prodotti e si traduce in scelte concrete lungo tutto il loro ciclo di vita.
Significa sviluppare macchine pensate per durare nel tempo, con consumi ottimizzati e componenti facilmente riparabili, così da ridurre sprechi e prolungarne l’utilizzo. Significa anche lavorare su materiali sicuri certificati da enti terzi e su soluzioni progettuali da sempre attente all’efficienza energetica.
A questo si affiancano iniziative più ampie, come il progetto Planet, di recupero delle emissioni di carbonio generate dalla produzione, che certificano le macchine EVO2 e Zero come carbon neutral, finanziando progetti ambientali nei paesi produttori di caffè, con un’attenzione che coinvolge tutta la filiera.
Siamo, altresì, impegnati nel rendere la sostenibilità sempre più concreta, misurabile e comparabile, contribuendo attivamente allo sviluppo di standard condivisi attraverso la partecipazione ai tavoli di lavoro UCIMAC e supportando l’evoluzione di metriche oggettive per l’efficienza energetica delle macchine da caffè.
Parallelamente, cresce anche l’investimento sulla formazione, con progetti dedicati ai baristi del futuro e lo sviluppo di Officina Dalla Corte come spazio di training e confronto, dove sostenibilità e competenze si intrecciano in modo sempre più diretto».
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- Venticinque anni fa il mercato del caffè era radicalmente diverso, non si parlava quasi di Specialty Coffee in modo diffuso e la percezione della macchina da caffè era puramente funzionale. Se doveste guardare ai prossimi 25 anni, quale ruolo immaginate per Dalla Corte nello scacchiere internazionale? Saremo ancora legati alla centralità della macchina fisica sul bancone o il core del business si sposterà altrove?
«Guardando ai prossimi 25 anni, immaginiamo Dalla Corte come un’azienda sempre più globale, ma ancora più fedele a ciò che l’ha resa unica: una storia che nasce da una visione tecnica, dall’intuizione di chi la macchina la costruisce davvero. Il multi-boiler, così come le nostre macchine, nasce proprio da lì: dalle mani e dalla mente di un tecnico che voleva migliorare, in modo concreto, l’estrazione e il lavoro ogni giorno.
Da allora, tutto quello che facciamo parte da una convinzione semplice: la macchina deve essere al servizio del barista. Deve accompagnarlo, supportarlo, permettergli di esprimersi al meglio. Ma deve anche essere facile da gestire, da mantenere, da capire, per chi la usa e per chi la segue dal punto di vista tecnico.
La tecnologia continuerà a evolvere, ma ciò che non cambierà è il nostro punto di riferimento: la qualità in tazza, il lavoro quotidiano del barista, l’esperienza dell’amante del caffè. È lì che vogliamo fare la differenza, offrendo controllo, costanza e alta qualità.
Nel tempo, la macchina diventerà sempre più parte di un ecosistema fatto di dati, servizi e formazione, un sistema capace di accompagnare il barista in modo sempre più intelligente e completo. Ma al centro resterà sempre la persona, la sua sensibilità, la sua esperienza.
Cambieranno i contesti, cambieranno i formati, ma la nostra direzione resterà la stessa: costruire strumenti che migliorano davvero l’esperienza del caffè, che durano nel tempo e che rendono il lavoro più semplice e più bello.
Perché, in fondo, è da qui che tutto è partito.
E da qui vogliamo continuare: “Make it better”».
+ INFO: www.dallacorte.com
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