Evoluzione dei consumi, tensioni commerciali e nuove rotte del commercio internazionale: il settore italiano di vini, spiriti e aceti affronta un contesto inedito per complessità e velocità di cambiamento. È il quadro emerso oggi a Roma durante l’Assemblea Generale di Federvini, aperta dal Presidente Giacomo Ponti e con gli interventi del Ministro degli Esteri Antonio Tajani, del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e del Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini.
In un panorama segnato da dazi, conflitti e instabilità, l’export di vini e spiriti rallenta per tutti i principali Paesi produttori e verso quasi tutti i mercati. Sul fronte interno arrivano invece buone notizie dalla GDO, che nel primo trimestre 2026 registra valori stabili o in crescita per vini, spiriti e aceti. Sui consumi fuori casa pesa l’inflazione, con l’eccezione della ristorazione di fascia alta.
“Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti. Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al 24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Guardiamo al futuro con fiducia: siamo portatori di un valore strategico, economico, culturale, identitario, che nessun dazio può intaccare”, ha dichiarato il Presidente di Federvini Giacomo Ponti.
Mercato interno, rimbalzano spirits e aceti e gli spumanti continuano a correre
Secondo l’elaborazione dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma, il primo trimestre 2026 nella GDO italiana mostra dinamiche divergenti tra i comparti. Il vino segna un lieve calo a volume (-1%) ma cresce a valore (+2,2%), con gli spumanti in accelerazione (+8,7%) su un trend che dura da oltre cinque anni. Gli spirits mettono a segno un rimbalzo più sostenuto (+2,9% a volume), trainati dagli aperitivi alcolici e dai sodati. Cresce anche il gin, mentre la grappa resta in terreno negativo.
Segno positivo per gli aceti, con vendite in GDO in crescita sia a valore (+2,4%) che a volume (+1%), trascinate dalla performance dell’aceto di mele e dalla stabilità dell’Aceto Balsamico di Modena IGP.
Export, uno scenario difficile per tutti i Paesi produttori
Il primo trimestre 2026 si è aperto in frenata per tutti i grandi Paesi produttori di vino, a causa di una contrazione generalizzata del valore delle importazioni sui 12 principali mercati di riferimento (-17,1%). Il calo più marcato arriva dagli Stati Uniti (-38,9% rispetto allo stesso trimestre del 2025), seguiti da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo quadro le esportazioni italiane hanno registrato un calo a valore del 13,3%, performando comunque meglio rispetto alla flessione complessiva della domanda.
L’export di spiriti segna invece una variazione decisamente positiva nel primo bimestre (+5,8%), trainata dalle esportazioni verso Spagna e Regno Unito.
Focus USA, i consumatori americani restano fedeli al Made in Italy
La Consumer Survey dell’Osservatorio Federvini con Nomisma, condotta su 1.200 consumatori statunitensi di vino, spiriti e Aceto Balsamico di Modena IGP, restituisce un quadro di forte fedeltà al brand Italia. Nonostante l’aumento dei prezzi legato ai dazi sia stato avvertito dalla grande maggioranza degli acquirenti, meno del 10% ha sostituito i prodotti italiani.
Di fronte a una prospettiva di rincaro del 20%, una quota significativa di consumatori dichiara che non modificherebbe le proprie abitudini di acquisto. Il principale driver di scelta resta l’alta qualità percepita, associata ai vini italiani (47%), agli spirits (48%) e all’Aceto Balsamico di Modena IGP (42%).
Fuori casa, pesa il divario tra retribuzioni e costo della vita
Le evidenze dell’Osservatorio Federvini in collaborazione con TradeLab fotografano un mercato dei consumi fuori casa che chiude il 2025 con un valore di 102 miliardi di euro e 9,6 miliardi di visite. La ristorazione indipendente traina il settore con circa 55 miliardi di euro, in leggera crescita sull’anno precedente.
L’orientamento al consumo nella ristorazione, rilevato da TradeLab su un campione di 1.000 consumatori, mostra comportamenti fortemente legati a disponibilità di spesa e fascia di esercizi: il 55% dei frequentatori di ristoranti di fascia alta dichiara di consumare “sempre” vino o bollicine, contro il 25% nella fascia media e l’11% nella fascia bassa. Situazione analoga per amari e dopo pasto. Per il 67% dei consumatori la scelta di un buon vino influisce in maniera importante sulla qualità complessiva dell’esperienza al ristorante.
Tra i più giovani emergono segnali di evoluzione delle preferenze: i vini biologici o naturali sono percepiti come interessanti dal 53% dei 18-24enni, mentre cresce in misura più selettiva l’attenzione verso vini senza alcol o a basso contenuto alcolico. Tendenze che non mettono in discussione la centralità delle categorie tradizionali, ma confermano l’importanza di intercettare nuovi linguaggi di consumo, anche in chiave generazionale.
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