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Dazi USA, il vino italiano tra il 10% temporaneo e l’incognita del 15%

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Dal 24 febbraio è in vigore un dazio ad valorem del 10% su tutte le importazioni europee negli Stati Uniti, vino e alcolici inclusi. Il provvedimento, introdotto con un proclama presidenziale del 20 febbraio basato sulla Section 122 del Trade Act del 1974, sostituisce le tariffe IEEPA dichiarate illegittime dalla Corte Suprema americana. La validità è fissata in 150 giorni, fino al 24 luglio 2026.

La tariffa scende rispetto al 15% precedente, ma il sollievo è relativo. Donald Trump ha già dichiarato pubblicamente di voler riportare l’aliquota al 15%, anche se ad oggi non risulta alcun ordine esecutivo formale. Per gli operatori, come precisa la US Wine Trade Alliance (USTWA), la pianificazione doganale resta complessa e soggetta a cambiamenti in tempo reale.

Come si è arrivati qui

La sentenza della Corte Suprema ha bocciato i dazi basati sull’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), la base giuridica usata dall’amministrazione Trump per le tariffe del cosiddetto “Liberation Day”. La US Customs and Border Protection ha confermato che i dazi IEEPA non vengono più riscossi sulle merci immesse in consumo dal 24 febbraio. Il nuovo 10%, su base giuridica diversa, è scattato in sostituzione immediata.

UIV, Frescobaldi: “Non possiamo festeggiare”

La posizione più articolata arriva da Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, intervenuto il 23 febbraio alla Task Force dazi convocata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani.

“Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative”, ha dichiarato Frescobaldi, aggiungendo: “Ci auguriamo che alla fine si possa ripristinare il regime di tariffe al 15% omnicomprensivo vigente fino a qualche giorno fa. Non faremo festa per questo, ma almeno torneremmo a una condizione di relativa stabilità”.

Frescobaldi ha indicato due vie d’uscita strutturali: aprire con urgenza accordi commerciali con India e Mercosur e abbattere le barriere non tariffarie interne all’UE, che “potrebbero ampiamente compensare i dazi americani”.

Il segretario generale UIV, Paolo Castelletti, ha aggiunto: “I dazi si aggiungono a un contesto di mercato USA già difficile. Questa sentenza, che condividiamo nel merito, rischia l’effetto boomerang”.

Federvini, Ponti: “Niente panico, ma il 2026 è l’anno della verità”

Tono pragmatico da parte di Federvini. Il presidente Giacomo Ponti, intervistato dal Corriere della Sera il 24 febbraio, ha invitato a non cedere al panico: “La situazione è molto liquida e ingarbugliata, ma tutti i ministri stanno lavorando. Non va dimenticato che l’Italia non è solo un partner commerciale degli Stati Uniti, ma anche un alleato”.

Giacomo Ponti – Presidente Federvini

Ponti ha sottolineato che il 2025 non è stato disastroso per l’export grazie alle scorte accumulate dagli importatori USA, ma ha avvertito: “L’anno verità è il 2026, i primi sei mesi ci daranno i numeri reali”. Per l’intero comparto vino, spirits e aceto, Federvini stima un’esposizione di 2,5 miliardi di euro di export annuo verso gli USA.

I numeri in gioco

Gli USA sono la prima destinazione del vino italiano: nel 2024 l’export ha raggiunto 1,93 miliardi di euro, pari al 24% del totale. L’Osservatorio UIV stima per il 2025 un calo del 9% a valore, con una contrazione di circa 177 milioni di euro sull’anno precedente e una perdita di 225 milioni concentrata nel secondo semestre.

Cosa monitorare nelle prossime settimane

Lo scenario è stabile ma fragile. Tre fattori da tenere d’occhio:

  • l’eventuale nuovo ordine esecutivo USA che riporti i dazi al 15% o oltre;
  • la scadenza del 24 luglio 2026, oltre la quale senza un nuovo accordo il quadro tariffario si riapre completamente;
  • le trattative UE-USA, anche attraverso il canale diplomatico italiano, per capire se è possibile arrivare a una tariffa negoziata e se i prodotti DOP e IGP potranno ottenere un trattamento separato.

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