Aggiornamento del 28 agosto: Nella tarda serata del 27 agosto, dopo una maratona negoziale conclusa oltre le 22 e seguita dai lavoratori in presidio davanti ad Assolombarda, azienda e sindacati hanno firmato un accordo per la gestione degli esuberi. L’intesa garantisce la prosecuzione dei rapporti di lavoro, con un piano di sostegno economico graduato in base all’anzianità di servizio ed esteso anche ai lavoratori in prova, e mette a disposizione una società di ricollocazione con costi interamente a carico di Diageo.
Previsti momenti di verifica sull’andamento occupazionale e sull’individuazione dei partner commerciali. “Confermiamo il giudizio fortemente negativo sulla decisione di azzerare l’occupazione in Italia, ma abbiamo ritenuto di sottoscrivere un accordo che garantisca risorse a sostegno della ricollocazione”, ha dichiarato Alberto Donferri, segretario Uila Lombardia.
Lo sciopero del 27 agosto
Otto ore di stop e un presidio in via Pantano, davanti alla sede di Assolombarda. Giovedì 27 agosto i lavoratori di Diageo Italia hanno incrociato le braccia contro un piano che, nella sede di Milano, cancella la struttura commerciale: 96 licenziamenti su 127, oltre il 75% dell’organico.
Il gruppo britannico, primo player mondiale degli spirits con marchi come Guinness, Johnnie Walker, Smirnoff, Baileys, Tanqueray e Talisker, prevede l’esternalizzazione di distribuzione e vendita a un partner terzo e il trasferimento all’estero di funzioni oggi svolte in Italia. Restano solo poche figure con incarichi global.
Le voci dal presidio
Al presidio erano presenti diversi dipendenti coinvolti. Danilo Lo Cacciato, Luxury and Private Sales Manager Italy, ha descritto la portata del taglio. “L’azienda andava più che bene. Ci si aspettava dei tagli, ma non un taglio drastico come quello che c’è stato. Più del 75% dei dipendenti, dai sales ai colleghi dell’ufficio, hanno annientato una realtà italiana che non esiste più”, ha spiegato. Sulla destinazione del business ha aggiunto: “Si presume che vada in distribuzione tramite competitor e distributori, ma non ne siamo certi”. Al momento del presidio la data indicata per la fine dei rapporti era il 31 ottobre, poi al centro dell’intesa siglata in serata.
Sul fronte istituzionale è intervenuta Veronica Maggioni, in Diageo nell’area Category Management, Trade Marketing e Sales. “Al momento la risposta da parte delle istituzioni è molto debole, anche perché questo rappresenta un precedente molto pericoloso”, ha osservato, evocando l’ipotesi di una proposta di legge per inquadrare casistiche di questo tipo, che non sono vere e proprie crisi d’azienda.
A ribadire il peso del gruppo è tornato Lo Cacciato. “Diageo è il più grande player degli spirits a livello globale. Whisky, vodka, gin, rum, Guinness. È un colosso. Oggi ci ritroviamo in 96 famiglie a casa, dall’oggi al domani”.
Il nodo del compenso e la posizione dei sindacati
A infiammare la protesta è il contrasto tra i licenziamenti e la retribuzione del vertice. Sir Dave Lewis, amministratore delegato entrato in carica a gennaio 2026 e soprannominato dalla stampa britannica “Drastic Dave”, potrebbe percepire un compenso fino a 20 milioni di sterline, in parte legato alle performance e quindi anche ai risparmi sul costo del lavoro.
“Non siamo disposti ad accettare che le ristrutturazioni aziendali vengano liquidate con bonus d’oro ai dirigenti e lettere di licenziamento ai dipendenti”, ha dichiarato Alberto Donferri, segretario generale della Uila-Uil Lombardia. Il sindacato sottolinea come il gruppo abbia presentato agli azionisti dati finanziari in crescita, giudicando incoerente la scelta di ridimensionare la presenza in Italia.
La vicenda milanese arriva dopo una sequenza di ridimensionamenti sul territorio italiano, dalla cessione dello storico stabilimento di Santa Vittoria d’Alba al trasferimento della sede operativa da Torino a Milano. I nuovi uffici di viale Luigi Sturzo, inaugurati appena nell’ottobre 2025, vengono dismessi meno di un anno dopo.
© Riproduzione riservata






