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Diageo, i risultati FY26 e il piano tagli fanno volare il titolo mentre a Milano si sciopera

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Un titolo che vola in Borsa e, il giorno prima, i lavoratori in sciopero sotto la sede di Assolombarda. È la doppia immagine con cui Diageo chiude l’esercizio fiscale 2026. Il 6 agosto il primo produttore mondiale di spirits ha pubblicato i risultati dell’anno chiuso al 30 giugno e ospitato il Capital Markets Day con la strategia di rilancio. Il mercato ha premiato il piano di riduzione dei costi: a Londra il titolo ha guadagnato oltre il 5%. In giornata, subito dopo l’annuncio dei risultati, ha toccato un massimo di 1.808 pence (oltre 18 sterline) per poi assestarsi in area 1.730 pence, contro una chiusura precedente di 1.641. Appena ventiquattr’ore prima, a Milano, i dipendenti italiani colpiti dai licenziamenti avevano scioperato sotto la sede di Assolombarda.

I numeri dell’esercizio restano in territorio negativo. Le vendite nette organiche sono calate del 2%, con volumi in flessione dello 0,4% e un price/mix sfavorevole dell’1,6%. Le vendite nette riportate si sono fermate a 19,6 miliardi di dollari, in calo del 3%. L’utile operativo riportato è sceso del 27,2%, appesantito da costi di ristrutturazione e svalutazioni per complessivi 2,5 miliardi, mentre l’utile operativo organico è cresciuto del 2%. L’utile netto si è attestato a 1,96 miliardi, in calo del 22,9%. L’utile per azione ante poste eccezionali è invece salito dello 0,7% a 165,3 cents, e il free cash flow è aumentato di 463 milioni arrivando a 3,2 miliardi. Il dividendo pieno raccomandato è di 50 cents per azione.

Un elemento aiuta a leggere la reazione dei mercati. Al netto dei distillati bianchi cinesi (CWS), il segmento più colpito dalle nuove politiche governative in Cina, il calo delle vendite organiche si ridurrebbe a circa lo 0,5% e la crescita dell’utile operativo organico salirebbe a circa il 4,5%. Le svalutazioni da 1,5 miliardi hanno riguardato in larga parte la Turchia, per effetto della contabilità iperinflazionaria, e il marchio Don Papa.

La dichiarazione del ceo Dave Lewis

A commentare i conti è stato Sir Dave Lewis, amministratore delegato in carica da gennaio. “Siamo soddisfatti dei nostri progressi in America Latina e Caraibi, Europa e Africa. Siamo concentrati sul recupero della nostra competitività in Nord America e stiamo gestendo le conseguenze delle politiche governative sui distillati bianchi cinesi”, ha dichiarato Lewis. Il ceo ha indicato tre priorità già fissate a metà anno: marchi rilevanti all’interno di strategie di categoria competitive, centralità del cliente e un modello operativo più agile. “Ci danno buoni risultati e gettano le fondamenta per il Capital Markets Day di oggi”, ha aggiunto.

Sir Dave Lewis
Sir Dave Lewis

Un miliardo di risparmi in tre anni

Il cuore della giornata è il nuovo piano di efficientamento. Diageo prevede circa 1 miliardo di dollari di risparmi nei prossimi tre anni, di cui circa 850 milioni dalla riprogettazione del modello operativo e circa 150 milioni da iniziative sulla supply chain. I costi di ristrutturazione legati ai due programmi ammonteranno a circa 1,2 miliardi, di cui 752 milioni già contabilizzati nell’esercizio 2026. Per l’anno fiscale 2027 il gruppo si attende vendite organiche sostanzialmente stabili e una crescita dell’utile operativo organico tra il basso e il medio singolo cifra, con il Nord America ancora in territorio negativo. È proprio questo piano, insieme alla guidance di medio termine, ad aver acceso la reazione positiva della Borsa. Il quadro complessivo dei tagli a livello globale lo abbiamo ricostruito nell’articolo dedicato alla stretta di Dave Lewis.

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Il focus sull’Italia e i licenziamenti a Milano

Sul mercato italiano la riorganizzazione ha già un volto preciso. Il 13 luglio Diageo Italia ha avviato la procedura di licenziamento collettivo per 96 dei 127 dipendenti della sede di Milano, oltre il 75% dell’organico della struttura commerciale. Al termine del processo dovrebbero restare circa 30 persone. Il 5 agosto, alla vigilia della pubblicazione dei conti, i lavoratori hanno incrociato le braccia per otto ore e presidiato la sede di Assolombarda in via Pantano a Milano. Il piano prevede l’esternalizzazione delle attività di distribuzione e vendita a un partner commerciale terzo, il cui nome e il cui perimetro di marchi non sono ancora stati resi noti, e il trasferimento all’estero di funzioni oggi svolte in Italia.

“Al momento non c’è neanche una ricollocazione, quindi specialmente per le persone che hanno un’età anagrafica alta, un’anzianità di servizio importante, diventa anche molto complicato andare a ricollocarsi in un mercato molto complicato come l’Italia”, ha spiegato Ivano Pocobello, fino a ottobre inquadrato come regional manager Centro Italia di Diageo, a margine della protesta.

La vicenda si inserisce in un ridimensionamento più ampio, segnato da un paradosso. Nell’ottobre 2025 il gruppo aveva nominato Caoimhe McCabe managing director per l’Italia, annunciando l’obiettivo di raddoppiare il business entro il 2030 e il trasferimento della sede da Torino a Milano. Molti dei dipendenti oggi coinvolti nella procedura si erano spostati proprio in seguito a quel trasferimento, completato da pochi mesi, per poi trovarsi tra i licenziati. Pochi mesi prima lo stabilimento di Santa Vittoria d’Alba, in provincia di Cuneo, era stato ceduto a NewPrinces di Angelo Mastrolia, operazione confermata anche nel bilancio con un incasso netto di 118 milioni di dollari.La presenza commerciale del gruppo in Italia resta, quella occupazionale diretta si riduce sensibilmente.

Per un gruppo che archivia un esercizio in flessione ma viene premiato dai mercati per la disciplina sui costi, il caso italiano mostra l’altra faccia della stessa strategia.

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