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Bevitalia 2025-26: Il Mercato dei Succhi e delle Bevande Frutta

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Il mercato complessivo 2024 dei succhi e delle altre bevande frutta può essere stimato in circa 660 milioni di litri, con un calo complessivo a quantità intorno al 2-3%, quasi interamente concentrato sui consumi domestici. A valore, il mercato registra invece una crescita superiore al 2% a causa dell’aumento dei prezzi medi. Il giro d’affari complessivo dei produttori è stimabile intorno al miliardo di euro. Il consumo pro-capite si attesta ora a 11,2 litri annui, tra i più bassi in Europa, dove la media è di 15 litri annui. Per il 2024 si conferma quindi un mercato ancora debole sia nei volumi sia, in parte, nei valori.

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Per avere un quadro più preciso del totale dei consumi di succhi di frutta nel nostro Paese, va considerato che una parte significativa, anche se largamente minoritaria, di consumi avviene al di fuori del comparto industriale (confezionato).

  • In casa e nei bar è frequente il consumo di prodotti ottenuti al momento tramite spremitura o centrifugazione della frutta fresca, soprattutto agrumi.
  • In alcuni locali sono presenti spremitori automatici di arance con erogazione diretta delle spremute fresche.
  • Nel settore hotellerie, in particolare durante le prime colazioni, è abituale l’impiego di succhi ottenuti mediante diluizione di concentrati, poi serviti tramite macchine erogatrici (dispensing) o caraffe dedicate.

Nell’ultimo decennio i succhi e le bevande a base di frutta hanno risentito della tendenza dei consumatori a ridurre l’apporto di zuccheri e calorie. I principali produttori hanno così introdotto nella propria offerta, dapprima gradualmente e ora in modo più organico, alcune linee con “Zero Zuccheri Aggiunti”, ferma rimanendo la presenza del fruttosio, lo zucchero naturalmente presente nella frutta.

Considerato il contenuto fruttoso e il valore nutrizionale intrinseco del prodotto, i produttori potrebbero puntare con maggiore decisione al recupero dell’immagine del succo come bevanda “alimentare”, utile anche a differenziarlo con più forza dalle altre bevande analcoliche. Non sorprende quindi che il settore delle bevande a base di frutta presenti il più alto tasso di marche private nella distribuzione moderna, dovuto a un presidio debole da parte delle marche industriali. Il peso delle private label supera il 31% nella GDO e raggiunge il 79% nei discount. Il mercato risente anche di un forte affollamento e di una notevole dispersione di produttori e referenze a scaffale.

Considerando questo contesto, il mercato delle marche industriali nella distribuzione moderna (ipermercati, supermercati, superette e discount), si riduce a meno di 400 milioni di € annui. Si tratta di un valore inferiore rispetto a quello generato dalla sola bibita cola. La differenza è notevole: mentre il segmento cola è dominato da due produttori principali con una gamma di circa 6-7 prodotti, nel mercato industriale di succhi e bevande a base di frutta competono decine di produttori, ciascuno con più linee di prodotti e con un assortimento molto ampio di gusti all’interno di ogni linea.

IL MIX DEI PRODOTTI

Il settore comprende una pluralità di prodotti con differenti processi di lavorazione e un diverso contenuto di frutta e altri ingredienti:

  • Succhi e Spremute, con il 100% di contenuto frutta e senza zuccheri aggiunti;
  • Nettari, con almeno il 40-50% di frutta, con aggiunta di acqua e zuccheri;
  • Altre Bevande Frutta, con un minor tenore di frutta oppure contenuti più elevati ma con utilizzo di altri ingredienti complementari (aromi, edulcoranti, conservanti, …);
  • Frullati, bevande dense e cremose preparate frullando ingredienti freschi come frutta, verdura e latte anche vegetale.

Una ulteriore distinzione attiene al trattamento termico subito dai prodotti e alla shelf life:

  • i prodotti UHT (Ultra High Temperature), con conservabilità a temperatura ambiente e shelf life lunga;
  • i prodotti freschi con blando o nullo trattamento termico, conservabilità refrigerata e shelf life ravvicinata.

Le categorie tradizionali (succhi e nettari) hanno perso volumi nel corso degli anni a favore delle altre bevande frutta, che tra l’altro si caratterizzano con una più ampia e originale gamma di gusti. Tra queste troviamo: mix di più frutti, mix di frutta e verdura e mix di frutta con la combinazione di spezie. In quest’ambito si sono affermate anche alcune versioni funzionali, come la versione ACE, e quelle arricchite con vitamine e antiossidanti.

Oggi questa categoria di bevande rappresenta oltre la metà dei volumi complessivi del settore.

Segue la categoria dei nettari che per molti anni ha trainato il mercato, ma che oggi rappresenta poco meno di un terzo dei volumi totali delle bevande a base di frutta. Tra i nettari prevalgono quelli polposi con purea di frutta (pera, pesca, albicocche, mela), destinati prioritariamente al consumo-merenda dei bambini e ragazzi. Solo che questo target di consumatori, anno dopo anno, si sta riducendo in conseguenza di una sensibile riduzione del tasso di natalità. È in atto una evoluzione dell’offerta verso nettari più ricchi (con tenore frutta superiore al 40%) e con meno zuccheri aggiunti.

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I succhi e le spremute 100% (UHT + freschi) rappresentano, purtroppo, una quota minoritaria (ca. il 14%) del totale volumi di bevande frutta, mentre in molti altri Paesi dell’Europa i succhi 100% sono la categoria di prodotti più consumata. Ciò dipende dal fatto che in Italia non si sono mai sviluppate a sufficienza alcune occasioni chiave di consumo, come la prima colazione che nei paesi con una maggiore domanda rappresenta, invece, il principale momento di consumo di succhi nell’arco della giornata, coinvolgendo tutte le fasce di età. I gusti principali nel segmento succhi 100% sono arancia, ananas, mela e mix tropicali, ai quali negli ultimi tempi si sono aggiunte alcune versioni più salutistiche a base di “superfrutti” (melagrana, mirtilli e altri frutti rossi).

I Succhi Freschi, le Spremute Fresche e i Frullati Freschi, con conservazione a temperatura refrigerata, hanno segnato un’importante novità nell’offerta prodotto, grazie soprattutto all’entrata sul mercato di diverse aziende specializzate nella IV gamma, ma rappresentano pur sempre una piccola nicchia di mercato che però beneficia nel valore, con prezzi €/litro molto più alti rispetto ai normali succhi UHT.

Negli ultimi anni l’innovazione del mercato è stata orientata verso un target più adulto, con una propensione sempre più spinta alla sfera del benessere e alla naturalità. In quest’ambito si inserisce anche l’offerta crescente di prodotti biologici e proteici. Va inoltre sottolineato l’impegno di alcuni produttori di inserirsi nel settore della mixology, offrendo prodotti su misura in confezioni pensate per il servizio con dosatori.

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I CANALI DI VENDITA

I consumi italiani di succhi e bevande frutta sono costituiti per oltre 4/5 dei volumi da consumi domestici, alimentati dalle unità del dettaglio moderno (Iper + Super + LSP + Discount) a cui si aggiunge il retail tradizionale. Nelle superfici di vendita della distribuzione moderna si opera con due distinti spazi espositivi: quelli per i succhi e bevande UHT (a temperatura ambiente) e quelli dei succhi, spremute e frullati freschi (in frigoriferi).

Gli scaffali dedicati alla categoria risultano essere abbastanza affollati. Secondo gli ultimi dati Circana, l’offerta media di succhi e bevande frutta UHT supera le 100 referenze per punto vendita che salgono a ca. 180 negli Ipermercati. Nel banco frigo l’offerta media di succhi e frullati freschi si aggira intorno a 14 referenze per punto vendita (22 negli Ipermercati).

I canali di vendita fuori casa assorbono il 13% dei volumi totali, ma esprimono una quota molto più alta a valore, grazie ai maggiori prezzi €/litro applicati alle confezioni monodose vendute nei locali. Inoltre, in questi canali è marginale il fenomeno delle private label, che invece domina nella distribuzione moderna.

I punti di vendita più importanti del fuori casa per il consumo di succhi e bevande frutta sono i bar e i locali simili (che normalmente espongono i prodotti a bancone e, talvolta, li utilizzano anche per la miscelazione), i chioschi, i pdv stagionali e gli hotel (che propongono i prodotti per il servizio a colazione e nei frigo bar in camera). Assume un rilievo crescente anche il canale dei distributori automatici dove i produttori propongono in genere delle specifiche confezioni monodose.

IL PACKAGING

I succhi e i nettari, nella prima fase storica del loro sviluppo, erano proposti solo in confezioni vetro: le classiche bottigliette monodose da 125 ml e le bottiglie grandi per il consumo in famiglia da 700 ml. La bottiglia vetro monodose è rimasta comunque il packaging dominante nei canali dell’HoReCa dove è proposta solitamente in versione da

200-250 ml, in genere personalizzate con forme e design ricercati e caratteristici del marchio, tali da consentire un posizionamento distintivo e premium. Nella moderna distribuzione, invece, le confezioni in vetro sono meno presenti e limitate a confezioni multiple di bottiglie da 125 ml. Complessivamente, il segmento delle bottiglie in vetro esprime ancora oggi una quota rilevante pari a circa il 20% dei volumi totali del mercato.

Negli anni ’80, in concomitanza con il lancio dei primi succhi 100%, furono introdotte le confezioni in cartone politenato (brik) e questo tipo di confezione fu poi esteso gradualmente anche ai nettari, sia in versione grande (litro) e soprattutto in versione monodose (i classici mini-brik da 200 ml e i divertenti triangolini da 100 ml). I brik si sono evoluti nel tempo con forme più slanciate (rispetto alla classica mattonella), l’inserimento di tappi richiudibili e design più moderni. Questo tipo di packaging resta ancora quello prevalente con oltre la metà del totale volumi del settore. In termini di formati la quota più elevata è di competenza delle confezioni grandi (litro, litro e mezzo, due litri) mentre la parte rimanente è di competenza dei minibrik e dei triangolini, normalmente venduti in confezioni multipack.

A partire dagli anni 2000 il PET, dopo essersi affermato nel settore acque minerali e bibite, ha cominciato ad estendersi anche nel comparto succhi e bevande frutta.

Oggi, le confezioni in PET sono proposte maggiormente sia nelle soluzioni grandi sia nelle monodosi; ad esempio, le confezioni in plastica da 250 ml sono quelle prevalenti per i succhi freschi e le spremute. E così anche nel vending vengono solitamente proposte bottiglie monodose in PET che sono più resistenti rispetto ad altri materiali. Le bottiglie in plastica assorbono oltre ¼ dei volumi complessivi. Risulta invece più marginale la diffusione di altri formati, come cheer pack, lattine e bag in box.

PRIME INDICAZIONI PER IL 2025

Retail 

Con riferimento all’annata 1° Settembre 2024 – 31 Agosto 2025, Circana rileva vendite di succhi e altre bevande frutta nei canali Iper, Super, LSP e Discount per un totale di 515 milioni di litri, segnando una variazione negativa intorno al 6% rispetto all’anno precedente. Sono in calo anche le vendite a valore, che nella distribuzione moderna si attestano ora a 864 milioni di euro (-3%), con un miglioramento dei prezzi medi di circa tre punti percentuali.

Guardando alle tipologie di prodotti si conferma la prevalenza delle vendite delle bevande frutta diversi da scchi e nettari, mentre risultano maggiormente penalizzati i succhi 100%. Il prezzo medio del settore nella distribuzione moderna si è portato a 1,68 €/litro, con prezzi inferiori alla media per le bevande a basso tenore di frutta e prezzi quasi doppi per i succhi freschi, le spremute e i frullati. I prodotti freschi mostrano valori medi ancora più elevati rispetto ai succhi UHT.

In termini di canali di vendita i Supermercati mantengono la leadership del settore con una quota del 52,9% a valore, seguiti dai Discount che raggiungono il 27,7% a valore, nonostante nell’ultima annata abbiano performato peggio rispetto agli altri canali della GDO. Le Superette rappresentano l’11,6% a valore, mentre gli Iper sono ora all’ultimo posto con una quota del 7,8%.

Nel settore dei succhi e delle altre bevande a base di frutta, le private label (marche dei distributori) giocano un ruolo rilevante, rappresentando il 48% del totale valore nella distribuzione moderna, con una penetrazione del 31,6% nella GDO e un’incidenza dell’79% nei Discount. Questo comporta una riduzione significativa del mercato delle marche industriali nella distribuzione moderna, che si colloca a poco più di 400 milioni di euro.

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle vendite, i dati Circana mostrano un equilibrio tra le diverse aree geografiche. Il Nord-Ovest assorbe circa il 30% dei volumi e il 33% del valore della GDO; il Sud rappresenta il 24% a quantità e il 22% a valore. Il Nord-Est e il Centro più Sardegna si attestano entrambi al 23% a quantità e su valori analoghi per la quota a valore.

HoReCa

Secondo le indicazioni di Formind, i canali dell’Ho.Re.Ca. nel corso del 2025 stanno consolidando i volumi del 2024, mentre a valore si registra, a fine settembre 2025, un incremento compreso tra il 2 e il 3%. L’andamento delle vendite dei succhi e delle altre bevande frutta risulta in linea con l’andamento generale del canale. Per il Vending emergono invece segnali di stagnazione o lieve diminuzione.

 

Fonte: Annuari del Bere – Bevitalia 2025-26 di Beverfood.com

© Riproduzione riservata

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