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BRAU BEVIALE 2010: L’INDUSTRIA EUROPEA DELLE BEVANDE DAVANTI A GRANDI SFIDE

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Documento di Brau Beviale messo a disposizione della stampa per la pubblicazione in occasione della manifestazione di Brau Beviale 2010
Riferimento alla direzione editoriale:
Petra Trommer – Franziska Weißbrodt
Tel +49 (0) 9 11.86 06-83 29 Fax +49 (0) 9 11.86 06-82 56
franziska.weissbrodt@nuernbergmesse.dewww.brau-beviale.de

SOMMARIO: Dal 10 al 12 novembre l’industria delle bevande europea si dà appuntamento a Norimberga, al Brau Beviale 2010, il suo più importante appuntamento fieristico dell’anno. Ci saranno circa 1.400 espositori di materie prime per bevande, tecnologie, logistica, idee di vendita e 34.000 visitatori pronti ad investire. A chi chiede loro i motivi della visita nel 2008, la metà dei fedeli del Brau Beviale risponde che frequentano il loro salone per informarsi sulle novità. Altrettanto importanti sono lo scambio di esperienze, la cura dei contatti, il perfezionamento professionale, l’orientamento sul mercato e la preparazione di decisioni di investimento. E poi, nonostante la frenesia degli affari, il comparto cura a Norimberga un rituale alquanto raro in un salone: ci si prende tempo per la convivialità, per belle chiacchierate con partner, colleghi, amici e concorrenti, per tener vivi i contatti e tramandare le proprie esperienze.
…Nel 2009 primi segni di schiarita dall’inizio del millennio
…Consumo di bevande: si prevedono tassi in leggera crescita
…Forte pressione sui costi – Sfruttamento oculato delle risorse

Riferimento Temporale: marzo 2010


Le sfide del nuovo decennio offrono una quantità di temi di cui parlare. Un decennio folto di eventi come l’ultimo, iniziato con una crisi economica – lo scoppio della bolla del dot.com – e terminato con un’altra, non c’era stato da tempi immemorabili. Per gli Europei, la svolta del millennio è stata però solo una cesura di calendario: la fine di un periodo di tempo ma non di un’epoca. Infatti, da un punto di vista rigorosamente storico, a partire dalla caduta della Cortina di Ferro e dalla fine della Guerra Fredda fino ad oggi assistiamo in Europa ad un continuum. Dal processo di integrazione europea degli ultimi due decenni è sorto il più grande mercato interno del mondo. Nonostante qualche critica, i risultati raggiunti finora non sono niente male: l’Unione Europea con i suoi 27 stati membri ha una delle valute più forti, l’euro, svolge un ruolo importante nel superamento di crisi internazionali ed offre ai suoi 500 milioni di cittadini un’alta sicurezza legale e sociale. E non va dimenticato che i ventenni di oggi sono la prima generazione di giovani europei cresciuti non solo in una UE fortemente allargata, ma anche con le quattro libertà del mercato interno: la libera circolazione di persone, beni, servizi e capitali.

Nel 2009 primi segni di schiarita dall’inizio del millennio

Se nella storia europea più recente si può parlare di una svolta, questa è avvenuta nel 2009. Con la profonda e dolorosa crisi finanziaria ed economica mondiale è terminata anche la particolare congiuntura europea che per due decenni aveva procurato una forte crescita proprio alle economie nazionali dell’Europa Centrale e dell’Est. Questo nessuno lo sa meglio dei produttori di birra e bevande. Per quasi vent’anni in Europa il consumo di birra e bevande ha continuato a crescere. Ma guardando per il sottile si poteva riconoscere che lo sviluppo complessivamente positivo è merito di una corsa al recupero senza uguali da parte dei consumatori dell’Europa Centrale e dell’Est. Mentre in molti mercati dell’Europa occidentale la vendita di bevande tendeva spesso al ribasso, nell’Europa Centrale e dell’Est la domanda di analcolici e birra pareva non avere limiti.

Se ne sono giovate anche le industrie dell’indotto che si presentano al Brau Beviale, nelle quali gli investimenti dei colossi internazionali della birra e delle bevande hanno fatto fioccare ordinativi per anni e anni. Il diverso andamento del consumo di bevande in Europa è però cessato improvvisamente nel 2009 quando da un momento all’altro hanno dato una frenata tutti i mercati: era arrivata la recessione. Poiché i consumi privati, e in particolare la spesa degli Europei per le bevande, non possono essere considerati separatamente dall’andamento dell’economia complessiva, molto dipende da come si riprenderanno in questo e nei prossimi anni le economie nazionali e quanto impiegheranno per recuperare i loro potenziali di crescita e di occupazione.

Nel suo report Global Economic Prospects 2010, la Banca Mondiale avverte che anche se forse si è usciti dalla fase più nera della crisi finanziaria, la ripresa economica è però ancora labile. Il prodotto interno lordo (PIL) mondiale, sceso del 2,2 % nel 2009, dovrebbe salire del 2,7 % quest’anno e del 3,2 % nel 2011. Anche se è molto probabile che ciò si avveri, vi sono notevoli incertezze che offuscano l’ottimismo. A seconda di come si evolverà la fiducia dei consumatori e delle imprese nei prossimi trimestri e di quanto dureranno ancora i programmi di incentivazione previsti dalla politica fiscale e monetaria, nel 2011 la crescita potrebbe raggiungere solo il 2,5 ma forse anche il 3,4 %. Per i paesi in via di sviluppo si prevede una ripresa relativamente robusta: del 5,2 % per quest’anno e del 5,8 % nel prossimo anno, dopo l’1,2 % del 2009. Il PIL dei paesi ricchi, sceso del 3,3 % nel 2009, crescerà invece di meno, vale a dire dell’1,8 % nel 2010 e del 2,3 % nel 2011. Nelle sue previsioni sul PIL la commissione UE è però meno ottimista della Banca Mondiale. Per quest’anno prevede infatti che nei 27 Paesi dell’Unione Europea vi sarà un calo della performance economica del 2 %.

Consumo di bevande: si prevedono tassi in leggera crescita

A sentire gli analisti di mercato della britannica Canadean, quest’anno il divario fra Europa occidentale ed Europa Centrale e dell’Est aumenterà ulteriormente. Gli analisti partono dal presupposto che nell’Europa occidentale la recessione sarà molto più sensibile che in molti stati dell’Europa Centrale e dell’Est, dove provocherà un calo delle vendite solo temporaneamente. Nell’Europa Centrale e dell’Est la vendita di bevande riprenderà a salire già durante quest’anno per poi riprendere nettamente quota nel 2011. La Canadean prevede che in questi mercati la vendita di birra aumenterà nel 2010 dello 0,1 % e nel 2011 dell’1,6 % rispetto al 2010. La tendenza al rialzo degli analcolici sarà ancora più decisa. Nel 2010 potrebbe crescere dell’1,1 %, nel 2011 del 2 %. Tali previsioni presuppongono però che in questi mercati la situazione dell’economia migliori nettamente nel 2010 e che il crollo del consumo di bevande dovuto al lungo inverno possa essere compensato da un’estate calda.

Considerando l’Europa come unità geografica comprendente anche Russia (142 milioni di abitanti) e Ucraina (46 milioni) risulta il seguente ranking dei volumi di vendita: Russia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Spagna, Ucraina, Paesi Bassi, Cechia, Romania e Belgio. Anche se nessuno è in grado di valutare la gravità della recessione russa, il consumo pro capite di analcolici in Russia, sceso a 434 litri nel 2009, potrebbe invece arrivare a 438 litri quest’anno e a 446 nel 2011. Il consumo di birra invece potrebbe restare fermo anche nel 2010/11al livello di 79 litri pro capite del 2009. In Ucraina nel 2009 il consumo di analcolici è sceso solo di poco vale a dire a 399 litri pro capite. Per il 2010 si prevede un aumento a 404 e nel 2011 a 419 litri pro capite. Il consumo di birra, sceso nel 2009 solo leggermente fino a quota 62, potrebbe recuperare nel 2010 risalendo a 65 litri pro capite.

All’interno dell’EU, le grandi speranze sono la Polonia e la Romania, già per il solo fatto dell’entità di questi mercati. In Polonia l’aumento del consumo pro capite di analcolici dovrebbe crescere dai 213 litri del 2009 a 223 litri in questo e a 232 litri l’anno prossimo. Più lento lo sviluppo della birra: dai 90 litri del 2009 ai 92,7 litri del 2011. Altrettanto positive sono le stime sulla Romania: il consumo pro capite di analcolici crescerà dai 228 litri del 2009 ai 238 di quest’anno e ai 249 litri dell’anno venturo. Dopo il crollo a 91 litri nel 2009, il consumo di birra dovrebbe salire a 94 litri pro capite quest’anno e a 96 nel 2011 (Canadean).

Forte pressione sui costi – Sfruttamento oculato delle risorse

Molte aziende dell’indotto riconoscono primi segni di speranza. Dopo un rilancio degli affari alla fine del 2009, le aziende si mostrano sempre più ottimiste per l’anno in corso. In alcuni stati europei vi sono tendenze di ripresa. In altri mercati importanti, per esempio nell’Europa dell’Est, la situazione resta invece difficile. I colossi delle bevande quotati in borsa, che dettano legge su questi mercati, saranno costretti a contenere i costi anche in futuro per poter raggiungere gli aumenti dei profitti trimestrali che i mercati finanziari e gli azionisti si aspettano da loro a dispetto di qualsiasi recessione. Per questo nei prossimi anni il mercato europeo presenterà grandi sfide a tutti coloro che vi operano. In Europa, può sperare nella clemenza degli azionisti solo chi riuscirà a superare tutti gli ostacoli, vale a dire: l’avanzare del discount, la maggior pressione sui prezzi, i consumi fiacchi, il calo della domanda al quale si contrappone però la forte richiesta di varietà di marche e di confezioni da parte dei consumatori. Una cosa è certa: in Europa i produttori di birre e bevande dovranno contenere i costi sempre più. Questo si tradurrà in un’ulteriore concentrazione, vale a dire nella chiusura di stabilimenti e nella razionalizzazione.

Soprattutto il contenimento dei consumi di energia ed acqua può essere sfruttato anche per guadagnare il favore dell’opinione pubblica perché serve pure alla protezione dell’ambiente che svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni sulla sostenibilità pubblicate dalle aziende. Il consumo di acqua non comporta ancora grandi spese per i produttori di bevande, ma a conti fatti, per un gruppo come la SABMiller significa tuttavia, a livello internazionale, un consumo annuo superiore ai 94,5 miliardi di litri. Per produrre un litro di birra occorrono infatti oltre 4,5 litri di acqua. Acqua ed energia rappresentano insieme il cinque percento dei costi delle aziende, afferma SABMiller. Molto più alto è però ancora il costo di materie prime, confezioni e manodopera. Proprio questi sono temi importanti del Brau Beviale. Idee innovative su come ottimizzare la gestione di acqua ed energia nell’azienda saranno proposte anche nel padiglione tematico “Energia & Acqua“, situato al centro del salone e che NürnbergMesse allestisce in cooperazione con il Competence Pool Weihenstephan (CPW) del Politecnico di Monaco.

Ma anche il tema della confezione sta diventando sempre più scottante. Gli aspetti ecologici delle confezioni, come per esempio il consumo di risorse, le emissioni o i rifiuti, sono oggetto di discussione fra produttori di bevande e i loro fornitori. Ai successi ottenuti in tal senso hanno contribuito la pressione della concorrenza e i provvedimenti dei legislatori ma anche gli sforzi dell’industria delle bevande e della birra stessa. Le innovazioni mirano a diminuire o ad evitare gli imballaggi oltre che al risparmio di risorse e alla possibilità di riciclare. Ora si tratta di trovare soluzioni nuove e ottimizzate, in grado di soddisfare le numerose esigenze sotto condizioni mutate.

Documento originale su: http://www.brau-beviale.de/en/press/ars12/ars25/?arspageid=25.pm.6067
Reference to the editorship: Petra Trommer – Franziska Weißbrodt
Tel +49 (0) 9 11.86 06-83 29 – Fax +49 (0) 9 11.86 06-82 56
franziska.weissbrodt@nuernbergmesse.dewww.brau-beviale.de

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