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COMITATO ITALIANO DEL CAFFÈ: relazione sul mercato nazionale e internazionale del caffè 2014

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Nel documento che segue si riportano le considerazioni generali del presidente del Comitato Italiano Caffè, Patrick Hoffer (vedi fotto a lato), relative alla relazione per l’esercizio 2014 sul mercato internazionale e domestico del caffè. La relazione completa, con ben 44 pagine di grafici e tabelle, è disponibile presso la segreteria del nuovo Comitato Italiano del Caffè AIIPA www.comitcaf.it – comitcaf@comitcaf – tel. 02.890.74.244

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PANORAMICA SUL MERCATO INTERNAZIONALE

La produzione totale, nell’anno caffeicolo 2013/14, è stimata in circa 145,2 milioni di sacchi, sostanzialmente stabile rispetto a quella del periodo precedente. I Robusta hanno registrato un incremento del 6 percento (59,9 milioni di sacchi) mentre gli Arabica sono stimati a 85,3 milioni di sacchi, con un calo del 4%.

Nel dettaglio la produzione:

  • In Sud America risulta di 66,2 milioni di sacchi con un calo del 2,1 percento. In Brasile la produzione è stimata a 49,15 milioni di sacchi con un calo del 3,3 percento, in Colombia procede la fase di recupero produttivo con un raccolto totale stimato a 11 milioni di sacchi (+ 5,7 percento);
  • in Messico e Centro-America è stimata a 16 milioni di sacchi, in calo del 13,4 percento (Nicaragua – 21 percento, Guatemala – 16,2 percento, Honduras -6,7 percento, Costarica -12,5 percento, El Salvador -42,8 percento, Messico -9,3 percento);
  • in Asia e Oceania è stimata in 46,7 milioni di sacchi, con un incremento del 9,4 percento. In Vietnam il raccolto è di 27,5 milioni di sacchi (+25 percento), in Indonesia la produzione, che risulta di 11,7 milioni di sacchi, ha avuto un deciso calo (-7,9 percento), anche in India il raccolto è in calo (5 milioni disacchi) mentre sono attesi aumenti nella produzione in Papua Nuova Guinea (+15,5 percento);
  • in Africa la produzione risulta in leggero calo con 16,3 milioni di sacchi (-1,6 percento). In Etiopia il raccolto è stimato in 6,6 milioni di sacchi (+ 6,4 percento), in Uganda 3,6 milioni di sacchi (-2,7 percento), in Costa d’Avorio ha toccato i 2,1 milioni di sacchi (+5 percento) mentre in Tanzania 0,8 milioni di sacchi (-27,3 percento).

Il valore delle esportazioni e quindi delle entrate dei paesi esportatori relative alle spedizioni di caffè, risulta in flessione con un calo del 20,3 percento rispetto all’anno precedente. Il volume degli stocks di caffè verde nei paesi importatori, a fine dicembre 2013, viene stimato a 18,8 milioni di sacchi, in leggero aumento (1%) rispetto allo stesso periodo del 2012, mente gli stocks iniziali relativi ai paesi esportatori membri ICO sono in crescita (21,3 milioni di sacchi) rispetto al minimo storico di 16,3 milioni di sacchi del 2012.

ExportICOCaffè

Per quanto riguarda la ripartizione delle esportazioni per gruppi di caffè, nel 2013 in termini percentuali si registra una crescita degli imbarchi di caffè “Colombiani dolci” e ” Brasiliani Naturali” ed una flessione degli imbarchi per i caffè “Altri dolci” e “Robusta”.

Export-Produttori-Caffè

Per venire ai dati più recenti, le rilevazioni statistiche indicano che l’andamento delle esportazioni fa segnare un sensibile calo. Infatti in base ai dati relativi ai primi dieci mesi dell’anno caffeicolo in corso (ottobre 2013  – luglio 2014) le esportazioni ammontano a 92.3 milioni di sacchi, a fronte dei 94.1 milioni dello stesso periodo dell’anno precedente. Prendendo in considerazione le esportazioni degli ultimi dodici mesi di cui si dispongono dati (agosto 2013 – luglio 2014) si rileva che con 109,6 milioni di sacchi le esportazioni sono in calo dell’1,7 percento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Nel 2013 si evidenzia un aumento delle importazioni totali ed un leggero calo delle riesportazioni, le giacenze nei paesi Membri importatori risultano in aumento mentre il dato riguardante i consumi apparenti risulta in crescita rispetto a quello dell’anno precedente. Le importazioni nette dei paesi non-Membri sono in leggero calo, attestandosi intorno ai 25,4 milioni di sacchi (-0,8 percento).

Nell’anno in corso, i consumi nei paesi Membri tradizionali importatori risultano in aumento (3,4 percento) e sono pari a 75,7 milioni di sacchi. Per quanto riguarda il dato relativo al consumo apparente nei paesi dell’Unione Europea, attestatosi a 41,8 milioni di sacchi, esso risulta in aumento rispetto a quello dell’anno precedente (1,9%).

ImportICOCaffè

Con riguardo agli Indicatori di Prezzo si rileva che la media ICO per l’anno 2013 è stata di 119,51 cents per libra, facendo segnare un calo del 23,6 percento rispetto all’anno precedente. Nei primi nove mesi dell’anno in corso la media mensile dell’Indicatore di Prezzo composto è risultata in forte aumento rispetto a quella del periodo precedente attestandosi a settembre a 161,79 cents per libra, in aumento del 44.7 percento rispetto allo stesso periodo del 2013. Per quanto concerne i quattro gruppi di caffè, “Colombiani dolci”, “Altri dolci”,

“Brasiliani Naturali” e “Robusta”, si segnala un andamento generalmente crescente delle medie mensili.

MedieMensili

L’andamento del mercato a medio lungo termine dipende – a parte il grado di effettiva attuazione del Programma per il Miglioramento Qualitativo del Caffé – dall’efficacia delle iniziative volte a favorire l’incremento del consumo interno che vengono adottate nei paesi esportatori e dall’evoluzione del consumo nei paesi importatori non tradizionali consumatori.

La Filiera del caffè espresso - La degustazione del Caffè di Franco e Mauro Bazzara - Planet Coffee
La Filiera del caffè espresso - La degustazione del Caffè di Franco e Mauro Bazzara

PANORAMICA SUL MERCATO INTERNO

Quello del caffè è uno dei settori industriali più vivaci del food & beverage italiano, con oltre 700 torrefazioni e 7000 addetti che lavorano nel comparto, per un giro d’affari alla produzione di 3,1 miliardi di euro, di cui circa 1 miliardo di euro destinati all’esportazione. Nella graduatoria dei maggiori esportatori di caffè, l’Italia con circa 3,2 milioni di sacchi (equivalente a 186 milioni di kg di caffè verde) rappresenta il 3° paese in Europa, mentre, a livello mondiale, è al quarto posto (alle spalle della Germania, del Belgio e degli Stati Uniti).

Guardando i dati del mercato italiano, nel periodo gennaio-dicembre 2013, le importazioni di caffè verde hanno segnato un incremento del 2,23 percento complessivo rispetto allo stesso periodo del 2012 (con 8,2 milioni sacchi di caffè verde). Le esportazioni del caffè torrefatto mantengono un deciso ritmo di crescita, con un aumento del 10,23 percento rispetto al 2012 (pari a 2,9 milioni di sacchi, (equivalenti a 146 milioni e 393 mila kg). Avendo riguardo, invece, ai dati più aggiornati (gennaio-giugno 2014), le importazioni di caffè verde hanno registrato un incremento del 6 percento rispetto allo stesso periodo del 2013 (con 4,5 milioni di sacchi di caffè verde). Anche le esportazioni di caffè torrefatto mantengono un deciso ritmo di crescita, con un aumento dell’8,7 percento rispetto al 2013 (pari a 77,7 milioni di kg, corrispondente a 1,5 milioni di sacchi).

Oltre i 4/5 delle nostre importazioni provengono da cinque soli paesi produttori: il Brasile, il Vietnam, l’India, l’Uganda e l’Indonesia. Nell’ultimo anno c’è stato un consistente incremento delle importazioni dei caffè dall’Indonesia, che ha ottenuto quote di mercato mai prima raggiunte e consolida la sua posizione di quarto maggiore fornitore del nostro mercato. Al contrario, c’è stata una marcata flessione delle importazioni di caffè verde dal Vietnam e dall’India. L’importazione di caffè verde è concentrata su tre grandi porti specializzati, Trieste, Savona e Genova che assorbono circa i 60% del traffico di caffè.

Gli sbocchi più importanti per le esportazioni del caffè torrefatto italiano sono i Paesi comunitari che assorbono circa il 70% delle esportazioni italiane (soprattutto Francia, Germania e Austria), oltre a Stati Uniti, Australia e Federazione Russa. Per il 2013, si e’ registrato inoltre una significativa espansione in particolare nell’Europa orientale, negli Emirati Arabi Uniti e in Cina.

Proseguendo nell’analisi dei dati disaggregati emergono elementi che possono essere di qualche interesse per una verifica più approfondita del mercato del caffè nel nostro paese: il volume delle importazioni di caffè “Altri dolci” e “Robusta” risulta in incremento, mentre quello dei caffè “Brasiliani naturali” e “Colombiani dolci” risulta in flessione.

Per quanto riguarda la ripartizione delle importazioni in base alle quattro tipologie di caffè, va osservato che tali dati vanno considerati unicamente come trend. Infatti le percentuali non possono risultare perfettamente aderenti alla realtà in quanto al momento dello sdoganamento delle partite di caffè verde le dogane, ai fini statistici, rilevano l’origine e la provenienza del lotto ma non la tipologia del caffè. Poiché numerosi paesi produttori hanno produzioni di due o più tipologie di caffè non si è in grado di effettuare una precisa attribuzione. Inoltre, a rendere più difficile la ripartizione tra le quattro tipologie di caffè contribuisce il fatto che per le partite provenienti da paesi comunitari non è previsto l’obbligo di indicare l’origine del prodotto; pertanto tali volumi non vengono presi in considerazione nel procedere alla ripartizione delle importazioni per tipologie di caffè.

Per quanto concerne gli scambi di prodotto lavorato si rileva che:

  • le importazioni di caffè torrefatto decaffeinato registrano un forte calo rispetto al 2012 (-27.4 percento);
  • le importazioni di caffè solubile sono in leggero aumento, esse rimangono, in ogni caso, di modesta entità rispetto al totale delle importazioni italiane di caffè;
  • le esportazioni di caffè in tutte le forme, che raggiungono ormai i 3,2 milioni di sacchi (equivalente verde), sono in aumento del 7,1 percento rispetto a quelle effettuate nel 2012. In particolare va sottolineato:
  1. le esportazioni di caffè torrefatto sono in aumento (10,2 percento) mentre quelle di caffè torrefatto decaffeinato sono in calo (-1,9 percento);
  2. le esportazioni di caffè solubile risultano in crescita (12%) diversamente dalle preparazioni a base di caffè (-22,6%).

Se si considerano gli ultimi dodici mesi di cui sono disponibili dati sul commercio estero (Luglio 2013/Giugno 2014) si rileva che le importazioni di caffè verde hanno raggiunto gli 8,5 milioni di sacchi, con un incremento sostanziale (4,29 percento) rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente

Sdoganamenti-CaffèVerde

Globalmente le importazioni di caffè in tutte le forme nei primi sei mesi del 2014 presentano un incremento del 4,78 percento rispetto a quelle effettuate nello stesso periodo dello scorso anno, mentre le esportazioni, con riguardo al caffè in tutte leforme sono cresciute del 4,71 percento.

I consumi pro capite di caffè (5,56 kg) risultano in leggero calo rispetto al 2012 (-1,24 percento), riflettendo le difficoltà del Paese ed il conseguente calo dei consumi dei generi alimentari. Situazione in controtendenza rispetto alla media europea dove i consumi pro capite (4,94 kg) risultano in aumento del 2 percento. Quello del caffè in Italia e’ un mercato maturo, in forte cambiamento. Un dato rilevante concerne il settore del porzionato, le cui vendite nel 2013 risultano ancora in crescita (6%) mentre il macinato moka rimane sostanzialmente stabile.

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ACCORDO INTERNAZIONALE

L’Accordo Internazionale del Caffè ha quale obiettivo la ricerca di misure che consentano uno sviluppo sostenibile del settore, contribuendo ad un duraturo equilibrio tra la domanda e l’offerta di questa importante derrata.

In particolare:

– le Autorità nazionali ed internazionali vengono messe in guardia sulle conseguenze di progetti o programmi che promuovono la crescita dell’offerta, in assenza di un corrispondente incremento della domanda;

– viene promossa la produzione di caffè di più alto valore aggiunto, come caffè gourmet o caffè biologico, per incrementare le entrate dei coltivatori;

– vengono sensibilizzate le Autorità nazionali a concedere finanziamenti per la diversificazione della produzione, ove possibile, nonché per il miglioramento della sicurezza alimentare e per una adeguata fornitura del mercato;

– vengono sostenuti i programmi di miglioramento qualitativo della produzione esportabile o altri progetti volti ad accrescere l’apprezzamento della bevanda da parte del consumatore;

– vengono coordinate le iniziative volte a fare crescere il consumo interno nei paesi produttori;

– vengono mantenuti i livelli di consumo nei mercati tradizionali attraverso il miglioramento qualitativo della bevanda, lo sviluppo di mercati di nicchia e la diffusione di informazioni obiettive sui benefici effetti del consumo di caffè;

– proseguono le iniziative poste in essere in importanti mercati emergenti, come la Russia e la Cina affiancando il settore privato con azioni di pubbliche relazioni e di comunicazione;

– vengono approfondite le conoscenze volte a diffondere pratiche di produzione sostenibile ed a creare una banca dati delle iniziative sulla sostenibilità della filiera del settore caffè.

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Si ricorda che Il vecchio Comitato Italiano Caffè, che finora fungeva da elemento di raccordo tra le varie associazioni di categoria, è stato sciolto ed è ora in liquidazione. Nel frattempo l’Associazione AIIPA – Caffè ha modificato la propria denominazione in Comitato Italiano del Caffè.

COMITATO ITALIANO DEL CAFFÈ

Il Comitato Italiano del Caffè si propone come punto di riferimento e portavoce non solo delle rappresentanze dell’industria di torrefazione ma dell’intero comparto, nei rapporti con le Istituzioni nazionali, europee e internazionali, con la Federazione Europea del Caffè e con le diverse componenti sociali. Il Comitato Italiano del Caffè intende così dare continuità al ruolo di portavoce delle varie categorie svolto dal Comitato Italiano Caffè dal 1959 al 2014. Il Comitato Italiano del Caffè è Ente di riferimento per le Istituzioni nazionali (in particolare: Ministero degli Affari Esteri, Ministero della Salute, Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero delle Politiche Agricole, Ministero dell’Ambiente) per gli interessi generali relativi alle importazioni, alla distribuzione ed al consumo del caffè.

Il Comitato Italiano del Caffè collabora, attraverso propri esperti, con l’Organizzazione Internazionale del Caffè (ICO), Ente costituito nel 1963 dai Governi dei principali Paesi produttori e consumatori, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Il Comitato Italiano del Caffè aderisce alla Federazione Europea del Caffè e alla Confederazione Europea dell’Industria Alimentare (FoodDrinkEurope). Il Comitato Italiano del Caffè collabora con Organismi internazionali quali l’Istituto Italo Latino Americano (IILA) e il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD) delle Nazioni Unite, Ente che assiste i piccoli produttori agricoli dei Paesi in via di sviluppo, facilitando l’accesso degli stessi al mercato e perseguendo politiche di sostenibilità e qualità delle produzioni. Il Comitato Italiano del Caffè, in collaborazione con l’Istituto Agronomico per l’Oltremare (IAO) e con l’Istituto Italo Latino Americano (IILA), promuove l’eccellenza del “caffè espresso italiano”, mettendo in contatto il mondo della produzione con quello della torrefazione. Di particolare rilievo, la costituzione nel 2013 della “Scuola Italiana del Caffè”, diretta ai tecnici delle Organizzazioni dei Paesi produttori. Il Comitato Italiano del Caffè sviluppa ed indirizza la comunicazione istituzionale di Settore avvalendosi della collaborazione delle più importanti agenzie di comunicazione e relazioni pubbliche. Il Comitato Italiano del Caffè provvede alla diffusione di informazioni statistiche relative alle importazioni, esportazioni e giacenze di caffè.

 

+info: www.comitcaf.it Per ogni necessità potrai inoltre prendere contatti con la Segreteria (Dott. Forni –comitcaf@comitcaf – tel. 02.890.74.244)

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