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Distribuito alla stampa per la pubblicazione da Ufficio Stampa: Ad Personam – Marilde Motta – Tel. 0381.910104 – cell 348.2321518
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SOMMARIO: 1. O-I: La qualità, l’affidabilità e l’innovazione di O-I nel packaging in vetro, O-I nel mondo, O-I in Europa, O-I in Italia, Le soluzioni di O-I per il mercato: la strategia della partnership;
2. Lo stabilimento O-I di Asti: 100 anni di storia: La fondazione dello stabilimento, Cesare Ricciardi: la guida dello stabilimento, L’evoluzione verso l’automazione, O-I proietta l’azienda verso nuovi successi, Il territorio e lo stabilimento;
3. Lo stabilimento O-I di Asti: Il packaging per il vino: fra tradizione e innovazione, Lo stabilimento O-I di Asti;
4. Il vino e la bottiglia: Il ruolo del design: personalità e attrattiva, Il vetro, il miglior alleato del vino;
5. La bottiglia del centenario: L’alto/basso rilievo: fra arte e virtuosismo tecnico, L’Asti spumante DOCG

Rif. Temporale 2007

O-I
La qualità, l’affidabilità e l’innovazione di O-I nel packaging in vetro
O-I nel mondo
O-I in Europa
O-I in Italia
Le soluzioni di O-I per il mercato: la strategia della partnership

Lo stabilimento O-I di Asti: 100 anni di storia
La fondazione dello stabilimento
Cesare Ricciardi: la guida dello stabilimento
L’evoluzione verso l’automazione
O-I proietta l’azienda verso nuovi successi
Il territorio e lo stabilimento

Lo stabilimento O-I di Asti
Il packaging per il vino: fra tradizione e innovazione
Lo stabilimento O-I di Asti

Il vino e la bottiglia
Il ruolo del design: personalità e attrattiva
Il vetro, il miglior alleato del vino

La bottiglia del centenario
L’alto/basso rilievo: fra arte e virtuosismo tecnico
L’Asti spumante DOCG

O-I

La qualità, l’affidabilità e l’innovazione di O-I nel packaging in vetro

O-I è uno dei leader mondiali del packaging in vetro per l’industria alimentare e delle bevande. La sua leadership, in termini di qualità, affidabilità e innovazione è riconosciuta internazionalmente dalle migliaia di clienti serviti che rappresentano, a loro volta, marche notissime nel largo consumo così come prodotti di nicchia di elevato valore.

In particolare in Europa, dove si concentrano eccellenze produttive nel settore alimentare e delle bevande (vino, acque minerali, olio, birra, liquori) caratterizzate dai marchi DOP, IGP, DOCG regolamentati dall’UE, O-I ha saputo creare una infrastruttura di stabilimenti e di piattaforme logistiche ideali per intervenire localmente dove nascono i bisogni delle aziende. Questa rete consente a O-I di essere quotidianamente vicina ai clienti mettendo a disposizione tecnologie avanzate, capacità produttiva flessibile e tale da soddisfare sia i grandi quantitativi sia le serie limitate, indiscussa qualità dei suoi prodotti, affidabilità delle bottiglie sulle linee di riempimento, sviluppo continuo di nuove proposte, ormai una media di circa 1.500 nuovi modelli all’anno.

Dal costante supporto di O-I ai clienti, dall’ascolto delle esigenze del mercato, dallo studio delle tendenze nasce il modello gestionale che caratterizza O-I in Europa e le consente di essere un partner di valore.

O-I persegue una crescita eco sostenibile. L’attenzione all’ambiente è per O-I un forte impegno che si esplica sia con fabbriche certificate ISO 9000 e ISO 14001 sia con interventi programmati a livello locale con le pubbliche amministrazioni per la raccolta del rottame di vetro sia con l’utilizzo di oltre il 60% di vetro riciclato nella produzione di nuove bottiglie. Come evidenziano le statistiche, usare e riciclare le confezioni in vetro è veramente importante per l’ambiente. Per ogni 10% di rottame di vetro usato nel processo produttivo di vetro cavo, c’è un 2,5% di risparmio energetico. Inoltre, ogni 10% di cullet (rottame di vetro) impiegato si riducono dell’8% le particelle di ossido di azoto e del 10% quelle di ossido di zolfo. Per ogni 6 tonnellate di rottame di vetro impiegato, l’emissione di biossido di carbonio viene ridotta di una tonnellata. Il vetro è l’unico materiale totalmente naturale che può essere riciclato all’infinito senza perdite di quantità e qualità.

O-I nel mondo

Dati di sintesi:
O-I è presente in Nord America, Europa, Asia e area Oceano Pacifico, America Latina
fatturato 2006: 6,65 miliardi di dollari USA
83 impianti produttivi
25.000 dipendenti
3 centri tecnici e di ricerca e sviluppo
10 centri per il riciclo del vetro
20 società licenziatarie

O-I in Europa

Dati di sintesi:
O-I è presente in 15 Paesi Europei, la divisione O-I Europa è la più importante di O-I
fatturato 2006: 2 miliardi di euro
39 impianti produttivi
9.200 dipendenti
mette a disposizione del mercato 5.500 diverse figure di contenitori in vetro per alimenti e bevande

O-I in Italia

Dati di sintesi:
12 impianti produttivi: Asti, Origgio, San Polo di Piave, Mezzocorona, Villotta di Chions, Castel Maggiore, San Gemini, Aprilia, Bari, Castellana Grotte, Ottaviano, Marsala
1.900 dipendenti
6.500.000.000 di contenitori prodotti (bottiglie e vasetti)
650 diverse figure
colori: bianco, mezzo bianco, ambra, verde (uvag, foglia morta, quercia, verde francese)
media del 60% di utilizzo di vetro riciclato in ogni impianto

Le soluzioni di O-I per il mercato: la strategia della partnership

In Italia gli stabilimenti di O-I si collocano in aree ad alta vocazione vinicola, vicino alle fonti di acque minerali e in prossimità dei maggiori produttori di birra. Una vicinanza territoriale, ma anche una capacità di condivisione e di partnership per definire soluzioni ad hoc per le specifiche esigenze delle aziende e dei mercati.

Anche in Italia, nel settore del vino, si sono manifestate e consolidate esigenze che trovano conferma nei principali mercati di produzione e sbocco e richiedono lo studio e la creazione di nuove bottiglie:

tendenza premium: la forbice si divarica sempre più fra prodotti di “primo prezzo” e “lusso”. La bottiglia di vetro gioca un nuovo ruolo da protagonista sia per forme, colori e decorazioni sia per le proprietà intrinseche del vetro, che lo rendono insuperabile per la conservazione ottimale e la presentazione del vino. O-I elabora e produce bottiglie atte a trasmettere un messaggio di elevata qualità e di unicità del prodotto. La capacità produttiva di O-I e la sua competenza nei diversi segmenti beverage le consente di cogliere anche una esigenza derivata dal mondo del lusso, quella di nobilitare tranquilli vini da tavola offrendo la possibilità di confezionarli in bottiglie di vetro che hanno un prezzo competitivo rispetto ad altri materiali da imballaggio.

tendenza single serve: è una domanda forte quanto spontanea nata dai nuovi consumatori di vino: giovani e donne. Regno Unito, Nord America e Asia hanno lanciato la moda del “single serve”, bottiglie da 25 cl per il consumo nel canale horeca, ma anche domestico, una tendenza che negli ultimi tre anni ha fatto salire le vendite del 28% del vino confezionato in queste bottiglie di piccolo formato. O-I ha una lunga tradizione nelle bottiglie di piccolo formato per la birra e per l’olio d’oliva extra vergine, ha quindi colto in anticipo la nuova tendenza realizzando bottiglie di design di grande impatto visivo e di grande efficacia per sostenere i consumi.


LO STABILIMENTO O-I DI ASTI: 100 ANNI DI STORIA

La fondazione dello stabilimento

Nell’aprile del 1903 viene costituita la Vetreria Operaia Federale con stabilimenti a Livorno, Imola, Sesto Calende, Vietri sul mare e Asti. E’ il momento d’avvio di un’impresa che attraverserà tutto il ‘900 e nel nuovo millennio approderà a un assetto internazionale.

La sede di Asti della Vetreria Operaia Federale inaugura il sito produttivo il 30 dicembre 1906. La forma societaria è quella della cooperativa, con 250 dipendenti che sono anche soci. La vetreria diventa la prima e principale attività industriale di Asti, in un territorio da sempre vocato all’agricoltura e in particolare alla vite e al vino.

Cesare Ricciardi: la guida dello stabilimento

Sotto la guida di Cesare Ricciardi, già direttore dal 1903 delle vetrerie di Livorno, Imola, Sesto Calende e Vieri, anche quella di Asti diviene ben presto una struttura modernamente organizzata, passando rapidamente da una fase semi artigianale alla meccanizzazione delle fasi produttive.

Per l’epoca, le dimensioni e la capacità produttiva dello stabilimento di Asti sono di considerevole rilevanza, 16.000 bottiglie e 600 damigiane sfornate giornalmente, tali da proiettare l’impianto fra i primi posti in Europa. Ancora oggi, lo stabilimento O-I di Asti con oltre 1.000.000 di bottiglie prodotte è fra i più rilevanti.

Le esigenze produttive e la continua introduzione di macchinari e tecnologie sempre più efficienti richiedono, dopo pochi anni all’avvio, il trasferimento dello stabilimento dal centro città alla periferia di Asti, in località Quarto.Nel lungo periodo della sua gestione, Cesare Ricciardi introduce innovazioni anche in campo sociale. Attorno alla vetreria si costituisce così una rete di iniziative capaci di provvedere all’assistenza morale e materiale dei lavoratori.

L’evoluzione verso l’automazione

Nel 1924 la vetreria muta nome in Società Anonima Vetraria Astigiana che, nel 1927, diventa Società Anonima Commerciale Industriale Vetraria Astigiana. Sono gli anni in cui lo stabilimento viene completamente automatizzato, eliminando anche le ultime attività artigianali. La prima macchina automatica monostampo è oggi esposta davanti all’ingresso dello stabilimento O-I di Quarto Inferiore. Questa macchina e molte altre che si aggiungono in quegli anni portano la vetreria alla leadership del mercato italiano in termini sia quantitativi sia qualitativi. Un’espansione che andrà sempre più di pari passo con la crescita dell’industria italiana del food & beverage a cui l’azienda saprà apportare soluzioni in termini di packaging innovativo e originale. Per molti prodotti di marca, i contenitori di vetro che escono dallo stabilimento O-I di Asti divengono, allora come oggi, un’icona capace di rendere immediatamente riconoscibile il prodotto. Nel 1968 la vetreria cambia nome in AVIR, le dimensioni raggiunte sono in grado di coprire il 61% del mercato interno dei contenitori in vetro per bevande e alimenti.

O-I proietta l’azienda verso nuovi successi

L’ultimo passo si compie nel 1997. O-I, la multinazionale del vetro (fondata nel 1903 da Michael J. Owens, inventore della prima macchina automatica per la produzione di vetro cavo) acquista lo stabilimenti di Asti. Oggi lo stabilimento O-I di Asti è fra i più moderni d’Europa con una capacità produttiva annua di oltre 360.000.000 di bottiglie di vetro, circa 1.000.000 realizzate giornalmente per il mercato del vino, degli spumanti, dell’acqua.

Il territorio e lo stabilimento

Ancora oggi lo stabilimento rappresenta un punto di riferimento per la città di Asti e continua ad avere un ruolo rilevante per l’economia locale. Il grande impianto, che si estende su 55.000 mq, occupa 200 persone. Il rapporto con la città e il territorio astigiano trova un caposaldo nelle soluzioni adottate dallo stabilimento in materia di salvaguardia dell’ambiente e di sostenibilità. La coltura della vite, la produzione del famoso spumante d’Asti e di molti altri prodotti enogastronomici sono un patrimonio locale che O-I contribuisce a preservare adottando tutti i più recenti sistemi per rispettare la peculiarità del territorio: aria, acqua e suolo.

L’impianto è dotato di una centralina con un filtro elettronico per il controllo dei fumi e per la corretta gestione ambientale delle emissioni. Il riciclo del vetro è un altro elemento determinante della politica di sostenibilità ambientale di O-I anche ad Asti. Nello stabilimento di O-I di Asti confluiscono annualmente 120.000 tonnellate di rottame di vetro originato dalla raccolta differenziata. Nel ciclo produttivo viene impiegato oltre il 60% di vetro riciclato.

LO STABILIMENTO O-I DI ASTI

Il packaging per il vino: fra tradizione e innovazione

La secolare storia dello stabilimento di Asti si intreccia con quella della produzione dei grandi vini piemontesi: il Barolo detto “il vino del Re”, il Carema un grande e raro rosso, il pregiato Nebbiolo, il Ghemme, il Grignolino l’Erbaluce di Caluso, e soprattutto con i vini prodotti nei comuni dell’Astigiano: il Moscato d’Asti, il Dolcetto d’Asti, la Freisa d’Asti. Su tutti spicca l’Asti Spumante DOCG.

Vini, alcuni di grande tradizione e di eccelsa qualità destinati a un selezionato novero di conoscitori, altri più diffusi e moderni hanno raggiunto la notorietà attraverso le enoteche, divenute ormai la nuova palestra dei consumi, svolgendo un importante ruolo nella diffusione della cultura del vino.

La produzione vede in campo grandi aziende, piccoli vignaioli, consorzi ognuno con specifiche esigenze per valorizzare la produzione e trasmettere un preciso messaggio al consumatore finale.

La bottiglia in vetro svolge così un ruolo determinante per caratterizzare il vino e il suo produttore e renderlo facilmente individuabile nel momento della scelta e dell’acquisto.

Le forme tradizionali, molto conosciute e apprezzate dai consumatori, possono essere sia rielaborate (per esempio in forme più slanciate e allungate) sia personalizzate con raffinate lavorazioni in alto/basso rilievo, divenendo originali e uniche.

Lo stabilimento di Asti ha una lunga tradizione nella produzione di bottiglie per vino fermo e per sparkling wine. Attualmente è in grado di realizzare 70 differenti figure in 4 varianti di colore: verde uvag (ultra-violet assorbing glass, per creare un effetto barriera alla luce), foglia morta, quercia, verde francese. Le lavorazioni in alto/basso rilievo sono una sua peculiarità. Un nome, un logo, un simbolo incisi nobilitano la bottiglia, danno al consumatore un preciso segnale di qualità.

Nello stabilimento di Asti vengono anche studiate e prodotte bottiglie innovative di design legate al brand, tali da rendere distintivo il pregevole contenuto. Il mercato del vino, sempre più competitivo e globale, trova nella bottiglia di vetro un prezioso alleato per creare unicità, distinzione e immediata riconoscibilità, nonché l’ideale strumento per conservare intatte nel tempo le qualità organolettiche del contenuto.

Lo stabilimento O-I di Asti

Dati di sintesi:

tecnologia: lo stabilimento è dotato delle più innovative tecnologie e processi produttivi. I macchinari sono ideati, sviluppati e prodotti da O-I.

ambiente: lo stabilimento è dotato di un filtro elettronico per il controllo dei fumi di combustione. L’impianto utilizza solo metano. Il controllo delle emissioni avviene oltre che in sede, anche da remoto con un costante collegamento on-line con ARPA (agenzia regionale per l’ambiente).

capacità produttiva: oltre 360.000.000 milioni di bottiglie all’anno.

mercato servito: bottiglie per tutte le tipologie di vini fermi e spumanti. Con 70 diverse figure di bottiglie lo stabilimento serve tutta la gamma della domanda del mercato del vino, dalle bottiglie personalizzate (che rappresentano il 30% dei modelli) per l’alto di gamma e i prodotti di nicchia fino alle bottiglie tradizionali richieste in altissimi quantitativi. Anche per queste la tendenza degli ultimi anni va verso la personalizzazione per rendere il prodotto distintivo. Forme storiche come la bordolese e la borgognotta acquistano una forte identità intervenendo sul colore e inserendo decori. L’alta qualità di produzione standardizzata rende la bottiglia sempre affidabile sulle linee di riempimento assicurando ai clienti valore costante.

IL VINO E LA BOTTIGLIA

Il ruolo del design: personalità e attrattiva

Fino ai primi anni del ‘900 le bottiglie vengono prodotte artigianalmente, soffiate a cannello da esperti vetrai, detti appunto bottigliai. La produzione varia da 60 a 90 bottiglie per ogni vetraio, una produzione limitata che rende i contenitori in vetro rari. Con lo sviluppo delle prime macchine automatiche e la diffusione dell’invenzione di Michael J. Owens, la produzione sale considerevolmente e agevola la diffusione della nascente industria dei prodotti confezionati.

Il perfezionamento delle macchine apre la strada alla diversificazione delle bottiglie per forma, colore e lavorazioni.Per lungo tempo la richiesta del mercato del vino è rimasta ancorata a forme tradizionali quali la bottiglia renana, la bordolese, la borgognotta e quella tipica per gli spumanti.L’accentuarsi della competitività e la globalizzazione dei mercati hanno spinto i produttori di vino a cercare nella bottiglia la soluzione per rendere distintivo e attraente il loro prodotto. La bottiglia oggi assume un ruolo centrale nelle strategie di marketing e di comunicazione. O-I è in grado di assecondare le strategie di sviluppo dei clienti a livello locale e internazionale attraverso i suoi centri di design.

Il vino è una bevanda millenaria, è ad un tempo cultura, esperienza sensoriale, piacere. Il successo del vino oggi, la sua vitalità e capacità di conquistare nuovi consumatori nasce da un equilibrato bilanciamento fra questi elementi. Il design della bottiglia in vetro ha il compito di trasmetterli visivamente, istintivamente a un consumatore sempre più evoluto, selettivo nelle scelte e consapevole del valore dei prodotti. Un consumatore che, come dimostrano le ricerche condotte in molti Paesi, predilige il vetro poiché ne conosce i pregi e ne apprezza gli esclusivi vantaggi: è naturale, puro, inerte. Il custode ideale per il vino, per conservarlo nel tempo e per renderne intatti il profumo, il sapore, il colore.

Il vetro, il miglior alleato del vino

L’Istituto Enologico di Bordeaux ha effettuato degli studi sulla conservazione del vino nella bottiglia di piccolo formato da 18,7 cl, nota con il nome “quarto d’aviazione” poiché adottata dalle compagne aeree a bordo. Lo studio aveva la finalità di verificare se materiali più leggeri, come il PVC e il PET, potevano andar bene per confezionare il vino. Sono state utilizzate due tipologie di vino: Bordeaux rosso e vino bianco di Bordeaux. Alcune centinaia di campioni, con metodo casuale sono state prelevate da linee di riempimento che hanno utilizzato contenitori in vetro PVC, PET e PET rivestito di PVDC. Le bottiglie sono state conservate per 6 mesi nei loro cartoni e al buio, ma a temperature diverse.

Lo studio ha rilevato che, più il recipiente è piccolo e più elevata è la temperatura, maggiore è la penetrazione dei ossigeno nei contenitori in plastica. Non solo, si constata anche un leggero aumento del grado alcolico, una rapida perdita di CO2, una variazione nel colore del vino, le qualità organolettiche si modificano. Il panel dei degustatori ha chiaramente avvertito queste differenze e all’unanimità ha bocciato il vino conservato in materiali plastici. Ne risulta ancora una volta che il vetro è senza dubbio il materiale più adatto per la conservazione del vino.

LA BOTTIGLIA DEL CENTENARIO

L’alto/basso rilievo: fra arte e virtuosismo tecnico

Allo scadere del centesimo anno di attività dello stabilimento di Asti, O-I ricorda l’evento con una bottiglia commemorativa, che andrà ad aggiungersi alla prima bottiglia prodotta il giorno di avvio della produzione nel 1906 e ad altre storiche conservate in una sala dello stabilimento.La scelta della forma vuole rendere omaggio al territorio di Asti e al suo celeberrimo spumante, è quindi una bottiglia tradizionale per questo vino a cui sono state aggiunte preziose lavorazioni in alto/basso rilievo.

Le figure rappresentate simboleggiano il passaggio dall’antica lavorazione, la bottiglia soffiata a cannello nel 1906, alla moderna totalmente automatizzata. Su entrambi i lati campeggia il nome Asti.L’etichetta, una collaretta tradizionale di Gancia, riporta il logo O-I. Il vetro è verde uvag e la capienza è di 750 ml. Il disegno della bottiglia e le raffigurazioni sono state studiate dal designer di O-I Dalmazio Perrone.

La realizzazione ha richiesto il superamento di notevoli difficoltà tecniche e produttive, un risultato brillantemente raggiunto che ci consegna oggi un bottiglia di grande pregio figurativo. Esemplare nel dimostrare le possibilità tecniche ed estetiche che ogni giorno lo stabilimento O-I di Asti mette a disposizione dei clienti.

L’Asti spumante DOCG

O-I ha scelto l’Asti Spumante DOCG di Gancia per celebrare il centesimo anno di attività dello stabilimento di Asti. Questo profumato e gioioso vino viene ottenuto esclusivamente a partire dall’uva Moscato Bianco. La tecnica di preparazione del Moscato risale al 1500, ma la prima spumantizzazione dell’Asti risale al 1860 a opera di Carlo Gancia. A lui si deve la creazione del metodo che porta il suo nome e consiste nel bloccare la fermentazione all’interno della bottiglia in modo da ottenere uno spumante dolce, dall’aroma inteso e persistente.

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