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L’Italia è il regno dei bar_caffè tradizionali indipendenti. Lo sviluppo delle catene di caffetterie nel nostro paese è stato molto lento e difficoltoso. Paradossalmente è stato proprio il vissuto del caffè, compenetrato nella storia e nei consumi di paesi come l’Italia, oltre alla presenza di decine di migliaia di locali tradizionali, ad impedire lo sviluppo di catene di Ccaffetterie e Coffee Shop. Non a caso Starbuck’s, la più grande catena di coffee shop al mondo, nata proprio su ispirazione dei caffè italiani, non ha ancora trovato il coraggio di sbarcare nel nostro paese.

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Nel mondo del beverage il settore delle bibite analcoliche è quello in cui è più spinta la competizione globale e in cui si registrano i più elevati livelli di concentrazione. Due grandi gruppi, le compagnie americane Coca-Cola e Pepsico, dominano la scena internazionale, posizionandosi quasi sempre nelle prime due posizioni in quasi tutti i più importanti mercati nazionali, con una quota complessiva che generalmente supera il 50% del mercato. Tuttavia il settore è ricco di numerose realtà aziendali che hanno saputo ritagliarsi un proprio ruolo, o a livello specialistico di prodotto o a livello territoriale.

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Nel 2012 si sono consumati nel mondo poco più di 238 miliardi di litri di bibite analcoliche pre-confezionate (dati Global Drinks) con un incremento dell’1,7% rispetto al 2011. Le bibite, rispetto alle acque confezionate, soddisfano un bisogno più edonistico di bere analcolico, grazie alla presenza di zuccheri (o edulcoranti) e altre sostanze in grado di dare alla bevanda specifiche connotazioni gustative. Il consumo pro-capite complessivo delle bibite analcoliche si è ora portato a 34 litri/anno, naturalmente con valori molto diversi tra i vari Paesi sia in relazione alla diversa situazione economica, ma anche in funzione di diverse abitudini di consumo.

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I primi 10 paesi produttori di birra, pur rappresentando poco più di un terzo della popolazione mondiale, assorbono circa i due terzi della produzione globale di birra. Al comando di questa classifica si riconferma la Cina con ben 490 milioni di birra prodotta nel 2012, oltre un quarto dell’intera produzione mondiale. La Cina, pur disponendo di un pro-capite di solo 33 litri annui, ha da tempo superato, grazie all’enorme popolazione e ad un tasso di sviluppo più vivace, il primato storico del mercato statunitense ed oggi ha più che raddoppiato rispetto alla dimensione produttiva USA.

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documento originario pubblicato in inglese, francese, portoghese e spagnolo da
INTERNATIONAL COFFEE ORGANIZATION

http://dev.ico.org/

I prezzi del caffè sono diminuiti costantemente nel corso del 2013, registrando ribassi in nove degli ultimi dodici mesi . Anche se i prezzi sono leggermente aumentati nel mese di dicembre rispetto a novembre, il prezzo indicativo composito ICO rimane al secondo livello più basso annuale a partire dal 2009. Questi risultati sono dovuti ad un eccesso di produzione rispetto al consumo; i prezzi elevati nel 2011 hanno incoraggiato i produttori a investire e aumentare la produzione . Questa tendenza si è ora invertita; i prezzi sono scesi al di sotto del costo di produzione e questo fatto scoraggia ulteriori investimenti . Per quanto riguarda il 2013/14, il Brasile si aspetta un’annata produttiva a 49,15 m.ni di sacchi, il 3,3 % in meno rispetto al 2012/13 , con outlook misto per altri importanti paesi esportatori. A breve termine, queste prospettive dovrebbero esercitare una pressione al ribasso sul mercato del caffè. Tuttavia, gli stock certificati sul mercato a termine di Londra si avvicinano a livelli storicamente bassi e il consumo continua a crescere intorno al 2,4 %; la domanda di caffè rimane forte e dovrebbe fornire il potenziale per una crescita lungo termine .

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Oggi a Milano, si sono incontrati alcuni dei massimi esperti del panorama socio-economico nazionale per fare il punto sugli effetti della recessione e sulle previsoni di ripresa, non solo a livello italiano, ma anche mondiale ed europeo. All’incontro hanno preso parte Francesco Daveri, Economista, Emilio Reyneri, Sociologo del Lavoro, Stefano Agostini , Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Sanpellegrino, e Alessandro Marangoni, Amministratore Delegato di Althesys*. Nel quadro fornito – dove il contesto economico si riflette sul piano sociale, con un calo del benessere e un livello crescente di disoccupazione – emerge prepotentemente la necessità di ridisegnare i modelli economici, puntando sempre più su politiche orientate alla crescita e al contempo alla sostenibilità sociale.

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Nata nel 1969 a Minerbio (BO), grazie all’intuizione di un gruppo di imprenditori attenti all’evoluzione tecnologica, Gammarad Italia oggi rappresenta uno dei più completi e versatili centri europei di irraggiamento per la sterilizzazione dei prodotti in outsourcing. Il core business dell’azienda bolognese consiste nell’utilizzo dei raggi gamma, onde elettromagnetiche ad alta energia, che attraversando la materia distruggono la carica batterica e microbica senza lasciare alcun residuo e senza provocare alterazioni. L’irraggiamento gamma è un “processo a freddo” e la temperatura dei prodotti trattati non subisce incrementi significativi, offrendo una sicurezza superiore a tutti gli altri metodi di sterilizzazione e decontaminazione microbiologica.

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Il Watch & Buy Report è il report trimestrale Nielsen che fornisce un rapido ma al tempo stesso completo ed esaustivo excursus di quello che il consumatore italiano guarda e acquista. Nel terzo trimestre del 2013 i principali indicatori macroeconomici evidenziano una situazione ancora difficile per l’Italia, seppur con timidi segnali di miglioramento rispetto al trimestre precedente. Il tasso d’inflazione acquisita rallenta nella rilevazione di settembre (+0,9% su base annua), il livello di disoccupazione è dell’11,3% nel trimestre (in crescita di 1,5 punti su base annua) e il PIL è invariato rispetto al trimestre precedente (-1,8% nell’anno).

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La private label (marca commerciale della distribuzione) oggi detiene in Italia una quota a valore che sfiora il 18% – ed è in costante crescita – grazie alle sinergie fra copacker e retailer che negli ultimi anni hanno saputo valorizzare congiuntamente questa tipologia di prodotti, facendone oggi il fiore all’occhiello dell’offerta a scaffale. La marca privata ricopre sempre di più un ruolo chiave nel panorama distributivo italiano ed europeo, tanto da non accennare a rallentare la propria crescita. I consumatori sempre più scaltri e avveduti, complice la crisi, negli ultimi anni hanno dimostrato di apprezzare sempre di più l’impareggiabile rapporto qualità-prezzo offerto dai prodotti a marchio del distributore.

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Nell’ambito del settore soft drinks le bevande naturali a base di frutta rappresentano la categoria più nobile, in quanto la presenza significativa di frutta dovrebbe dare al prodotto una migliore connotazione nutrizionale e salutistica. Si tenga conto che una parte dei consumi di succhi avviene con prodotto non confezionato (quindi al di fuori del circuito dell’industria di imbottigliamento); il riferimento è alle spremute di frutta fatte direttamente dai consumatori a casa propria o dai barman nei locali di mescita partendo dalla frutta fresca; queste volumi, in quanto non riferiti a prodotto industriale-imbottigliato non vengono conteggiati nel valore del mercato industriale. In ogni caso bisogna inquadrare il consumo delle bevande fruttuose nel più ampio contesto dei consumi di frutta che possono avvenire per l’appunto in forma liquida (succhi, nettari e fruit drinks) o in forma solida (frutta fresca).

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Gli elementi di congiuntura disponibili in questo periodo dell’anno consentono unicamente una stima del livello di produzione di vino (produzione in cantina da marzo ad aprile nell’emisfero sud e in corso di vendemmia nell’emisfero nord). Altri elementi che saranno trattati sono la stima dell’evoluzione della superficie viticola mondiale e del livello di consumo. Tali risultati devono dunque essere considerati soltanto come indicativi e suscettibili di variazioni non trascurabili.

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Il deterioramento dei prezzi del caffè si è leggermente stabilizzato a novembre, anche se la media mensile di tutti i prezzi indicativi ICO sono al loro livello più basso da diversi anni. Il prezzo indicativo composto ICO è stato in media 100,99 cents per libbra, il 5,6% in meno rispetto all’ottobre scorso, raggiungendo il livello più basso negli ultimi sei anni e mezzo. La campagna 2012/13 ha registrato un surplus di produzione rispetto al consumo, con buoni raccolti nella maggior parte dei paesi produttori più importanti, che hanno permesso agli esportatori e importatori di ricostituire le proprie scorte, esercitando, quindi, una pressione al ribasso sui prezzi. In ogni caso, secondo le prime indicazioni, anche il consumo è aumentato nel 2013. L’aumento delle scorte si renderà necessario per sostenere la domanda, tenuto conto che per il Brasile è l’anno peggiore nel suo ciclo biennale e che persiste qualche incertezza nella produzione di altre regioni. Si tenga conto, infine, che i danni causati dalla ruggine del caffè in America Centrale suggeriscono per la nuova campagna 2013/14 una ulteriore perdita di 1,2 milioni di sacchi, che ridurrebbe la produzione nella regione per circa 11,2 milioni di sacchi.

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Lo scenario competitivo nel settore italiano dei liquori e distillati è alquanto articolato. Sul mercato nazionale sono attivi alcune grandi multinazionali degli spirits (come Campari, Diageo, Pernod Ricard e Bacardi), ma anche diversi grandi gruppi italiani che stanno ora espandendo la propria presenza in diversi Paesi esteri (come Branca, ILLVA Saronno, Montenegro, Averna e Molinari) ed, infine, numerosi piccoli e medi produttori con posizioni di rilievo in specifici segmenti tipologici.

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Sul mercato italiano operano sette società birrarie con produzione industriale sul nostro territorio: Heieneken Italia, Peroni SabMiller, Carlsberg Italia, Birra Castello, Forst, Menabrea, Theresianer. Esse gestiscono complessivamente 13 stabilimenti di produzione, ubicati in diverse regioni del Nord e Sud Italia. A questi si aggiungono poi le unità di produzione artigianale, oltre 500 unità tra microbirrifci e brew pub (secondo le ultime rilevazioni Beverfood.com) con una produzione approssimativamente stimabile intorno ai 250.000 hl annui.

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Il 2012 è stato un anno forte per i grandi produttori di birra. Anche se le vendite di birra in Europa occidentale e centrale non sono state così forti come molti avrebbero sperato nel 2012, i marchi internazionali hanno beneficiato della crescita negli altri principali mercati estraeuropei tra cui Cina, Stati Uniti e Brasile. Infatti la Cina, mercato della birra più grande del mondo, ha una grande presenza nella classifica delle top 10 marche di birra al mondo, con tre marche di birra cinesi tra le prime 4 della classifica.

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La situazione critica dell’economia ha inciso sull’andamento dei consumi di bibite rinfrescanti nell’ultimo triennio sul mercato italiano: il calo dei volumi ha interessato, anche se in misura diversa, tutti i canali di vendita. L’accentuarsi della crisi economica penalizza evidentemente i consumi di questi prodotti che sono vissuti dagli italiani con una connotazione più voluttuaria rispetto alle altre bevande di base (acque minerali). A fine 2012 i consumi complessivi di bibite rinfrescanti (gassate + lisce) potevano essere valutati complessivamente intorno ai 3.660 milioni di litri con un calo medio del 3,7% rispetto all’anno precedente.

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Secondo i dati riportati dall’ultimo Barth Report 2012-13, la produzione mondiale di birra nel 2012 è cresciuta del 1,1% portandosi a 1.951 milioni di hl contro 1.929 milioni dell’anno precedente, con un corrispondente consumo pro capite medio di circa 28 litri/anno. Ciò consolida la ripresa che si era manifestata già nel 2010, dopo la frenata produttiva del 2009. Tuttavia i dati globali mascherano grandi differenze a livello regionale, in termini di consumi e di tendenze. I mercati emergenti (Africa, Asia e America Latina) sono ancora la principale fonte di crescita dei volumi, mentre i mercati maturi (Europa, Nord America e Australia), di fronte alla debolezza della domanda dei consumatori, fanno fatica a tenere i volumi. Molti esperti del settore prevedono che già nel 2013 potrebbe essere raggiunto il traguardo produttivo mondiale dei due miliardi di hl. Per il periodo dal 2009 al 2015 Canadean prevede una crescita media del mercato mondiale della birra del 2,8 percento all’anno.

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Il maggio dello scorso anno, nell’ambito della Green Week 2012 tenutasi a Bruxelles e incentrata sul tema dell’acqua, The Brewers of Europe – Associazione, cui aderisce AssoBirra per l’Italia, che riunisce e rappresenta i produttori europei di birra – ha reso noti i risultati del primo “Rapporto sulle performance ambientali del settore birrario europeo”, realizzato dalla società olandese KWA Bedrijfsadviseurs B.V. e dall’inglese Campden BRI.

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 La pasta italiana è diventata nel mondo il piatto della crisi con le esportazioni che crescono del 27 per cento in quantità e fanno registrare nel 2013 addirittura il record storico all’estero dove non sono mai stati consumati cosi tanti spaghetti, penne, tagliatelle, tortellini e rigatoni Made in Italy. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui settori che resistono alla crisi e trainano la ripresa dell’economia nazionale, sulla base dei dati Istat relativi al mese di gennaio 2013.

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