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LA PIRAMIDE DEL BERE SANO

Piramide Bere


A cura di: Andrea Poli

Fonte: NFI Centro studi Nutricion foundation of Italy www.nutrition-foundation.it

SOMMARIO: Background – Proposte operative – Conclusioni e raccomandazioni – Commento

Rif. Temporale 05/2006



L’articolo, firmato da Barry M Popkin e da alcuni nutrizionisti di vaglia (Walter Willett, Balz Frei), esamina criticamente il ruolo delle bevande nell’alimentazione umana, sottolineandone essenzialmente il ruolo di probabile ed importante “concausa” nell’epidemia di soprappeso che si osserva nella popolazione USA. L’articolo intende fornire una “guida” per una corretta scelta delle bevande da inserire nella dieta quotidiana, e gli autori hanno elaborato, con tale obiettivo, The Beverage Guidance Panel was assembled to provide guidance on the relative health and nutritional benefits and risks of various beverage categories. The beverage panel was initiated by the first author. The Panel’s purpose is to attempt to systematically review the literature on beverages and health and provide guidance to the consumer. An additional purpose of the Panel is to develop a deeper dialog among the scientific community on overall beverage consumption patterns in the United States and on the great potential to change this pattern as a way to improve health. Over the past several decades, levels of overweight and obesity have increased across all population groups in the United States. Concurrently, an increased daily intake of 150-300 kcal (for different age-sex groups) has occurred, with approximately 50% of the increased calories coming from the consumption of calorically sweetened beverages. The panel ranked beverages from the lowest to the highest value based on caloric and nutrient contents and related health benefits and risks. Drinking water was ranked as the preferred beverage to fulfill daily water needs and was followed in decreasing value by tea and coffee, low-fat (1.5% or 1%) and skim (nonfat) milk and soy beverages, noncalorically sweetened beverages, beverages with some nutritional benefits (fruit and vegetable juices, whole milk, alcohol, and sports drinks), and calorically sweetened, nutrient-poor beverages. The Panel recommends that the consumption of beverages with no or few calories should take precedence over the consumption of beverages with more calories.

una sorta di “piramide” del bere, che ritengono dovrebbe essere adottata su larga scala nel loro Paese.


Background


Secondo gli autori:


1- Negli ultimi decenni, negli USA, l’intake calorico medio è aumentato di circa 150-300 Kcal/die. Il 50% di tale aumento deriva dalle bevande dolcificate “caloriche” (così definite per distinguerle dalle “acaloriche”), il cui “peso”, negli ultimi 20 anni, è passato dal 3% al 7% del totale delle calorie introdotte.
2- Le dimensioni della porzione media di tali bevande è passata da 400 a oltre 600 ml tra il 1977 ed il 1996.
3- Le bevande costituiscono, negli USA, la fonte del 21% delle calorie per le persone oltre i 2 anni di età.
4- Il potere saziante delle bevande è, a parità di intake calorico, inferiore a quello degli alimenti solidi; il loro consumo non indurrebbe infatti “compensazione” (e cioè una restrizione spontanea dell’apporto calorico nel pasto o nelle ore successive): uno dei motivi di ciò, probabilmente, sta nell’assenza di distensione gastrica associata al loro consumo e nel rapido svuotamento gastrico successivo alla loro introduzione.
5- l’intake ottimale di fluidi, negli uomini, è dell’ordine di 3,7 litri/die, e nelle donne di 2,7 litri/die; una quota non trascurabile di questi liquidi (il 20% circa) deriva tuttavia dai cibi solidi consumati giornalmente.

Proposte operative


Gli autori indicano sei categorie di liquidi, che definiscono come progressivamente meno adatte, per soddisfare il fabbisogno di liquidi:

1- Acqua. Vantaggi: nessun apporto calorico; apporto di minerali in molte acque da tavola.

2- Te e caffé. Vantaggi: nessun apporto calorico, apporto di antiossidanti, riduzione del rischio cardiovascolare, se consumati a dosi non elevate. Svantaggi: possibile aggiunta di latte, panna o zucchero che contribuiscono ad aumentare zuccheri, grassi e calorie, tenore in Caffeina.


3- Latte scremato o parzialmente scremato, latte di soja. Vantaggi: sono fonti di calcio e vitamina D; svantaggi: apporto calorico, seppure contenuto, aumento del rischio di alcuni tumori, per l’effetto del latte su un fattore di crescita, l’Insuline-like growth factor 1.


4- Bevande dolcificate non caloriche. Vantaggi: nessun apporto calorico. Svantaggi: dubbi sulla safety a lungo termine dei dolcificanti impiegati; promozione di un forte “gusto per il dolce”, che porta poi a preferire (e quindi a consumare) alimenti o bevande dolcificate con zucchero – e quindi caloriche.


5- Bevande caloriche che contengono alcuni nutrienti di interesse (succhi di frutta o di verdura, latte intero, sport-drinks, bevande alcoliche). Vantaggi: apporto di nutrienti specifici (fibra, vitamine, antiossidanti, sali, alcool). Svantaggi: apporto di zuccheri, sale (succhi di verdura), Grassi saturi (latte), possibilità di abuso (bevande alcoliche).


6- Bevande dolcificate caloriche. Vantaggi: nessuno; svantaggi: contributo al rischio di obesità e Diabete a causa dell’elevato apporto calorico, possibile riduzione del consumo di latte conseguente ad un loro consumo elevato.


Conclusioni e raccomandazioni


Le bevande non dovrebbero fornire ottimamente, nel complesso, più del 10% delle calorie totali. Un valore del 14% è il limite superiore di tale apporto considerato tollerabile. I circa 3 litri di fluidi da introdurre mediante le bevande dovrebbero essere ottimamente suddivisi, secondo il panel, come segue:


1- Acqua: 600-1500 ml


2- Te e caffè non zuccherati: 0-1200 ml (con attenzione a non superare i 400 mg/die di Caffeina)


3- Latte parzialmente scremato o scremato: 0-480 ml


4- Bevande dolcificate non caloriche: 0-960 ml (possono sostituire te e caffè con le stesse limitazioni per la Caffeina)


5- Succhi di frutta al 100%: 0-240 ml; 0-1 drink alcolici nella donna e 0-2 drink alcolici nell’uomo (1 drink: 360 ml di birra, 150 ml di vino, 45 ml di liquore); latte intero: 0 ml (? Forse si intende anche in questo caso 0-240 ml)


6- Bevande dolcificate caloriche: 0-240 ml


Dal 60% al 100% delle bevande introdotte giornalmente dovrebbe, ottimamente, essere privo di calorie.

Commento


Le informazioni di background e la classificazione delle bevande nei sei gradini della “piramide” (presentata graficamente in un’accattivante e gradevole forma di brocca) appaiono poco attaccabili; si potrebbe eccepire sui dati a supporto della possibile capacità delle bevande dolcificate, anche se acaloriche, di favorire lo sviluppo di una forte preferenza (“imprinting”) per il gusto dolce, e quindi portare alla selezione di bevande dolci in generale, che comprenderà gli alimenti zuccherati. I due lavori citati come referenza (Davidson TL et al, Int J Obes Relat Metabol Disord 2004; 28: 933-5 e Sclafani A, Appetite 1997; 29: 153-8) sono infatti entrambi riferiti a ratti esposti ad alimenti dolci nelle precocissime età della vita (un modello certamente poco trasferibile all’uomo).


Può apparire opinabile la preferenza accordata ad una lattina di birra (classe V, possibile effetto favorevole sul rischio coronario) rispetto ad una lattina di una bevanda dolcificata (classe VI, nessun effetto favorevole); ciò probabilmente riflette essenzialmente la posizione di Willett, negli studi del cui gruppo (Harvard School of Public Health) gli effetti protettivi delle moderate dosi di alcool emergono con chiarezza.


Si può anche argomentare che, specie per quanto concerne le bevande dolcificate acaloriche, i limiti indicati appaiono decisamente permissivi (fino a 3 lattine al giorno). Il limite (inferiore ad una lattina al giorno) per le bevande caloriche dolcificate appare certamente più penalizzante.


Va ancora considerato che, nella cultura italiana, vi è un importante deficit di apporto di liquidi derivante dal limitato apporto di te e della preparazione del caffè come espresso (scarso volume di liquidi, rapido raggiungimento della soglie di Caffeina, presenza quasi costante di zucchero aggiunto). La fascia 2 può quindi essere convertita, almeno in parte (lo suggeriscono gli stessi autori), in bevande della fascia 4 (bevande dolcificate acaloriche).


E’ ancora opportuno sottolineare come i succhi di frutta, classicamente caratterizzati da una immagine “salutistica” vivamente percepita dal pubblico, e specie quelli dolcificati, non godano, nel documento in esame, di un rating particolarmente favorevole (classe V, consumo ottimale giornaliero compreso tra 0 e 240 ml)

In conclusione: il documento, complessivamente di buona fattura, lascia (e per certi versi crea) uno spazio di impiego di dimensioni non trascurabili per le bevande acaloriche dolcificate; penalizza invece il consumo delle dolcificate caloriche classiche limitandone l’uso ottimale a non più di una lattina al giorno.
Andrea Poli

http://www.stilidivitaeobesita.org

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