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È nato prima il vino o l’etichetta?


Una corrispondenza di amor-vinosi sensi, quella tra vino ed etichetta, elementi che caratterizzano l’abito del vino e le sue corrispondenze nel calice. L’etichetta parla del vino, prima che il vino inizi a far parlare di sé.  Un esercizio visivo e gustativo che unisce due bouquet determinanti: quello intrinseco del gusto e quello estetico della bellezza, perché anche l’occhio vuole la sua parte, due universi  da scoprire.

Paolo Stecca (@winedetector), consulente d’immagine ed esperto di comunicazione sul vino e Sara Missaglia, sommelier professionista e degustatrice AIS, duetteranno nella degustazione di 4 bottiglie, di cui due alla cieca, per capire se esiste una corrispondenza o meno tra significante e significato, tra contenitore e contenuto ovvero tra l’etichetta di un vino e quello che questo comunica in un gioco/scoperta interattivo. L’appuntamento è per martedì 11 febbraio all’Hic Enoteche Lab di Milano in via Savona, che ancora una volta si conferma un luogo d’avanguardia nel mondo del vino milanese.

Sara Missaglia e Paolo Stecca

Il concept è chiaro, se osserviamo il punto di vista dell’azienda, nasce prima il vino, protagonista assoluto dalla vigna alla cantina, deciso che tipo di “prodotto” realizzare, in base a storia, tradizioni, vitigni, territorio, cultura e secondo la filosofia del produttore. Se invece ci mettiamo dalla parte del consumatore e partiamo dall’enoteca, dal negozio, dallo scaffale del supermercato, allora spesso viene prima l’etichetta. Delegata a “presentare” il vino prima ancora del contenuto della bottiglia,che in un secondo momento avverrà l’assaggio e la fruizione del vino. L’etichetta parla del vino, ma è davvero l’abito che fa il monaco? L’etichetta racconta qualcosa del vino e della cantina anticipando la degustazione stessa, esprimendo e sintetizzando ciò che poi troveremo nella bottiglia e quindi nel calice. Una sorta di biglietto da visita, che dovrebbe essere il più possibile coerente con il prodotto e il suo territorio. Per questo l’etichetta di un Barolo non dovrebbe essere giocosa o scherzosa, mentre quella di un vino bianco “beverino e “fresco” dovrebbe esprimere allegria e vivacità.

Ma sono davvero tanti gli elementi di cui tenere conto, non solo il vitigno o la zona di elezione. Quando un’etichetta è coerente? Solo dopo aver assaggiato il vino possiamo giudicare se i due “elementi”, esterno-etichetta, interno-vino, vanno a braccetto, come una coppia in piena armonia, oppure se generano aspettative contrastanti, confuse e divergenti. Talvolta l’etichetta appare del tutto “fuori” contesto, al di là e oltre il vino: ma è anche vero il contrario. In quel caso avviene un cortocircuito percettivo: la comunicazione non è armonica ed efficace, gli elementi non collimano. Una distonia emozionale che potrebbe deludere gli acquirenti e le loro aspettative, impattando sulla percezione gustativa e sul giudizio finale del vino.

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