A Milano si cena presto. Troppo presto.
«Alle dieci e mezza chiudono le cucine. A Buenos Aires a quell’ora si esce di casa».
È da questa distanza – geografica, ma soprattutto culturale – che prende forma il percorso di Sebastian Bernardez, co-founder del Gruppo Dorrego Company, arrivato in Italia con un’idea molto diversa sul modo di vivere la sera. Una visione in continua evoluzione e che lo scorso 11 marzo, negli spazi di El Porteño Prohibido a Milano, al Cocktail Bar Flores Prohibido, si è tradotta nella presentazione di “Natura Divina- El Ritual de los Elementos”, la nuova drink list stagionale firmata Flores Cócteles, il progetto mixology sviluppato all’interno dell’universo El Porteño.

«Sarei dovuto restare sei mesi, finire gli studi e tornare in Argentina. Invece sono passati trent’anni». In questo tempo, Bernardez costruisce il proprio percorso nei locali più frequentati di Milano, fino all’incontro, nel 1995, con Fabio Acampora (co-ideatore del Gruppo). Insieme attraversano una vera gavetta, tra esperienze come Exploit e Living fino a progetti legati al mondo della moda, come il Circle per Renzo Rosso e il lavoro con Robert Duffy per Marc Jacobs.
L’intuizione nasce proprio da una mancanza: restituire a Milano quella dimensione conviviale e notturna tipica di Buenos Aires. «Volevo portare quell’anima qui, ma la ristorazione argentina in Italia era rappresentata male», un’idea che inizialmente non trova subito terreno fertile. È un viaggio in Argentina, complice un torneo di polo, a cambiare tutto: Acampora si innamora della città e condivide finalmente quella visione.
Da lì prende forma un lavoro quasi artigianale di costruzione identitaria. Nel 2010, Bernardez e Acampora attraversano il Paese raccogliendo arredi e oggetti nei mercatini locali. «Abbiamo girato l’Argentina con un camion, riempiendo un container di pezzi di storia». Un’identità costruita fin dall’inizio, anche attraverso l’attesa: prima ancora dell’apertura di quello che sarebbe diventato il primo El Porteño, oggi El Porteño Arena, le vetrine oscurate con immagini di Maradona, dei giocatori di polo ed Evita Perón alimentano curiosità in città, anticipando qualcosa di completamente nuovo.
«Siamo nati così: un posto accogliente, non troppo impegnativo, ma profondamente elegante». Una definizione che sintetizza ancora oggi l’essenza del progetto.

Negli anni questa visione evolve. Con la crescita del progetto, oggi articolato in otto diversi locali, torna a concentrarsi sul bar, intercettando un cambiamento sempre più evidente. «Anche in Argentina oggi c’è una fortissima cultura del pairing tra cibo e mixology». Da qui nasce Flores Cócteles, il progetto con cui El Porteño porta la mixology al centro dell’esperienza.
Il nome “Prohibido”, inoltre, richiama il tango delle origini, un ballo sensuale e inizialmente vietato, e riflette l’anima del luogo, sospesa tra eleganza e teatralità.
Natura Divina – El Ritual de los Elementos: un lavoro maniacale tra colori, ingredienti e glassware
Il passaggio decisivo coincide con l’ingresso di Alessio Gulino, Bar Manager, chiamato a costruire un’identità liquida coerente con quella gastronomica di El Porteño.
Dopo oltre vent’anni dietro al bancone, Bernardez riconosce, infatti, la necessità di affidarsi a una nuova generazione: «Bisogna affidarsi alle nuove generazioni, a chi ne sa più di me».
L’incontro con Gulino segna l’inizio di una nuova fase: «È stato amore a prima vista. Aveva lavorato tre anni alla Floreria Atlántico di Buenos Aires. Parlavamo la stessa lingua».
È su questa sintonia che si sviluppa oggi il progetto Flores, con l’idea di evolversi ulteriormente, fino a diventare in prospettiva un’appendice autonoma dell’universo El Porteño.
Per Gulino, il cocktail non è un complemento, ma un linguaggio. «Ogni menù non è solo una lista di drink, è un’esperienza cliente». Il suo approccio segue una logica precisa: prima lo storytelling, poi la ricerca delle materie prime, infine la costruzione del drink.
«Natura Divina nasce dalla voglia di portare le Ande nel bicchiere». L’ispirazione arriva dalla catena montuosa e dalla mitologia Inca, che diventano la base narrativa della drink list. «Ho deciso di dedicare ogni drink a una divinità, lavorando in modo maniacale su colori, ingredienti e glassware».
La carta si compone di nove cocktail – sette alcolici e due analcolici – costruiti per tradurre questo immaginario in un’esperienza concreta:
- Inti, dedicato al Dio del sole, si muove su un profilo caldo e accessibile, con Eminente 7y rum, amaretto adriatico, cannella e passion fruit, completati da una soda al mandarino;

- Apus (Guardiano delle montagne) sviluppa invece una struttura più profonda e stratificata, combinando Bulleit Bourbon e Laphroaig10y whisky con ingredienti inaspettati come l’infusione ai funghi porcini, castagne, acero e arancia acidificata per un risultato intenso e persistente;

- La ricerca tecnica emerge in Pachamama, dove il milk washing viene utilizzato per chiarificare e ammorbidire il cocktail, restituendo una texture pulita e un profilo aromatico elegante. Composto da Ketel one vodka, sangue morlacco, frutti rossi, cocco, yogurt, soda al fico, tè mate;

- L’attenzione alla dimensione estetica si traduce invece in Mamaquilla, servito in un bicchiere stampato in 3D: cremoso, erbaceo e fruttato. Composto da Tanqueray Ten gin infuso alla camomilla, aperitivo Venturo, Chartreuse gialla, cordiale di pera, Casa Boher 18 mesi;

- Viracocha (Creatore del mondo), accompagnato da una barretta artigianale pensata per dialogare con il drink. Composto da Tanqueray Ten gin, nocciola, vermouth Antica Formula, Campari, bitter alla liquirizia ed essenza al caffè invecchiato in botte di rovere;

- Tra le proposte più decise si inserisce Supay, ispirato al sovrano degli inferi, che gioca su un equilibrio piccante, affumicato e bitter, combinando tequila Casamigos Blanco infusa al jalapeño verde, mezcal, Cynar, cioccolato bianco e barbabietola, con una chiusura agrumata al lime.

- El Cóndor, simbolo del legame tra cielo e terra, propone un profilo più fruttato e speziato, con pisco Tabernero, chicha morada, mandorla, lime e Angostura, in un equilibrio avvolgente.
Accanto ai cocktail alcolici, trovano spazio anche due proposte analcoliche, che riflettono un cambiamento nelle abitudini di consumo: Fuego Inti, dolce speziato e agrumato (seedlip spice94, caramello salato, passion fruit, soda al mandarino) e Sumaq Morada, fruttato e speziato (Tanqueray 0.0, nettare di agave, chicha morada, lime e soda al fico).
A completare la carta, la sezione “Masterpiece” mantiene in menu alcune creazioni iconiche delle drink list precedenti. «È una forma di coccola per i nostri clienti abituali e internazionali», spiega Gulino, con l’obiettivo di costruire veri e propri classici anche nel mondo della mixology.
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In questo equilibrio tra racconto, tecnica e identità, Flores Prohibido definisce una direzione precisa.
Perché se El Porteño è nato per portare un pezzo di Buenos Aires a Milano, oggi quel racconto continua a evolversi. E passa, sempre di più, anche dal bicchiere, in modo sempre più consapevole.
+ INFO: www.dorregocompany.com
www.elporteno.it
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