Cento anni fa la caffeina era un lusso da adulti. Oggi 100.000 bambini e adolescenti in Inghilterra bevono ogni giorno una lattina che ne concentra quanto un espresso, o più. È partendo da questo numero che il governo britannico ha deciso di intervenire con una delle misure più nette d’Europa.
Il 16 luglio 2026 l’esecutivo ha confermato l’introduzione del divieto di vendita ai minori di 16 anni delle bevande con oltre 150 mg di caffeina per litro. L’entrata in vigore è prevista per aprile 2027, subordinata all’approvazione del Parlamento. La misura riguarda l’Inghilterra e colpisce brand diffusissimi tra i più giovani come Red Bull, Monster e Prime.
Cosa prevede il provvedimento
La soglia è fissata a 150 mg/L di caffeina e si applica a ogni soft drink, con l’esclusione di tè e caffè. Il divieto coinvolge un ventaglio ampio di canali: supermercati, piccoli negozi, e-commerce, distributori automatici, bar e ristoranti. Restano esclusi gli scambi B2B tra imprese.
I controlli sono affidati alle autorità locali, ma la responsabilità di non vendere ai minori ricade sul rivenditore. Chi viola le regole rischia sanzioni fino a 2.500 sterline. La base giuridica è la legislazione secondaria ai sensi del Food Safety Act 1990.
Per dare la misura del problema: una lattina standard da 250 ml contiene circa 80 mg di caffeina (quanto un espresso), ma con una concentrazione intorno ai 320 mg/L, ben oltre la soglia fissata dal legislatore.
Perché il governo interviene
Alla base della decisione ci sono i dati sul consumo precoce. Circa 100.000 tra bambini e adolescenti nel Paese consumano ogni giorno energy drink ad alta concentrazione di caffeina, con una diffusione più marcata nelle famiglie economicamente svantaggiate. La ministra alla Salute pubblica Sharon Hodgson è stata netta: “Le bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina non hanno posto nelle mani dei bambini”.
La consultazione pubblica, aperta tra settembre e novembre 2025, ha raccolto quasi 1.100 risposte, con un sostegno ampio da parte di imprese, organizzazioni sanitarie, enti di controllo e cittadini.
L’Europa si muove, l’Italia resta ferma
Il caso inglese non è isolato. Diversi Paesi UE hanno già introdotto restrizioni sulla vendita ai minori: Lituania (2014), Lettonia (2016), Polonia e Romania (2024), Ungheria e Bulgaria (2025). In Spagna la Galizia ha vietato vendita e consumo ai minori, mentre il Portogallo sta valutando una misura analoga guardando proprio al modello britannico, come avevamo raccontato in Energy drink vietati ai minori? L’Europa ci sta pensando.
In Italia, invece, non esiste alcun limite nazionale di età. L’unica tutela è l’etichettatura obbligatoria, che segnala l’elevato contenuto di caffeina e sconsiglia l’assunzione a bambini e donne in gravidanza. Un quadro che potrebbe tornare presto al centro del dibattito politico, alla luce dell’allarme dei pediatri.
Una recente indagine della Società Italiana di Pediatria (SIP), condotta su 430 ragazzi tra i 9 e i 17 anni e pubblicata sull’Italian Journal of Pediatrics, fotografa una precocità che preoccupa: il 39,2% degli adolescenti che consumano energy drink ha iniziato prima dei 12 anni, in alcuni casi prima dei 9. Il 65% li ha provati almeno una volta e circa 1 su 10 li consuma spesso. “Non sono semplici bibite, ma un concentrato di stimolanti”, avverte il presidente SIP Rino Agostiniani, ricordando che le principali società pediatriche ne raccomandano l’esclusione sotto i 18 anni.
Cosa cambia per il comparto
La mossa britannica è un segnale che le aziende del beverage non possono ignorare. Il mercato degli energy drink resta tra i più dinamici dell’analcolico, ma entra in una fase in cui la variabile normativa diventa strutturale. Per produttori e distributori attivi sul mercato inglese, con effetti a cascata su formulazioni, packaging e strategie di marketing a livello europeo, le priorità sono chiare: adeguare i canali di vendita (compreso l’obbligo di verifica dell’età anche online), rivedere il posizionamento verso i target più giovani e valutare l’opportunità di linee a ridotto contenuto di caffeina. Il tema si inserisce in uno scenario di crescente divergenza normativa tra Europa e Stati Uniti, che abbiamo analizzato in Energy drink, il divario tra USA ed Europa si allarga tra divieti e ingredienti estremi. Anticipare la regolamentazione, ancora una volta, conviene più che subirla.
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